William Turner e Como: in città una mostra ricostruisce i soggiorni dell’artista sul lago
Fino al 27 settembre la Pinacoteca Civica, il Palazzo del Broletto e la chiesa di San Pietro in Atrio ospitano un percorso che celebra l’amore dell’artista per il paesaggio lariano. E con lui dialogano anche due artisti inglesi contemporanei
Ricca di turisti pop e vip, locali e globali, che affollano le case vacanza e gli hotel di lusso (e ora, con la squadra di calcio in Champions, anche lo stadio), ma povera di appeal culturale, Como prova a ritagliarsi un posto al sole tra le città d’arte affidandosi a un testimonial d’eccezione: William Turner (Londra, 1775-1851), il sublime pittore inglese, maestro del paesaggio romantico, che in città e sul lago soggiornò a più riprese, nella prima metà dell’Ottocento, ritraendone la grande bellezza.

I viaggi di William Turner a Como
Arrivò la prima volta il 20 agosto del 1819, un venerdì: da Milano, in diligenza. Sette ore di viaggio. Erano tempi di andamento lento per i gentlemen tourists. Cinque miglia orarie la velocità media in carrozza. In mancanza di strade agevoli, si procedeva a cavallo, oppure a piedi. Nel bagaglio mister William portava una scatola con taccuini e colori, preziosi strumenti di lavoro per schizzare gli “appunti visivi” poi tradotti in dipinti, e un ombrello che nascondeva un affilato spadino, per difendersi da eventuali, non infrequenti, incontri ravvicinati coi briganti. Affittò una camera all’albergo dell’Angelo, affacciato sul porto. Uno dei migliori, raccomandato da Stendhal: “Per sei lire si ha un buon posto”. In barca raggiunse le località più pittoresche, da Cernobbio a Menaggio, da Nesso a Bellagio.
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La mostra in più sedi dedicata a Turner dalla città di Como
Un paio di acquerelli che raffigurano il promontorio di Bellagio visto dalla sponda di Menaggio, memorie di quel primo tour (tornerà sul lago di Como altre due volte) sono esposti nella mostra Turner. L’incanto del lago di Como e del paesaggio italiano a cura di Elizabeth Brooke alla Pinacoteca Civica e al Broletto. A queste si aggiunge una terza sede, la chiesa sconsacrata di San Pietro in Atrio, che ospita due artisti contemporanei britannici in dialogo virtuale con l’Old Master (nel cui nome, va ricordato, si assegna ogni anno il prestigioso Turner Prize). La mostra è il frutto di una partnership tra il Comune di Como e la Tate di Londra, custode del vasto Turner Bequest, il lascito del pittore: 30mila lavori su carta, 280 album da disegno, 300 quadri a olio. Ma soltanto una piccola parte è approdata in riva al lago. Undici opere in tutto: quattro tele e sette acquerelli. Nulla di paragonabile con le recenti esposizioni di Turner a Londra, Lucerna, Venaria Reale.

Qualche criticità per la mostra di Turner
“Abbiamo scelto la qualità, non la quantità”, spiega Veronica Vissani, direttrice della Pinacoteca civica e regista dell’operazione Turner. Eppure, il budget, tutt’altro che esiguo, avrebbe forse consentito di osare di più. Il Comune ha stanziato 450mila euro, saliti a 685mila con la variazione di bilancio votata all’antivigilia dell’inaugurazione, motivata con l’aumento delle spese di trasporto, assicurazione e climatizzazione (i dirigenti della Tate sono stati inflessibili). Circa la triplice location, lo spazio deputato alle “grandi mostre” d’arte a Como sarebbe la neoclassica Villa Olmo, chiusa però da tempo, a causa di estenuanti lavori di restauro. Siamo dunque invitati a orientarci lungo le tre tappe di un percorso suggestivo, tutto interno all’antica Città murata, ma anche dispersivo (lodevole, però, la soluzione del Tate pass, il biglietto unico, valido 72 ore).
