Storia di Alessandro Rimini. L’architetto che Milano vede e vive ogni giorno (ma non lo sa) 

Dimenticato a causa delle leggi razziali, è stato un grande protagonista dell’architettura milanese, realizzando edifici straordinari come l'ex Cinema Astra, oggi sede di Zara e il primo grattacielo della città. Per riscoprirlo un itinerario tra le architetture che portano la sua firma

Nel 2026 ricorrono cinquant’anni dalla morte di Alessandro Rimini, architetto nato a Palermo nel 1898 da una famiglia veneziana e scomparso nell’agosto del 1976. Pochi architetti hanno inciso sul volto di Milano quanto lui, eppure la città continua a vivere i suoi spazi senza sapere a chi li deve. Fu in parte lui stesso a scegliere questo silenzio: non scrisse mai dei propri lavori, né raccolse disegni e documenti in un archivio, sostenendo che “non sono io che devo parlare delle mie opere, ma, se ho costruito qualcosa di bello, saranno loro a parlare di me“. Il modo migliore per ricordarlo, forse, è guardare Milano con occhi diversi e riconoscere, dietro insegne e nuove destinazioni d’uso, la mano che l’ha disegnata quasi un secolo fa.

Alessandro Rimini, Ingresso ex Cinema Astra, Milano, 2026. Photo Pietro Boccacci
Ingresso ex Cinema Astra, Milano, 2026. Photo Pietro Boccacci

Lo shopping dentro un cinema degli Anni Trenta disegnato da Alessandro Rimini

Chi entra da Zara in Corso Vittorio Emanuele, per esempio, cammina dentro l’ex Cinema Astra, realizzato da Rimini tra il 1936 e il 1941. L’atrio circolare, il lampadario in vetro di Murano, il doppio scalone che si apre a destra e a sinistra tra decorazioni Déco: tutto questo faceva parte della sala cinematografica originaria, oggi trasformata in spazio commerciale. Sulle pareti resta dipinto un volto femminile che Rimini amava riprodurre nelle sue architetture, quello della moglie Olga. Lo stesso ritratto, in forme diverse, torna anche negli ascensori della Torre Snia e tra i mascheroni della facciata del Cinema Colosseo.
Spostandosi in Piazza XXV Aprile, il pubblico che affolla Eataly occupa quello che fu il Teatro Smeraldo, costruito tra il 1939 e il 1940. Quel progetto Rimini non poté nemmeno firmarlo perché le leggi razziali del 1938 glielo impedivano, e il merito ufficiale andò per anni ad un altro architetto.

Alessandro Rimini, Torre Snia, Milano, 2026. Photo Pietro Boccacci
Torre Snia, Milano, 2026. Photo Pietro Boccacci

Il “rubanuvole” di San Babila: Alessandro Rimini e il primo grattacielo di Milano

Chi attraversa Piazza San Babila per raggiungere Corso Vittorio Emanuele o Via Montenapoleone, cammina all’ombra della Torre Snia Viscosa, realizzata da Rimini tra il 1935 e il 1937. Con i suoi 59 metri e 15 piani fu il primo grattacielo della città, tanto insolito da meritarsi tra i milanesi dell’epoca il soprannome di rubanuvole. Sulla stessa piazza, nel dopoguerra, Rimini tornò a lavorare insieme a Gio Ponti per Palazzo Donini, l’edificio porticato che oggi ospita una galleria di negozi lungo un intero lato della piazza. E poco distante, in Via Bagutta, resta ancora in piedi la facciata del Garage Traversi, l’autosilo che Rimini progettò a fine anni Trenta e che, chiuso dal 2003, è oggi vincolato dalla Soprintendenza proprio per il suo valore architettonico.

Alessandro Rimini, Cinema Colosseo, Milano, 2026. Photo Luisa Gaiardoni
Cinema Colosseo, Milano, 2026. Photo Luisa Gaiardoni

La passione di Alessandro Rimini per le sale cinematografiche

Tra i generi architettonici a cui Rimini si dedicò con maggiore continuità c’erano le sale cinematografiche, un ambito a cui tornò più volte nel corso della carriera. Fu proprio il Cinema Colosseo di Viale Montenero, realizzato tra il 1925 e il 1927, a dargli la possibilità di affermarsi a Milano. Fu infatti la sua prima opera in città e ancora oggi è attiva come sala cinematografica. Negli anni successivi arrivarono altre sale, come il Cinema Impero di Via Vitruvio e il Cinema Teatro Massimo di Largo Mahler, oggi Auditorium di Milano. Fu proprio nel cantiere di ristrutturazione del Colosseo che il 15 marzo del 1944 le SS lo arrestarono su delazione di un collega.

Alessandro Rimini, Facciata ex Garage Traversi, Milano, 2026. Photo Luisa Gaiardoni
Facciata ex Garage Traversi, Milano, 2026. Photo Luisa Gaiardoni

Una professione interrotta a causa delle leggi razziali. L’arresto, la fuga e la vita in incognito di Alessandro Rimini a Milano

Il motivo per cui il nome di Rimini resta sconosciuto ai più ha a che fare proprio con quell’arresto, e con gli anni che lo precedettero. Di famiglia veneziana e religione ebraica, Rimini aveva già conosciuto la prigionia durante la Prima Guerra Mondiale, quando fu catturato dai tedeschi dopo la disfatta di Caporetto e riuscì a fuggire a piedi da un campo in Germania, disegnando lui stesso la mappa del percorso. Tornato in Italia, si formò come architetto a Venezia e Trieste prima di trasferirsi a Milano. Poco più di dieci anni dopo, con l’entrata in vigore delle leggi razziali, gli fu impedito di esercitare la professione, ma continuò a farlo di nascosto, facendo firmare i suoi lavori ad altri colleghi. Deportato nel 1944 verso il campo di concentramento di Fossoli e avviato su un treno diretto ad Auschwitz, riuscì a fuggire durante una fermata a Verona fingendosi un poliziotto, e trascorse il resto della guerra nascosto a Milano sotto la falsa identità del pittore Guido Lara.

Alessandro Rimini: una firma ancora da riconoscere

Solo negli ultimi anni la sua figura ha iniziato a riemergere: nel 2013 una targa è stata posta alla base della Torre Snia e la storica dell’architettura Giovanna D’Amia gli ha dedicato la prima monografia intitolata Alessandro Rimini. Opere e silenzi di un architetto milanese. Oggi le sue architetture restano più riconoscibili di quanto lo sia il loro autore. Ma è forse proprio così che Rimini avrebbe voluto essere ricordato: non attraverso il proprio nome, ma attraverso ciò che ha costruito.

Luisa Gaiardoni

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