Allarme cultura in Rai: perché tanti tagli e cancellazioni ai programmi di approfondimento e divulgazione?
L’accusa rivolta al Governo da opposizioni e sindacati è quella di voler imporre, progressivamente, la linea editoriale di una sorta di Telemeloni, escludendo autori e programmi critici nei confronti della politica dell’esecutivo in carica. Di certo, Rai 3 sta perdendo pezzi importanti del suo palinsesto culturale. E in radio non va meglio
Il punto di rottura, sul piano politico, è sancito dall’interrogazione presentata all’Ad Rai dai componenti del Partito Democratico della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai lo scorso 24 giugno, per richiamare l’attenzione sul pericolo corso dalla qualità del servizio pubblico. Oggetto dell’allarme sono, ancora una volta e anno dopo anno con preoccupazione crescente, i tagli ai danni di trasmissioni culturali e di approfondimento che costituiscono l’ossatura e l’identità di Rai 3, costrette a barcamenarsi in una condizione di precarietà e a rischio cancellazione ogni qual volta si presenta l’opportunità di rinnovare il palinsesto della rete per la nuova stagione. Almeno da quando al Governo c’è la destra di Giorgia Meloni, sostengono le opposizioni: “La possibile cancellazione di trasmissioni come Riserva Indiana di Stefano Massini, Dilemmi di Gianrico Carofiglio e Via dei Matti, le incertezze sul ritorno in palinsesto di Caterpillar e le indiscrezioni che riguardano altre figure storiche della Rai rappresentano segnali che non possono essere sottovalutati“, sottolinea la nota del PD.
Una gestione politica del servizio pubblico. La missione tradita della Rai
“Siamo di fronte a programmi che hanno saputo coniugare qualità, approfondimento e consenso del pubblico, contribuendo ad arricchire l’offerta culturale e informativa del servizio pubblico. La loro eventuale soppressione rischia di impoverire il pluralismo editoriale e di alimentare la percezione di una progressiva omologazione dell’offerta radiotelevisiva”, prosegue il comunicato, che poi si fa perentorio: “La Rai appartiene a tutti i cittadini e deve continuare a garantire il confronto tra idee, linguaggi e sensibilità differenti. È questo il cuore della sua missione di servizio pubblico. Per questo chiediamo all’azienda di chiarire le proprie intenzioni e di riconsiderare decisioni che appaiono difficilmente giustificabili nell’interesse generale della Rai e dei suoi utenti”.
La cancellazione di Via dei Matti numero 0: chiude il programma di Bollani e Cenni
Sul tavolo c’è, innanzitutto, una chiusura confermata: dopo cinque stagioni in onda con numeri positivi nell’access prime time di Rai 3, si ferma Via dei Matti numero 0. “Siamo in tv con le repliche che andranno avanti per tutta l’estate, ma la nuova stagione non è stata voluta. È bizzarro, siamo davvero senza parole. Noi siamo alieni della tv, non abbiamo idea dei meccanismi, siamo un po’ sempre dei turisti, per questo non sappiamo cosa dire”, sottolineano senza nascondere lo stupore per la decisione i due conduttori, Stefano Bollani e Valentina Cenni. “Eravamo convinti di poter fare la sesta stagione ed eravamo già con il pensiero di cominciare a scrivere” spiegano. La cancellazione del programma capace di presentare l’approfondimento musicale in tv con tono di voce competente e familiare insieme ha lasciato molti spettatori affezionati con l’amaro in bocca. E la Direzione Rai avrebbe deciso di correre ai ripari per arginare la polemica che sta montando, offrendo a Bollani e Cenni un ciclo di prime serate dal titolo Le Quattro Stagioni, sempre centrato su musica e cultura. Offerta che i due conduttori hanno declinato, “in modo sorprendente”, sottolinea la Rai.
Stefano Massini e Gianrico Carofiglio non più graditi in Rai?
Ma il caso di Via dei Matti sarebbe solo la spia di una sistematica volontà di fare piazza pulita dei programmi sgraditi al Governo. Come Riserva Indiana, trasmissione musicale curata da Stefano Massini, e Dilemmi, approfondimento di attualità affidato a Gianrico Carofiglio. Massini ha confermato, con un lungo post sui social, la cancellazione del programma e la sua amarezza: “La nostra Riserva Indiana chiude. Anzi no, per l’esattezza viene chiusa. Dopo oltre 70 puntate in cui abbiamo ospitato quello che si muove di più interessante e diverso nella scena musicale italiana, la Rai ha deciso di azzerare il programma senza neanche avermi mai voluto incontrare. Silenzio totale, e vattene via”. Poi, la chiosa: “Si sa: la politica decide tutto, in televisione. E per le riserve indiane, in tutti i sensi, non c’è posto”.
La cancellazione di Dilemmi non è ancora stata ufficializzata, ma anche il talk gestito da Carofiglio con un’eleganza sempre più rara da vedere in tv sarebbe destinato a sparire dal palinsesto. E di scelte editoriali riconducibili a motivi “tecnici” è difficile parlare, dal momento che tutti i programmi citati godevano di un buon seguito. Di certo, gli autori “puniti” non hanno mai risparmiato critiche al Governo in carica. E così di ripropone l’annosa questione delle pressioni politiche sulla televisione pubblica. Peraltro estese anche ai palinsesti di Radio Rai.
Il caso Caterpillar su Rai Radio 2
Monta in questi giorni l’indignazione per il trattamento riservato a un programma cult di Rai Radio 2, Caterpillar, in onda dal 1997. Il conduttore Massimo Cirri ha denunciato in prima persona il silenzio dei vertici Rai sul rinnovo della trasmissione per la prossima stagione. E la smentita dell’azienda non è stata troppo convincente, mentre il sindacato Usigrai sottolinea come il programma sia stato progressivamente depotenziato già nel corso dell’ultima stagione, durante la quale ha subìto una drastica riduzione della durata complessiva e uno spostamento dell’orario di inizio, posticipato dalle 18 alle 19:45. “Smontato un pezzo alla volta, nel Servizio Pubblico rimarranno solo conduttori e autori funzionali alla narrazione gradita a Palazzo Chigi”, chiosa duramente il sindacato.
E allora il prossimo 3 luglio, quando ad Ancona saranno presentati ufficialmente i palinsesti televisivi e radiofonici Rai, sarà una data cruciale per capire quanto è grave la situazione. E che rischio stanno correndo la divulgazione culturale e la libertà d’espressione.
Livia Montagnoli
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