Milano dedica al grande fotografo Mimmo Jodice la prima mostra dopo la morte

Ospitata negli spazi di Vistamare, la mostra dedicata al celebre fotografo napoletano è attesa per il 30 settembre (e visibile sino al 14 novembre). Curata da Andrea Viliani insieme a Linda Fregni Nagler e Armin Linke, l’esposizione attraversa oltre cinquant’anni di ricerca per interrogare la fotografia come esperienza della realtà, della memoria e del tempo


Scomparso nel 2025 all’età di 91 anni, Mimmo Jodice ha attraversato oltre cinque decenni di storia della fotografia italiana trasformando profondamente il rapporto tra immagine e realtà. Dagli esordi legati alla sperimentazione concettuale e all’impegno sociale fino alle celebri immagini di Napoli, alle città sospese e alle ricerche sul Mediterraneo, l’artista ha progressivamente sottratto la fotografia alla sua funzione puramente documentaria. È proprio questa dimensione che viene riletta nella mostra Immagini del vuoto: dalla camera oscura alla camera chiara, attesa da Vistamare, a Milano, il 30 settembre (e visibile sino 14 novembre).

La mostra di Mimmo Jodice da Vistamare a Milano

Quarta mostra dedicata da Vistamare a Jodice e la prima realizzata dopo la sua scomparsa, è curata da Andrea Viliani insieme agli artisti Linda Fregni Nagler e Armin Linke, in collaborazione con l’Archivio Mimmo Jodice. Il progetto nasce da una ricerca condotta direttamente sui materiali d’archivio e costruisce un percorso articolato che parte dalle sperimentazioni degli Anni Sessanta e Settanta (quando Jodice si confrontava con la fotografia concettuale e con l’indagine sociale), per arrivare alle Vedute di Napoli e quindi alla serie Eden del 1995. Ne emerge una lettura non lineare della sua produzione, ponendo la camera oscura come uno spazio mentale nel quale l’immagine viene sottratta alla sua immediatezza e nuovamente costruita.

Il vuoto come presenza

Il titolo della mostra prende forma da una delle questioni più profonde della ricerca di Jodice: il vuoto come condizione attraverso cui la realtà può manifestarsi. Nelle Vedute di Napoli, a partire dalla fine degli Anni Settanta, la città si esprime attraverso strade svuotate, architetture isolate, avvolte in un tempo sospeso, lasciando il posto alla memoria del luogo e al suo “vuoto”. Un vuoto che non coincide con il nulla, ma con ciò che resta quando l’immagine smette di limitarsi a mostrare qualcosa e comincia a interrogare il nostro modo di guardare.

Mimmo Jodice, una fotografia oltre la documentazione

Nato a Napoli nel 1934, Jodice si avvicina alla fotografia alla fine degli Anni Cinquanta, dopo le prime esperienze con disegno, pittura e scultura. Gli esordi sono segnati dall’incontro con le avanguardie artistiche e dalla volontà di sperimentare il linguaggio fotografico, anche attraverso collage, interventi sulla stampa e manipolazioni dell’immagine. Parallelamente realizza importanti lavori di impegno sociale, dedicati tra gli altri al lavoro minorile, alle carceri, agli ospedali psichiatrici e alle condizioni del Mezzogiorno. A partire dagli Anni Ottanta, però, la figura umana tende progressivamente a lasciare il campo a città, paesaggi e architetture. Accanto alla pratica artistica, fondamentale è stata anche la sua attività didattica: dal 1970 al 1996 insegnò fotografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli, contribuendo all’affermazione della disciplina nelle Accademie italiane. Mostre nei principali musei italiani e internazionali, numerose monografie e importanti riconoscimenti hanno consolidato nel tempo la sua posizione nella storia della fotografia contemporanea. Oggi, dopo la sua scomparsa, il lavoro di Jodice continua a interrogare non tanto ciò che una fotografia mostra, quanto ciò che riesce a trattenere del mondo quando il mondo stesso sembra ormai scomparso.

Mimmo Jodice. Immagini del vuoto: dalla camera oscura alla camera chiara
Vistamare – Via Spontini 8, Milano
Dal primo ottobre al 14 novembre 2026

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Redazione

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