L’eredità di Julia Stephen. Musa dei preraffaelliti e madre di Virginia Woolf 

Un'icona dell'Ottocento, madre di Woolf e di Vanessa Bell, che oggi è tra le protagoniste della mostra “Pre-Raphaelites Reframed” a Bradford

C’è un’immagine che racconta Julia Jackson più di qualsiasi biografia. È uno scatto del 1866 in cui lei ha vent’anni, i capelli sciolti sulle spalle, un dettaglio che nell’Inghilterra vittoriana apparteneva quasi solo all’intimità della camera da letto, e lo sguardo fisso, magnetico, attraversato da una profonda malinconia. Quella ragazza, che il pubblico dell’Ottocento avrebbe imparato a riconoscere nelle gallerie d’arte e che la storia avrebbe ricordato come Julia Stephen, non sapeva allora che la sua immagine avrebbe sfidato il tempo.

Julia Stephen, da soggetto nelle fotografie a musa degli artisti preraffaelliti

Fu una delle sue zie, Julia Margaret Cameron, pioniera della fotografia nonché prima donna a essere ammessa alla Royal Photographic Academy, a portarla per la prima volta davanti all’obiettivo, un massiccio cilindro di ottone lucido incastonato su una pesante struttura di legno, nel pollaio liberato dalle galline e trasformato in laboratorio fotografico nella sua casa sull’Isola di Wight. Cameron non cercava pose da salotto ma, orgogliosamente autodidatta e ribelle alle regole, quando notava un graffio sulla lastra o imprimeva sbadatamente l’impronta delle dita sul negativo, non buttava via nulla ma considerava quei difetti, insieme al suo amato e caratteristico effetto sfocato, parte integrante delle opere. Nella nipote Julia vide una presenza intensa ed espressiva, arrivando a dedicarle più di cinquanta ritratti.

Da lì al mondo della pittura per la ragazza il passo fu breve. I pittori preraffaelliti e simbolisti come Edward Burne-Jones, William Holman Hunt e George Frederic Watts riconobbero nella gravità naturale del suo volto l’incarnazione di quella purezza antica che il movimento cercava in opposizione agli artifici accademici. Un legame, questo con la pittura, nato anche grazie a Little Holland House, il salotto culturale londinese che anticipò lo spirito del celebre circolo di Bloomsbury.

The Pre-Raphaelites Reframed at Cartwright Hall Art Gallery. Photo: Bradford District Museums & Galleries / Jess Watson
The Pre-Raphaelites Reframed at Cartwright Hall Art Gallery. Photo: Bradford District Museums & Galleries / Jess Watson

La mostra “Pre-Raphaelites Reframed” a Bradford

A questi ritratti e al mirato nucleo di opere preraffaellite della collezione permanente custodita alla Cartwright Hall Art Gallery, la principale galleria d’arte civica di Bradford, fa riferimento la mostra-dossier Pre-Raphaelites Reframed, visitabile in questa stessa sede fino al 31 dicembre 2026. L’allestimento, contenuto ma incisivo, attraverso le riletture e le didascalie elaborate in collaborazione con la comunità LGBTQ+ locale, invita a guardare il linguaggio preraffaellita sotto una nuova luce, aprendo una riflessione contemporanea su corpo, identità e rappresentazione. Un’occasione per rileggere la presenza di Julia accanto a quella di altre figure chiave del movimento, che non si limitarono ad essere solo modelle: da Jane Morris, moglie del designer William Morris, celebre musa ma anche abilissima artigiana tessile del movimento Arts and Crafts, fino ad Elizabeth Siddal, moglie di Dante Gabriel Rossetti, che, incoraggiata dal critico John Ruskin, iniziò a dipingere e a comporre versi, affermandosi anche come artista.

The Pre-Raphaelites Reframed at Cartwright Hall Art Gallery. Photo: Bradford District Museums & Galleries / Jess Watson
The Pre-Raphaelites Reframed at Cartwright Hall Art Gallery. Photo: Bradford District Museums & Galleries / Jess Watson

Il rigore e la concretezza di Julia Stephen

Eppure Julia, nella realtà, era lontanissima dal mito platonico dipinto dai Preraffaelliti. La sua vita fu segnata da una frattura precocissima. Nel 1870, dopo soli tre anni di matrimonio, il primo marito Herbert Duckworth morì all’improvviso. Julia aveva ventiquattro anni e i suoi primi tre figli ancora piccoli. Quel lutto la devastò: tagliò i propri capelli, vestì per anni solo di nero e cadde in una tristezza che si tradusse in una devozione quasi ossessiva per il servizio agli altri.