Il percorso espositivo restituisce l’amore di Turner per Como (e non solo)
Iniziamo dalla Pinacoteca, nel seicentesco Palazzo Volpi, dove sono esposti quattro quadri a olio che testimoniano la passione di Turner per l’Italia, girata in lungo e in largo, durante nove viaggi, dalle grandi città meta del Gran Tour, Roma e Venezia tra le altre, ai piccoli centri. Tivoli vista dal monte Catillo, alta sulla roccia al centro del dipinto, appare immersa in un’atmosfera più inquietante che pittoresca, in coerenza con l’estetica del sublime, teorizzata dai filosofi Burke e Kant, adottata da Turner: una bellezza che seduce e spaventa, una natura più minacciosa che benevola, per un mix di piacere, emozione e paura. Suscitano analoghi sentimenti Il ramo d’oro, scena mitologica tratta dall’Eneide (la Sibilla offre a Enea il ramo d’oro necessario per accedere agli Inferi), ambientata presso il lago d’Averno (alle porte di Napoli); Il sol di Venezia, con le barche dei pescatori in primo piano e la città sullo sfondo, affascinante e misteriosa, dissolta nella nebbia del mattino; e Tramonto sul lago (non identificato), dove i dettagli topografici si sciolgono in una materia pittorica indistinta, sorprendente anticipazione dell’arte astratta.
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Da una sede all’altra della mostra
Turner, scrive John Ruskin, suo grande estimatore, “riesce a raggiungere con l’intuizione e l’intensità dello sguardo una verità più essenziale di quella che si vede sulla superficie delle cose”. Sempre in Pinacoteca, lo spazio Campo Quadro (da segnalare meglio) propone vedute, stampe, incisioni di Como nell’Ottocento, ai tempi dei viaggi di Turner. Pochi minuti a piedi ed eccoci al Broletto, il bel palazzo medievale sede del potere civico, a fianco della Cattedrale, seconda tappa dell’esposizione. Qui sfilano sette acquerelli di soggetto comasco, esposti per la prima volta in Italia. In Bellagio vista da Menaggio la topografia sfuma nell’atmosfera. In Lago di Como, un giardino pensile affacciato sull’acqua guarda le montagne sullo sfondo. Da questo acquerello Robert Wallis trasse un’incisione destinata a illustrare il poema Italy di Samuel Rogers, un libro che contribuì a consolidare la fama del paesaggio lariano presso i lettori e potenziali turisti britannici. In Como tramonto città e monti si confondono, avvolti da una magica luce. Sempre al Broletto un video “immersivo” prodotto da Tate Digital racconta su multischermo la vita e la carriera di Turner.
Gli artisti contemporanei in dialogo con William Turner
Arrivano dalla Tate anche i due artisti contemporanei protagonisti della sezione Feeling Colour, in confronto (non immediatamente comprensibile) col sentimento del colore espresso da Turner. Siamo nella chiesa sconsacrata di San Pietro in Atrio. Prima di entrare bisogna coprirsi le scarpe per non rovinare l’installazione site specific Zobop (1999, replicata più volte in varie sedi) di Jim Lambie (Glasgow, 1964), vincitore di un Turner Prize, che dilaga sull’intero pavimento, ricoperto con strisce concentriche di nastro vinilico colorato, per un allegro effetto optical che ricorda l’atrio del museo Madre di Napoli decorato da Daniel Buren. Nella navata destra c’è la seconda opera, I love King’s Cross and King’ s Cross loves me, 8 (2002-2007) di David Batchelor (Dundee, 1955). Acciaio, gomma e fogli di acrilico colorato danno forma a bassi sgabelli rettangolari, dotati di rotelle, disposti sul pavimento come tasselli di un quadro astratto. <<
Armando Besio
Como // fino al 27 settembre 2026
Turner: l’incanto del lago di Como e del paesaggio italiano
PINACOTECA CIVICA – Via A. Diaz, 84
PALAZZO DEL BROLETTO – Piazza del Duomo, 2
SAN PIETRO IN ATRIO – Via Odescalchi
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