Provincia Cosmica. La scultura di Francesco Arena e il rapporto con gli artigiani pugliesi

Partendo da una ricerca filologica, spesso intrecciata a episodi della storia italiana, Francesco Arena indaga il passato attraverso la scultura e l’installazione. Le sue opere prendono forma tra le colline della provincia di Bari, in uno studio che un tempo era una vecchia cartoleria. Ce lo racconta in questo nuovo appuntamento della rubrica Provincia Cosmica

Quella di Francesco Arena (Torre Santa Susanna, 1978) è una scultura lenta, riflessiva, eppure densa di pensiero. Manualità e concetto, insomma, convivono nella sua ricerca. Il suo studio – un luogo che parla di tempo, distanze e misure – si trova sulle colline in provincia di Bari.

 Lo studio di Francesco Arena. Credit l'artista
Lo studio di Francesco Arena. Credit l’artista

Intervista a Francesco Arena

Da molti anni vivi e lavori a Cassano delle Murge, nell’entroterra barese. Che contesto hai intorno a te?
Vivo a Cassano delle Murge da una ventina d’anni. È un paese di circa quindicimila abitanti, dista da Bari venti chilometri. Siamo io, Marianna, nostra figlia Anna e tre cani; c’è la collina, la Murgia, la foresta. Non è male. Il mio studio è in paese, prima era una cartoleria.

Hai mai pensato che vivere così distante dai grandi centri del Paese potesse essere un limite al tuo percorso professionale?
Ho sempre vissuto in Puglia, prima in provincia di Brindisi, dove sono nato. Non ho mai pensato che questo potesse essere un limite. Ho sempre viaggiato molto, mi sposto con facilità, mi piace viaggiare. L’aeroporto di Bari si raggiunge in venti minuti, ci sono un sacco di voli.

Il rapporto con gli artigiani della Puglia

In questa realtà ti circondi di artigiani e collaboratori, che contribuiscono alla nascita dei tuoi lavori. Quali sono le sfide, anche a livello operativo, del vivere in provincia?
Le mie opere vengono quasi sempre realizzate nelle officine degli artigiani: qui dove vivo c’è la marmeria, il falegname e il fabbro con cui abitualmente collaboro, mentre le fusioni in bronzo vengono realizzate da Battaglia a Milano. Le persone con cui lavoro sono le stesse da molto tempo, mi conoscono e capiscono perché chiedo un certo tipo di lavorazione piuttosto che un’altra. Credo che vivere in provincia abbia favorito la creazione di rapporti solidi con questi artigiani, che solitamente non lavorano con gli artisti e quindi sono abituati ad altri ritmi. Poi tanto del mio lavoro viene fatto per e-mail, con disegni e progetti, a distanza; a volte le opere le vedo solo quando sono completamente terminate, ma questo non vuol dire che non abbia il controllo su ogni passaggio: apparentemente posso essere assente ma non lo sono.

Lo studio invece è un luogo di pensiero, solo tuo…
In studio sono solo, è un pensatoio, un luogo dove le idee si concretizzano sotto forma di testi, disegni o orribili maquette. Il mio assistente, Santiago, vive a Bolzano, a debita distanza: cura l’archivio, sa tutto del mio lavoro e quando serve mi raggiunge dove occorre per qualche mostra, sopralluogo, montaggio, o a Milano in fonderia.

Francesco Arena, Une âme, 2025. Foto Roberto Marossi
Francesco Arena, Une âme, 2025. Foto Roberto Marossi

La scultura “lenta” di Francesco Arena

Vista la distanza quotidiana dai grandi centri dell’arte, quanto è utile partecipare ai momenti di mondanità? Fiere e opening sono ancora dei momenti di incontro necessari per un artista?
Vado spesso alle fiere e naturalmente vado agli opening delle mostre dove ci sono miei lavori e anche agli opening delle mostre degli amici artisti o curatori. Penso sia “utile”; però parlare e incontrare persone è qualcosa che deve piacerti, altrimenti è meglio lasciar perdere. A me interessa.

In un sistema dell’arte in cui tutto si accende e si spegne velocemente e a colpi di like, la provincia può essere una buona palestra di pazienza e di educazione sociale? Quale insegnamento può dare a un artista?
Il lavoro di un artista ha bisogno di tempo, è una faccenda che dura tutta una vita, a volte può andare veloce e poi rallentare o fermarsi e dopo riprendere; bisogna avere costanza e pazienza e anche oziare un po’. Ma solitamente questo lo si capisce dopo un po’ che si sta correndo.

Alex Urso

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Alex Urso

Alex Urso

Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania).…

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