Sul Lago Maggiore la storica residenza del filosofo Antonio Rosmini ospita un’incredibile biblioteca (e si apre all’arte contemporanea)
Con l’installazione digitale dell’artista Davide Maria Coltro, il Centro Internazionale di Studi Rosminiani ha accolto per la prima volta l’arte contemporanea nelle sale della Villa Ducale di Stresa, dove alla metà dell’Ottocento Rosmini accolse spesso anche Manzoni
L’idea all’origine della recente apertura all’arte contemporanea del Centro Internazionale di Studi Rosminiani si ritrova in una celebre intuizione pedagogica di Giovanni Gentile: l’autentica opera d’arte è tale se produce una trasformazione in chi la incontra (in La filosofia dell’arte, 1931). Così, lo scorso luglio, presso la Villa Ducale di Stresa, storica residenza sul Lago Maggiore che ospitò il filosofo Antonio Rosmini negli ultimi anni della sua vita e che dal 1966 è sede del Centro Internazionale di Studi Rosminiani fondato da Michele Sciacca con i Padri Rosminiani, è stata installata un’opera digitale di Davide Maria Coltro (Verona, 1967).

L’arte di Davide Maria Coltro incontra la filosofia di Antonio Rosmini
Tra i primi a sperimentare in Italia i linguaggi digitali, l’artista ha eletto da tempo a suo rifugio il piccolo paese di Gignese, sul Lago Maggiore, nell’area dell’Alto Vergante. E dunque Coltro è stato invitato, quest’anno, a partecipare all’annuale Simposio del Centro, che abitualmente riunisce filosofi, pedagogisti, teologi, per introdurre la voce degli artisti e dell’arte in quanto luogo privilegiato di trasformazione dello sguardo e della persona stessa. L’installazione proposta a Villa Ducale, del resto, si concentra proprio sui temi del Simposio 2026 (dedicato al Cambiamento. La formazione dell’individuo, in bilico tra “vuoto” e “colmo”), esplorando temi cari a Coltro quali la diffusione e la fruizione dell’arte attraverso la sperimentazione digitale. I Quadri Mediali presentati dall’artista sono infatti “tele generative di pittura elettronica”, in cui luce, colore e tempo sono in divenire: la continua possibilità di trasformazione dell’opera, e l’attesa che crea in chi la osserva, sono gli elementi che risuonano anche nella domanda filosofica. E infatti l’intento ricercato da Coltro è che l’esperienza non si esaurisca nella contemplazione delle opere esposte, ma si apra alle domande di senso fondamentali che sono comuni negli ambiti della filosofia, della teologia e dello spirito.

L’arte contemporanea al Centro Internazionale di Studi Rosminiani
La sinergia trovata con il Centro, ben oltre l’esposizione, è preludio di quello che potrebbe succedere sempre più spesso, nel prossimo futuro, nelle sale che furono dimora e luogo di studio di Antonio Rosmini fino al 1855, teatro di incontri e dialoghi con Alessandro Manzoni e con molti protagonisti della cultura del suo tempo. Non certo per ricostruire nostalgicamente un salotto ottocentesco, ma per rinnovare quella fiducia nella conversazione come luogo in cui il pensiero prende forma, anche attraverso l’arte contemporanea.

La storia del Centro alla Villa Ducale di Stresa
Nel 1966, l’istituzione del Centro concretizzava un desiderio già espresso dallo stesso Rosmini in giovane età, quando in una lettera indirizzata a un amico sognava di aprire un centro di cultura per la pubblicazione di libri “solidi e fecondi” (nella pratica una tipografia per la divulgazione degli scritti dei padri e dei dottori della Chiesa). A lungo caldeggiata dai discepoli di Rosmini, a partire dai primi decenni del Novecento, la fondazione dell’istituto fu possibile effettivamente grazie all’impegno del filosofo siciliano Michele Federico Sciacca, che con Rosmini condivideva la vicinanza allo spiritualismo cristiano (dopo la conversione dall’idealismo gentiliano). Alla sua nascita, il Centro Internazionale di Studi Rosminiani aveva l’obiettivo di mettere a disposizione dei contemporanei l’eredità culturale del filosofo e teologo di Rovereto (beatificato da Papa Benedetto XVI nel 2007). Il Padre generale dei Rosminiani di allora, Giovanni Gaddo, mise a disposizione in comodato perpetuo l’edificio dell’Ordine che più sarebbe stata consono all’uso: il Palazzo Bolongaro, meglio conosciuto come Villa Ducale, di Stresa, dove Rosmini aveva vissuto e studiato. Qui confluirono la Biblioteca dello studioso, che oggi conserva oltre 100mila volumi, l’Archivio, la sede della Rivista Rosminiana e l’editrice Sodalitas, un Museo rosminiano per raccogliere i cimeli legati alla vita e agli studi di Rosmini. Si pensò anche a istituire una foresteria per l’accoglienza degli studiosi.

La Biblioteca di Antonio Rosmini (e non solo)
La Biblioteca è certamente il tesoro più prezioso custodito dal Centro, poiché conserva il nucleo originario della biblioteca che Rosmini portò con sé da Rovereto nel 1826, quando si trasferì dapprima a Milano. Del corpus fanno parte circa 2mila volumi di politica, questioni morali e filosofia. Ma nel catalogo sono confluiti anche la raccolta di 4mila volumi di medicina (dal Quattrocento all’Ottocento) appartenuti a Giuseppe Montesanto, la Biblioteca Sciacca, il fondo Carlo Grey e numerosi altri fondi acquisiti negli ultimi anni, tramite acquisti mirati e donazioni. Vi sono poi 500 carte geografiche e mappe, centinaia di periodici correnti ed estinti, incisioni e fotografie.
La visita al Museo del Centro di Studi Rosminiani
Ma una visita al Centro è consigliata a tutti, perché consente di approfondire la storia della Villa e della vita di Rosmini. A Palazzo Bolongaro, la più antica villa di Stresa, si visitano il Museo storico, la camera di Antonio Rosmini e il parco (dopo la Villa Ducale, l’itinerario può proseguire verso il Monumento dedicato all’amicizia tra Manzoni e Rosmini, eretto nel 1932 e situato in via Manzoni, a metà della salita che porta al Colle Rosmini, dove si raggiunge la Chiesa del SS. Crocifisso, che nella cripta conserva le spoglie del filosofo). La Villa Ducale, situata sul lungolago, fu costruita dalla famiglia Bolongaro intorno al 1770. Dal 1850 al 1855 fu dimora di Antonio Rosmini, che qui ospitò le maggiori personalità del Risorgimento italiano. Nel 1857, poi, la Villa fu eletta a propria residenza da Elisabetta di Sassonia, Duchessa di Genova (da qui il nome di Villa Ducale), la cui figlia Margherita, andata in sposa a Umberto I di Savoia, divenne regina d’Italia. Il Centro è aperto al pubblico dal lunedì al venerdì, da metà marzo a metà ottobre, con ingresso su offerta libera: è sempre consigliato contattare telefonicamente o via email l’istituto per pianificare la visita.
Livia Montagnoli
Centro Internazionale di Studi Rosminiani
Corso Umberto I, 15 – Stresa (Verbania)
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