L’eredità della storia nella mostra di Danh Vo a Roma: sacro, profano e botanica 

Fino al 17 luglio a Roma la Fondazione Nicola del Roscio ospita la mostra personale dell’importante artista internazionale Danh Vo, tra memoria storica, arte del passato, sacro, profano e barocco, botanica e vegetazione

“Come qualsiasi altra persona, mi vedo come un contenitore che ha ereditato queste infinite tracce di storia senza ereditare alcuna direzione”. Così l’artista Danh Vo, nato nel 1975 in Vietnam ma cresciuto in Danimarca, definisce il suo rapporto con la memoria, l’identità e la storia: tre temi fondamentali della sua ricerca, che lo ha portato ad essere considerato uno dei maggiori artisti al mondo. Danh Vo ha esposto in prestigiosi musei come l’Art Institute di Chicago, la Collezione Pinault a Parigi e il Guggenheim Museum di New York. La sua prima personale in Italia è aperta fino al 17 luglio alla Fondazione Nicola del Roscio: un’occasione da non mancare per approfondire il lavoro dell’artista, che ha immaginato la mostra in omaggio a Roma e al suo passato.

Installation views, Danh Vo at FNDR 2026, Courtsey Fondazione Del Roscio, ph. Giorgio Benni
Installation views, Danh Vo at FNDR 2026, Courtsey Fondazione Del Roscio, ph. Giorgio Benni

La mostra di Danh Vo a Roma

La mostra è nata dal comune interesse di Danh e Nicola per la botanica, intesa non soltanto come passione per le piante ma per le sue implicazioni simboliche e sociali” spiega Diego Cassina, che ha messo in contatto artista e collezionista. Come? Se Danh ha sviluppato un interesse sempre maggiore per la botanica attraverso i giardini fioriti della sua fattoria Güldenhof a nord di Berlino e l’amicizia con una coppia che gestisce un negozio di fiori sotto il suo appartamento nella metropoli tedesca, Nicola ha creato un parco botanico a Gaeta, famoso per una collezione di diverse varietà di palme rare. Questo è il fil rouge che attraversa le diverse opere in mostra, allestite in modo da creare un paesaggio simbolico denso di riferimenti sia alla storia di Roma e del cattolicesimo che al vissuto personale dell’artista.
Un lavoro emblematico in questo senso è Untitled (2021), un frigorifero quadrato basso collocato al centro dello spazio, che contiene il calco in bronzo dei piedi dell’artista berlinese Heinz Peter Knes, con le unghie laccate in colori diversi e posizionati in una posa simile al corpo di Cristo nelle crocefissioni.

Installation views, Danh Vo at FNDR 2026, Courtsey Fondazione Del Roscio, ph. Giorgio Benni
Installation views, Danh Vo at FNDR 2026, Courtsey Fondazione Del Roscio, ph. Giorgio Benni

Le opere in mostra alla Fondazione Nicola Del Roscio

I tasselli di legno inseriti all’interno spezzano le linee metalliche minimali del frigo, e la luce al neon all’interno suggerisce un effetto da obitorio, quasi “una sorta di trofeo di un serial killer “, suggerisce l’artista. L’opera dialoga con Untitled (2024), un calco in bronzo di un crocefisso spagnolo del XVI Secolo, appeso ad un’asta in legno, che presenta al posto delle braccia le mani di Phung Vo, padre di Danh, che sorreggono due fiale in vetro dalle quali sporgono piante di Tropaleum Majus in fiore. Qual è la relazione tra il corpo di Cristo e le mani? Tra il metallo, il legno e le piante? La componente misteriosa e perturbante della ricerca di Vo, che ricorda per molti versi la pittura di Michaël Borremans, aleggia in tutta la mostra. Al muro di sinistra è presente Lick me lick me (2022), un’opera composta da 47 litografie su carta che rappresentano dettagli di dipinti barocchi, eseguiti nel Seicento da artisti come Caravaggio, Artemisia Gentileschi, Bartolomeo Ghetti, Bartolomeo Manfredi e Francesco Furini. Su ogni immagine si intravede una serie di frasi scritte in lettere gotiche e tratte dalle parole di Regan, il ragazzo indemoniato protagonista del film L’Esorcista (1973).

Sacro e profano nell’opera di Danh Vo

Sacro e profano, bene e male, peccato e carità: un’altra opera costruita su queste inquietanti dualità è Untitled (2025): una vecchia cassa di zuppe Campbell fissata a mezz’aria su un’asta di legno. Da una larga feritoia si può scorgere il contenuto: il dettaglio di un dipinto fiorentino del XVI Secolo che raffigura la Vergine del Latte, dove il bambino è intento a succhiare il latte dal seno della madre. L’altra opera rappresentativa della ricerca di Vo è Untitled (2026), collocata in una nicchia all’ingresso dello spazio, dove una testa di Buddha del terzo secolo d.C., rotta in due parti, è stata riparata dall’artista con una giuntura in bronzo, intesa come un atto di cura nei confronti dell’immagine sacra. La testa è illuminata da una serie di lampade utilizzate per la crescita delle piante in serra, disposte in diversi punti dello spazio espositivo, come per creare oasi di luce nella penombra che domina l’ambiente. L’allestimento invita ad osservare con attenzione ogni opera, concepita come un dispositivo in grado di rendere straniante un oggetto apparentemente banale, che solo ad uno sguardo attento rivela la capacità dei grandi artisti di rivelare aspetti del tutto inaspettati della realtà e attivare riflessioni sulla stratificazione della memoria nelle diverse società tra Oriente e Occidente.

Ludovico Pratesi

Roma // fino al 17 luglio 2026
Dahn Vo
FONDAZIONE NICOLA DEL ROSCIO, Via Francesco Crispi, 18
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Ludovico Pratesi

Ludovico Pratesi

Curatore e critico d'arte. Dal 2001 al 2017 è stato Direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro Direttore della Fondazione Guastalla per l'arte contemporanea. Direttore artistico dell’associazione Giovani Collezionisti. Professore di Didattica dell’arte all’Università IULM di Milano Direttore…

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