A Beirut un grande progetto contemporaneo per gli 800 anni della morte di San Francesco. L’intervista

L'Istituto Italiano di Cultura della capitale libanese ospita, fino al 30 luglio, il percorso site specific "Light and Dust" ideato dal curatore Angelo Gioè. Lo abbiamo intervistato

Molti sono i progetti, in Italia e nel mondo, che hanno celebrato l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi (1226–2026). Tra questi c’è n’è uno, contemporaneo quanto ambizioso, inserito nel programma internazionale: Light and Dust, un percorso site specific visivo e sonoro ideato da Angelo Gioè per l’Istituto Italiano di Cultura di Beirut, di cui è direttore, e aperto dal 16 al 30 luglio 2026.

A Beirut un grande progetto contemporaneo per gli 800 anni della morte di San Francesco. L’intervista
A Beirut un grande progetto contemporaneo per gli 800 anni della morte di San Francesco

A Beirut un progetto per l’uomo dietro San Francesco

Non mi interessava chiedermi chi fosse San Francesco, ma piuttosto quale parte della sua esperienza continui ancora a resistere nel tempo, ancora oggi”, spiega Gioè, filologo classico e curatore d’arte contemporanea. “Credo fermamente che un personaggio storico può sopravvivere nei libri, ma sopravvive come presenza culturale solo se continua a generare delle domande”. Non ci si riferisce mai, nel progetto, al “santo” Francesco, ma all’uomo: “In un paese come il Libano, dove convivono diciotto confessioni cristiane e musulmane, il primo gesto curatoriale è stato quello di spogliare il mio progetto di qualsiasi linguaggio confessionale. In un certo senso è stato un gesto che richiama simbolicamente San Francesco, cioè rinunciare a tutto ciò che appartiene a una identità particolare per poi verificare se rimane qualcosa che possa parlare a tutti. E se dopo questo spogliarsi resta una voce, resta qualcosa di riconoscibile, allora questa voce si può dire che appartiene veramente all’umanità, all’umano”.

A Beirut un grande progetto contemporaneo per gli 800 anni della morte di San Francesco. L’intervista
Angelo Gioè, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Beirut

Il percorso nel giardino del Silk Museum di Bsous

Ho chiesto agli artisti di non rappresentare San Francesco, perché sarebbe stata una maniera di tradirlo: ho chiesto che ciascuno di loro si confrontasse con una domanda, perché ritengo che un’opera d’arte non necessariamente debba nascere da una risposta condivisa, ma dalla fedeltà a un interrogativo comune”, continua Gioè. Attorno a queste domande si sviluppa un percorso immersivo composto da un corpus di installazioni distribuite nel giardino storico del Silk Museum di Bsous, “un posto magico che era chiuso da 5 anni per la guerra”.

Gli artisti libanesi interpretano l’eredità di Francesco

“Questa mostra era stata pensata per artisti italiani, ma c’è un avviso di viaggio di tutti i Paesi europei che sconsigliano di venire in Libano in questo momento, quindi abbiamo coinvolto artisti visivi e sonori libanesi e l’ho affidata alla curatrice e regista di cinema Soula Saad, che ha fatto lo sviluppo spaziale della mostra”. Luce, suono, pietra, tessuto, calligrafia e paesaggio compongono un’unica “esperienza“: “Ogni artista è responsabile di una parte di questa grande installazione, che culmina in una stanza bianca dove quello che senti sono solo i rumori della natura. C’è persino la voce degli alberi: questo giardino ricorda un po’ l’Umbria”.

I partecipanti – oltre a Saad, Fadia Tomb El Hage, Yamane, Marwan Tohmé, AKL AKL, Arlette Sauveur, Joanne Hennaoui Audi, Kamal Vagabondo, Nagib Massaad, Tony Maalouf – sono tutti molto legati al contesto territoriale. Degli esempi? “C’è un’installazione dedicata agli uccelli – sappiamo tutti del rapporto di San Francesco con gli uccelli – ma questi cos’hanno di particolare? Sono fatti con i rifiuti che il mare scarica sulle spiagge: il Libano è uno dei Paesi più inquinati al mondo“. Un’altra opera, rimandando all’eredità di San Francesco, figlio di mercante di seta, “incorpora i tessuti, su cui poi il più grande calligrafo del Libano ha scritto in arabo e in altre lingue delle frasi scelte dagli scritti di San Francesco”.

A Beirut un grande progetto contemporaneo per gli 800 anni della morte di San Francesco. L’intervista
Soula Saad all’IIC di Beirut

Vivere e lavorare in Libano oggi

Com’è vivere e lavorare in Libano in questo momento? “L’ufficio non chiude mai, e noi abbiamo cominciato a fare cooperazione culturale, lavorando su progetti italiani affidati alla realizzazione di esperti locali. Per esempio, ho fatto un concerto per la festa della musica su Casta Diva e l’ho affidato a un soprano libanese: siamo persino riusciti a portarlo nella Beqa, che subisce così tanti bombardamenti da essere solitamente inaccessibile”.

Giulia Giaume

Light and Dust
Dal 16 al 30 luglio 2026
Silk Museum di Bsous
Aley, Libano

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Giulia Giaume

Giulia Giaume

Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo…

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