Quando il corpo diventa pittura. Succede nella mostra di Igshaan Adams a Bilbao
Le opere di Igshaan Adams, in mostra al Guggenheim di Bilbao fino al 1° novembre, sono la traccia di una danza. E sono un’ulteriore prova di come la pittura può andare oltre la tela e il colore
Ci sono mostre che non si limitano a essere osservate. Chiedono di essere attraversate, quasi percorse con il corpo prima ancora che con lo sguardo. È questa la sensazione che accompagna la visita a Levantando el polvo. El archivo del cuerpo, la mostra che il Museo Guggenheim di Bilbao dedica all’artista sudafricano Igshaan Adams (Città del Capo, 1982).

Chi è Igshaan Adams
Fin dal primo impatto appare evidente come il lavoro di questo artista multidisciplinare sfugga a qualsiasi classificazione tradizionale. Le sue opere sembrano dipinti, ma sono anche tessuti, sculture, mappe, archivi di memoria e superfici attraversate dal tempo. L’artista costruisce immagini attraverso corde, fili, perline, tessuti, legno, metallo e materiali recuperati, dando vita a composizioni che trasformano il gesto manuale in un processo di stratificazione fisica e simbolica. Il titolo della mostra suggerisce già una delle chiavi di lettura dell’intero progetto. Sollevare la polvere significa riportare alla luce ciò che normalmente rimane invisibile: le tracce lasciate dai corpi, le memorie sedimentate nello spazio, i percorsi quotidiani che diventano parte integrante della nostra identità. Per Adams il corpo non è soltanto un soggetto da rappresentare, ma uno strumento che registra il mondo e ne conserva l’esperienza.
La mostra di Igshaan Adams a Bilbao
La pratica dell’artista nasce infatti da un continuo dialogo tra esperienza personale, appartenenza culturale e memoria collettiva. Cresciuto in Sudafrica, Adams intreccia riferimenti alle proprie origini, alla spiritualità islamica, alla storia dell’apartheid e alle dinamiche sociali dei territori in cui ha vissuto. Tuttavia, il risultato non assume mai la forma di una narrazione illustrativa. Tutto viene filtrato attraverso la materia, affidando ai materiali il compito di raccontare ciò che le immagini, da sole, non potrebbero esprimere. In questo senso, la mostra rappresenta anche una riflessione sulla corporeità della pittura. Adams amplia radicalmente il concetto stesso di superficie pittorica: il colore non è più l’unico protagonista dell’opera, ma dialoga con rilievi, intrecci, spessori e vuoti che modificano continuamente la percezione dell’immagine. La pittura si espande nello spazio e acquisisce una dimensione tattile, quasi tessile.
Le opere di Igshaan Adams in mostra a Bilbao
Questa ricerca trova una delle sue espressioni più significative nelle grandi opere tessili presentate in mostra. I lavori esposti derivano infatti dalle performance realizzate ad Atene nel 2024, prima occasione in cui danzatori sudafricani e greci hanno collaborato all’interno del progetto artistico di Adams. I monotipi nati da quelle azioni performative sono stati successivamente trasformati in una serie di monumentali arazzi sospesi nello spazio, concepiti per essere osservati camminando attorno e attraverso di essi. Alcuni sono appesi mediante ganci che incurvano il tessuto verso l’esterno, rivelandone contemporaneamente entrambe le facce; altri sono accompagnati da piccole “nuvole” tessute che sembrano galleggiare nell’aria, come frammenti di colore, materia e movimento rimasti sospesi dopo la danza. È proprio in questo passaggio che emerge con forza il ruolo del corpo come strumento di creazione. Il movimento dei danzatori non costituisce una semplice performance da documentare, ma diventa l’origine stessa dell’opera, lasciando un’impronta fisica che viene successivamente trasposta nella tessitura. Il gesto si sedimenta nella materia e continua a vivere all’interno dell’arazzo, trasformando ogni superficie in un archivio del movimento.
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Igshaan Adams: la pittura come esperienza
Ogni lavoro invita lo spettatore a rallentare. Da lontano emergono grandi composizioni astratte che ricordano mappe geografiche, costellazioni o paesaggi visti dall’alto. Avvicinandosi, invece, si scopre un universo di dettagli minuziosi: migliaia di nodi, intrecci, fili e piccole perline che testimoniano un processo creativo lungo, paziente e profondamente meditativo. Il tempo necessario alla realizzazione delle opere diventa esso stesso parte del loro significato. Il corpo dell’artista è presente in ogni gesto ripetuto, in ogni nodo, in ogni intreccio. Non come rappresentazione figurativa, ma come traccia concreta del fare. L’opera conserva la memoria del movimento che l’ha generata, trasformandosi in una sorta di archivio fisico dell’esperienza.
La pittura oltre la pittura
Questa attenzione alla dimensione processuale rende il lavoro di Adams particolarmente significativo nel panorama dell’arte contemporanea. Le sue opere superano i confini disciplinari tra pittura, tessitura, installazione e scultura, dimostrando come oggi la ricerca artistica possa trovare nuove forme di espressione proprio nell’incontro tra tecniche differenti e materiali apparentemente estranei alla tradizione pittorica. Visitare Levantando el polvo. El archivo del cuerpo significa confrontarsi con una concezione della pittura che non coincide più esclusivamente con pigmento e tela, ma con un sistema complesso di relazioni tra materia, memoria, gesto e spazio. È una pittura che nasce dal corpo e al corpo ritorna, trasformando ogni materiale in un frammento di esperienza e ogni superficie in un archivio di vita vissuta. La materia, in questo percorso, non è semplice supporto, ma diventa il luogo in cui il corpo lascia la propria impronta e la memoria continua a sedimentarsi, filo dopo filo.
Tommaso Villani
Bilbao // fino al 1° novembre 2026
Igshaan Adams: Levantando el polvo. El archivo del cuerpo
GUGGENHEIM BILBAO – Abandoibarra Etorb., 2
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