Il Metropolitan Museum restituisce 45 antichità all’Italia dopo le indagini della procura di Manhattan. Tutta la storia 

Il procuratore distrettuale Alvin L. Bragg annuncia un nuovo rimpatrio internazionale di beni culturali per un valore superiore a 600mila dollari. Tra i reperti destinati all'Italia figurano importanti ceramiche della Magna Grecia e dell'antica produzione attica sequestrate al Met di New York

Il contrasto al traffico illecito di beni culturali continua a produrre risultati negli Stati Uniti. Il procuratore distrettuale di Manhattan Alvin L. Bragg Jr., l’8 luglio, ha annunciato la restituzione di 59 antichità ai governi di Italia, Iraq e Indonesia, per un valore complessivo superiore a 600mila dollari. Le opere sono state riconsegnate nel corso di tre distinte cerimonie diplomatiche, a conclusione di indagini che hanno coinvolto l’Antiquities Trafficking Unit dell’ufficio del procuratore di Manhattan, guidata da Matthew Bogdanos, da anni punto di riferimento internazionale nella lotta al traffico clandestino di reperti archeologici.

Manhattan restituisce 59 reperti antichi all’Italia, l’Iraq e Indonesia

La parte più consistente del rimpatrio riguarda l’Italia, che recupera 48 antichità per un valore stimato di oltre 300mila dollari. Di queste, ben 45 erano entrate nelle collezioni del Metropolitan Museum of Art di New York attraverso acquisizioni riconducibili ai mercanti Robert Hecht, Jonathan Rosen e Fritz Burki, figure più volte emerse nelle principali inchieste sul traffico internazionale di reperti archeologici. I beni sono stati sequestrati nell’ambito di diverse indagini penali prima di essere restituiti alle autorità italiane, rappresentate durante la cerimonia dal Console Generale d’Italia a New York Giuseppe Pastorelli e dal Generale di Brigata Antonio Petti, comandante del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.

Tra i reperti più significativi figurano uno psykter-column krater in terracotta attribuito al Pittore di Troilo e databile tra il 480 e il 470 a.C., uscito illegalmente dall’Italia prima di essere restaurato e immesso sul mercato internazionale, e un raro piatto da pesce in marmo proveniente dalla Magna Grecia e risalente al IV Secolo a.C., testimonianza della produzione ceramica sviluppatasi nelle colonie greche dell’Italia meridionale.

Dall’antica Mesopotamia al Borneo: i rimpatri in Iraq e Indonesia

Oltre all’Italia, l’ufficio del procuratore ha restituito nove antichità all’Iraq, per un valore di quasi 300mila dollari. Tra queste spiccano due statue sumere in gesso raffiguranti un adoratore e un’adoratrice, datate tra il 2750 e il 2600 a.C., considerate tra le più antiche rappresentazioni scultoree della figura umana a tutto tondo. Le opere erano ricomparse sul mercato antiquario con provenienze ritenute inattendibili e sono state sequestrate nel giugno 2026 dopo essere state identificate come beni trafugati.

Le reliquie ancestrali dell’Indonesia tornano in patria

All’Indonesia sono stati invece riconsegnati due teschi umani appartenenti al popolo Dayak del Borneo, valutati circa 15mila dollari. Si tratta di reliquie ancestrali considerate sacre, custodite tradizionalmente come simboli di protezione della comunità e legame con gli antenati. Contrabbandati fuori dal Paese e sequestrati nel 2024, rappresentano un caso emblematico di restituzione di beni dal forte valore identitario e spirituale, oltre che storico.

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Redazione

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