La visione controcorrente di un’artista e designer in mostra Vicenza
Alle Gallerie d’Italia di Vicenza è visitabile fino al 2 agosto “L'umanesimo dei dati” la mostra dell’artista e information designer italiana ma residente a New York che fa dei big data uno strumento artistico per dimostrare che anche la digitalizzazione nasce da storie autenticamente umane
Cosa c’è di più asettico e impersonale di un set di dati? Eppure, c’è chi ha deciso di destinare la sua fertile creatività per provare a umanizzare i numeri, le statistiche e le misurazioni al fine di dare vita a un nuovo umanesimo, appunto, basato proprio sulla raccolta di informazioni fredde, prive di qualsiasi potenziale emozionale. In particolare, Giorgia Lupi (Modena, 1981, vive e lavora a New York) è un’information designer nonché partner del celebre studio Pentagram, e crea progetti e oggetti che hanno come fondamento una serie di dati raccolti con criteri particolari. Oggi gli esiti delle sue ricerche, assai affascinanti, sono in mostra alle Gallerie d’Italia di Vicenza, con la curatela dell’Associazione Illustri.

L’animo umano del dato nella poetica di Giorgia Lupi
Il principio alla base del lavoro di Lupi è definito “data humanism” e prevede l’uso dei dati per far emergere le storie umane che si nascondono dietro di essi. Inaspettatamente, la metodologia scelta dalla designer è spesso quella analogica, capace di enfatizzare la dimensione più intima e qualitativa degli insiemi numerici, dei pattern e delle visualizzazioni grafiche. Ecco allora che, mentre chi si occupa di business ha scoperto quanto lo sfruttamento e la vendita dei big data sia un’attività profittevole – e non a caso le aziende li desiderano fortemente, ce li chiedono tramite la compilazione di moduli per le tessere fedeltà, per la sottoscrizione di abbonamenti, per rispondere a sondaggi o ricevere semplici informazioni –, Giorgia Lupi lavora per rivelarne la capacità di raccontare piccole e grandi vicende umane. Una visione controcorrente, quasi rivoluzionaria, che ha concesso alla designer di ricevere premi prestigiosi come il Compasso d’Oro o di veder acquisito un suo progetto dal Museum of Modern Art di New York.

Dalle informazioni alle storie, il percorso ideato da Giorgia Lupi per le Gallerie d’Italia di Vicenza
Il percorso espositivo conduce i visitatori tra raccolte di cartoline, sequenze di dipinti, agende dalle pagine ricamate a mano, grafici complessi che restituiscono la complessità del mondo in cui viviamo, e non mancano lavori che fanno uso delle tecnologie, tra cui ovviamente l’intelligenza artificiale. Dopo un’introduzione sulla filosofia dell’umanesimo dei dati, il primo progetto che si incontra è intitolato Incroci ed è stato realizzato da Giorgia Lupi e dall’artista Ehren Shorday per la Fondazione Merz: mediante un sondaggio online si sono raccolte le cinque date memorabili di ogni partecipante, che sono poi state tradotte in immagini con linee nere corrispondenti a una griglia di giorni, mesi e anni. La sequenza di 99 dipinti dà luogo a una timeline rappresentative della memoria di ciascuna persona. La memoria privata di Lupi si manifesta invece nell’opera Book of Life composta da una serie di taccuini smontati e ricomposti sotto forma di leporello, le cui pagine sono state pazientemente cucite con fili colorati associati ai momenti più importanti della vita dell’autrice. Dear data, invece, è un lavoro a quattro mani realizzato da Lupi con la collega Stefanie Posavec ed entrato a far parte della collezione permanente del MoMa: ogni settimana le due designer si spedivano cartoline illustrate a mano con dati convergenti attorno a un tema prestabilito, ad esempio quante volte avevano controllato l’ora, quante volte le due autrici si erano lamentate, di quali suoni si erano circondate.
Le tessiture di dati ideate da Giorgia Lupi in mostra alle Gallerie d’Italia
Assai interessanti altri due progetti legati alla tessitura e al cucito. La collaborazione di Giorgia Lupi con & Other Stories si è concretizzata in una collezione di moda ispirata ai dati di tre donne pioniere in ambiti precedentemente riservati agli uomini. Protagoniste sono Ada Lovelace, la prima programmatrice della storia, rappresentata tramite un pattern geometrico colorato che richiama le strutture algoritmiche; l’ambientalista Rachel Carson e il suo libro Primavera silenziosa, tradotto con ricami e codici colore, mentre le decorazioni che ricordano l’astronauta afroamericana Mae Jemison evocano le orbite della sua missione nello spazio. Un ulteriore lavoro “tessile” è Unraveling Stories – Storie che si svelano, una collezione di tappeti sui quali le barre colorate raccontano 59 tecniche di tessitura perdute o a rischio di scomparsa. Sul retro, una legenda spiega come leggere i pattern, e la chiave interpretativa è considerata imprescindibile da Lupi per ogni suo progetto: i dati infatti si possono raccogliere, umanizzare, tradurre graficamente, ma è soprattutto indispensabile che vengano compresi da tutti.
Marta Santacatterina
Vicenza // Fino al 2 agosto 2026
Giorgia Lupi. L’umanesimo dei dati
GALLERIE D’ITALIA, Contra’ S. Corona, 25
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