Due grandi artisti tornano insieme dopo quasi 60 anni: Paolo Scheggi e Vincenzo Agnetti in mostra a Gallarate 

Dopo 50 anni, al MA*GA di Gallarate sono stati ricostruiti gli ambienti perduti di Paolo Scheggi e sono visitabili fino all’11 ottobre 2026. E in mostra il lavoro dell’artista dialoga con le opere dell’amico Vincenzo Agnetti

Questa di Paolo Scheggi (Settignano, 1940 – Roma, 1971) al MA*GA è una preziosa apparizione, un “reclamare spazio” entro il movimento dell’arte concettuale che ha scosso l’arte italiana a partire dagli Anni Sessanta. Non è un caso il parlare di spazio, perché l’artista ha da subito diretto la propria ricerca verso l’architettura e, quindi, la creazione di ambienti come dimostra una delle sue opere più emblematiche, Intercamera Plastica (1967), declinata in scenografia per la pièce Materiale per sei personaggi (1968), andata in scena a Milano presso il Teatro Durini.

Paolo Scheggi, Vincenzo Agnetti, Qui e altrove, Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964 1971 ph Stefano Anzini
Paolo Scheggi, Vincenzo Agnetti, Qui e altrove, Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964 1971 ph Stefano Anzini

Entrare nell’opera di Paolo Scheggi al MA*GA di Gallarate

Gli spazi immaginati da Paolo Scheggi sono vivibili e percorribili e al MA*GA è possibile entrare sia ne La Tomba della Geometria (1970-2026) che nella Piramide. DELLA METAFISICA (1970-2026), uno degli ambienti ricostruiti appositamente per la mostra a cinquant’anni dalla dispersione seguita alla personale presso la Galleria Civica d’Arte Moderna di Bologna (1976).

Da Paolo Scheggi a Vincenzo Agnetti

Compenetrazione è la parola d’ordine di un’esposizione che di fatto è doppia, in quanto le opere di Paolo Scheggi sfumano in quelle di Vincenzo Agnetti e le tracce fotografiche, mostra occupa la sala espositiva adiacente. Non è un caso, così come non è una coincidenza che la prima opera ad aprire il percorso espositivo dedicato ad Agnetti (Milano, 1926 -1981) sia un lavoro a quattro mani realizzato proprio assieme a Scheggi: si tratta de Il Trono (1970), lì a ricordare l’ineluttabile ovvietà di doversi assoggettare a un ordine che ci allontana dalle pulsioni incontrollabili e dalle ingenuità dello spirito per meglio metterci a disposizione di un potere sempre diverso e sempre presente. La seduta è illusoriamente sgombra, ennesimo stratagemma messo in moto dall’ordine superiore del momento per dissimulare la propria esistenza, perché siamo governati anche quando abbiamo l’impressione di non essere osservati.

La crisi del sistema occidentale secondo Scheggi

Negli ultimi anni della carriera l’attenzione di Scheggi si focalizza sullo spazio nel contesto pubblico e sociale, da trasformare in strutture percorribili al fine di rendere lo spettatore una figura attiva, non più obbligato alla contemplazione passiva dell’opera. Sempre in questi anni Scheggi comprende che il sistema occidentale, con i propri incrollabili riferimenti, sia giunto al termine. Opere come la già citata La Tomba della Geometria e 6profetiper6geometrie (1971) sono monumenti funebri a un mondo che già si è messo alle spalle il pensiero occidentale di matrice eurocentrica, la cui scienza è basata su assiomi incrollabili come la geometria euclidea. Diversa è Piramide. DELLA METAFISICA, che vuole essere il polo positivo dell’esibizione, di cui è simbolicamente l’ultima opera. Bianca dalla texture opaca, con i longheroni della struttura in legno volutamente in vista, rappresenta il culmine della ricerca di Scheggi, che confida nella metafisica quale unica forza in grado di guidarci verso un nuovo ordine, un ordine sostenibile per la società.

Annalisa Moschini

Gallarate // fino all’11 ottobre 2026
Qui e altrove. Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964-1971
MA*GA – Via Egidio De Magri, 1
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