La frontiera come prisma. In una mostra a Treviso 16 artisti ripensano il concetto di confine
Fino al 2 agosto, sedici artisti internazionali nella mostra “Lines, Loops, Leaks” alle Gallerie delle Prigioni di Treviso analizzano e riconfigurano il concetto di confine tra geografie del conflitto, flusso e meccanismi di esclusione
Sedici artisti di fronte a una domanda centrale: cosa crea oggi una delimitazione in termini di immagini, egemonia, radicamento. Il progetto si fonda sulla frontiera come “prisma per scandagliare le dinamiche della contemporaneità” e si riassume nella dichiarazione: “artisti che oltrepassano il confine. Lo ripensano.“ Il riferimento al borderscape, elaborato dall’antropologa Chiara Brambilla, professoressa associata all’Università di Bergamo, presente con mappe visive, definisce il perimetro teorico della mostra Lines, Loops, Leaks, a cura di Mattia Solari alle Gallerie delle Prigioni di Treviso, il cui approccio osserva il funzionamento dei fenomeni prima delle sue contraddizioni.

Lines, Loops, Leaks, Fondazione Imago Mundi, 2026. Photo credit Marco Pavan
“Lines, Loops, Leaks” alle Gallerie delle Prigioni di Treviso
Lines separa. Loops racchiude. Leaks apre varchi. La rassegna si apre con 36 opere della Imago Mundi Collection, nel formato 10×12 cm, di aree segnate da tensioni irrisolte — Messico, Corea del Sud, Palestina, Venezuela, Kurdistan, Cipro, Siria. La sfera geopolitica eccede la mappa e diventa sintassi culturale e tecnologia del potere.
Gli artisti in mostra alle Gallerie delle Prigioni di Treviso
Un meccanismo di esclusione
Shilpa Gupta riduce l’Italia a conduttore di rame instabile, insistendo sull’evanescenza del contorno come sagoma in continua negoziazione. Paulo Nazareth ridefinisce il focus sulle asimmetrie universali: la barriera come strumento di esclusione prima che di rappresentazione, gerarchia incorporata nello sguardo. Nicolas Brunetti e Ryts Monet traducono gli itinerari strategici in segni sul territorio che denotano la vulnerabilità degli Stati.
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Mobilità e gerarchie alle Gallerie delle Prigioni
Reena Saini Kallat lavora sulla circolazione come sistema selettivo: il margine autorizza, blocca, gerarchizza. Małgorzata Mirga-Tas e Armin Linke mettono a fuoco identità nomadi e diasporiche alle prese con modelli contestuali rigidi. Liv Schulman e Riccardo Vicentini affrontano il punto in cui la sovranità moderna si scontra con i processi del capitalismo globale.
Materia e paura
In One by One, Filippo Berta trasforma il filo spinato in modulo rituale. La performance corale, dischiusa come un rosario laico, predispone il conteggio degli spuntoni in una sequenza ossessiva che assume la forma di un esorcismo collettivo del dolore. Lo sbarramento si impone nella sua materialità. Antoni Muntadas riporta la frontiera alla sua origine psicologica: scaturisce dal timore, dall’ansia di protezione, dalla costruzione dell’alterità come minaccia. La sicurezza non segue il confine — lo determina.

La soglia come figura critica in mostra a Treviso
Peter Fend propone una riorganizzazione ecologica dello spazio terrestre. Matteo Attruia, con Stato di confine, porta il limite sul versante esistenziale. Adrien Missika, Eva Marisaldi e Mario Ceroli concepiscono passaggi e pratiche di resistenza capaci di mettere in discussione i presupposti coloniali dei regimi di appartenenza.
“Lines, Loops, Leaks”, un apparato più che una visione
L’impostazione di Solari legge il dispositivo con precisione, eppure resta più debole sul piano della metamorfosi immaginativa. Non tutte le opere reggono il confronto con la densità del disegno curatoriale: alcune si limitano a illustrare il tema senza aggiungervi tensione, riducendo il dispositivo a scenografia. Le più riuscite, invece, ne smontano la grammatica affettiva — restituendo visibilità a corpi, storie, connessioni residue. La chiave più fertile è quella interiore: ogni andamento nasce da un impulso di difesa dell’altro, dell’oltrepassamento, della contaminazione. È proprio in questa tensione, tra rigore analitico e urgenza emotiva, che la mostra rivela il suo valore: una mappa lucida, ma ancora in attesa di essere attraversata.
Margherita Artoni
Treviso // Fino al 2 agosto
Lines, Loops, Leaks
GALLERIE DELLE PRIGIONI, P.za del Duomo, 20
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