Quando anni dopo sposò in seconde nozze il critico letterario Leslie Stephen, un uomo brillante ma nevrotico, ossessionato dai conti di casa e incline a tremende crisi d’umore, la sua routine quotidiana divenne un cantiere di assistenza. Mantenere l’equilibrio della casa richiedeva un’energia titanica. Julia si divideva tra i crolli emotivi del marito, i figli e le visite ai malati nei quartieri poveri di Londra. Da quella pratica diretta nacque nel 1883 un piccolo libro intitolato Notes from Sick Rooms (Note sulle stanze degli infermi). Non c’è retorica in queste pagine, che Julia scrive da vera pragmatica, spiegando per esempio come dosare le gocce di laudano, come posizionare i cuscini e come impedire ai parenti, pur animati dalle migliori intenzioni, di estenuare i malati con chiacchiere inutili.

Julia Prinsep Stephen (née Jackson, formerly Mrs Duckworth) © National Portrait Gallery, London
Julia Prinsep Stephen (née Jackson, formerly Mrs Duckworth) © National Portrait Gallery, London

L’eredità invisibile di Julia Stephen su Virginia Woolf e Vanessa Bell

Julia morì a quarantanove anni nel 1895 per le complicanze di una febbre reumatica. Lasciò una casa affollata e smarrita in cui convivevano ben otto ragazzi: i tre figli del primo matrimonio di lei, la figlia di primo letto di Leslie e i quattro ragazzi nati dalla loro unione. Tra questi ultimi c’erano le giovanissime Vanessa e Virginia, sulle cui esistenze l’ombra della madre avrebbe agito per sempre. Per Virginia Woolf, la madre fu un fantasma da smontare e ricostruire con la parola. L’intera struttura di Gita al faro (To the Lighthouse) nasce da quel tentativo. Il personaggio di Mrs Ramsay è Julia Stephen, catturata nella sua capacità di orchestrare le vite altrui e, contemporaneamente, nella sua impenetrabile solitudine. Nelle sue memorie, Virginia avrebbe poi ricordato: “Fino a quando non ho scritto “Gita al faro”, la presenza di mia madre mi ossessionava. Sentivo la sua voce, la vedevo, la cercavo continuamente. Poi ho scritto il libro […] e ho smesso di sentirla”.

Per Vanessa Bell, il rifiuto del modello materno avvenne sul piano delle forme. Essere cresciuta vedendo la madre idealizzata nei dipinti preraffaelliti, trasformata di volta in volta in figura allegorica o icona sacra, la spinse a una rottura drastica con la pittura narrativa dell’Ottocento. Vanessa spogliò la tela di ogni intento morale o letterario. Si rivolse al linguaggio del Post-impressionismo e alla concretezza degli interni domestici: tavoli da colazione, vasi di fiori, piatti di frutta, scorci della casa di Charleston, ritrovo degli artisti e degli intellettuali del circolo di Bloomsbury. Nelle sue opere la bellezza non risiede più nell’elevazione spirituale del soggetto ma nell’armonia del colore e nell’architettura dello spazio quotidiano. Eppure, questa rottura artistica non eliminò la madre dalla vita di Vanessa. Come avrebbe poi raccontato sua figlia Angelica Garnett nel libro Ingannata con dolcezza (Deceived with Kindness), Vanessa continuò a portare dentro di sé l’eredità umana di Julia, la sua stessa eleganza severa, un’incrollabile riservatezza emotiva e un modo di proteggere chi le stava intorno esercitando un controllo silenzioso, quasi invisibile.

L’eredità di Julia Stephen non era rimasta chiusa, dunque, nelle cornici dell’Ottocento. Era diventata il centro reattivo da cui nasceva l’identità delle figlie, vale a dire la materia da attraversare con la scrittura per Virginia e il canone formale da sovvertire sulla tela per Vanessa, in un confronto costante con una figura materna che continuò a orientare i loro linguaggi anche attraverso la sua assenza.

Nicoletta Rita Speltra

Pre-Raphaelites Reframed
28 March 2026 – 31 December 2026
Cartwright Hall Art Gallery
Lister Park, Bradford

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Nicoletta Rita Speltra

Nicoletta Rita Speltra

Dopo la maturità classica, si è laureata in Architettura e ha approfondito la sua formazione nel campo della conservazione del patrimonio storico e paesaggistico, specializzandosi nella tutela e nel recupero del verde storico attraverso attività di studio organizzate dal Comitato…

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