Widow’s Bay, la serie Apple che racconta l’orrore della gentrificazione

Tra Stephen King e H.P. Lovecraft, la serie Apple che ha conquistato pubblico e critica con protagonista Matthew Rhys. Una serie horror (ma anche comedy) sul rapporto tra territorio, natura, identità e appartenenza

Se Stephen King e H.P. Lovecraft decidessero di andare in vacanza nel New England, probabilmente sceglierebbero Widow’s Bay. Un’isola apparentemente perfetta, spiagge bianche, case di legno affacciate sull’oceano, nebbie romantiche, niente traffico, niente social, quasi nessun segnale telefonico. Il luogo ideale per chi sogna di fuggire dalla modernità. Eppure, dietro questo idillio, si nasconde una serie horror sul rapporto tra territorio, natura, identità e appartenenza. E il paradosso narrativo di Widow’s Bay (disponibile su Apple Tv, già confermata per una seconda stagione) sta proprio in questa dicotomia tra l’isola della meraviglia e l’isola maledetta, tra genere horror e commedia, tra sarcasmo e dramma.

La serie Apple Widow’s Bay tra modernizzazione a colonizzazione culturale

Tom, il sindaco, sogna di trasformare l’isola in un’altra Martha’s Vineyard brulicante di turisti che bevono cappuccino, leggono il New York Times e la rendono “viva”. Ma il suo progetto di modernizzazione è, in realtà, una forma di colonizzazione culturale, di gentrificazione escursionistica. Portare i turisti significa portare lo sguardo esterno, la logica del mercato, la disincantata normalità della terraferma, lo specchio distorto dei social. Ed è esattamente questa invasione a risvegliare l’isola e la sua maledizione, dopo decenni di relativa quiete. Girata tra Gloucester, Rockport, Essex e Worcester, nel Massachusetts, la serie sfrutta l’iconografia del New England come archivio vivente dell’immaginario gotico americano.

Widow's Bay, la serie su Apple Tv
Widow’s Bay, la serie su Apple Tv

La serie Apple Widow’s Bay: una regia equilibrata

Creata da Katie Dippold (Parks and Recreation) e diretta da Hiro Murai (Mr &Mrs Smith), Widow’s Bay è una serie che usa il soprannaturale come strumento per raccontare i luoghi. La macchina da presa osserva l’isola come se fosse un organismo vivente ed è proprio questa scelta a rendere la serie inquietante: lo spettatore non teme il mostro, teme il luogo. La narrazione costruisce invece un equilibrio delicato tra ironia e paura con i suoi abitanti ordinari, bizzarri, insoliti, persino comici, ma è proprio questa normalità a rendere più disturbante ciò che accade loro. Più che una storia di mostri, fantasmi, boogeyman e serial killer, è la storia di un’isola che ha una propria volontà e se non le diamo retta, la sua sventura ci colpirà come un flagello divino o una sciagura diabolica. E, proprio come nelle migliori opere di King e Lovecraft, il male non arriva dall’esterno, è sedimentato nel paesaggio, incorporato nella geografia stessa, ha un suo passato e un suo continuum. La maledizione, che incombe sulla comunità, è infatti antica, nutrita da sacrifici, anime offerte in cambio di altre vite, patti oscuri con una natura che trae piacere dalla paura dei suoi abitanti. Non è un caso che si passi da una rappresentazione filmica contemporanea all’iconografia pittorica alla Grant Wood di American Gothic.

Widow's Bay, la serie su Apple Tv
Widow’s Bay, la serie su Apple Tv

La serie Apple Widow’s Bay: un cast incredibile

Una serie horror ecologica, in cui la natura e il luogo reagiscono in maniera violenta alla colonizzazione culturale. Ma l’originalità della serie sta proprio nel trasformare il turismo in una forma di hybris contemporanea, anche se non sono i turisti, gli stranieri le vittime immediate della storia, ma gli abitanti, interpretati in maniera eccelsa da un cast d’eccezione. Matthew Rhys (The Americans) è Tom, il sindaco, un uomo codardo e coraggioso, ottuso e brillante, a cui l’attore immette una vulnerabilità autentica, scissa tra malinconia e rivalsa, controllo e perdita. Kate O’Flynn è Patricia, l’assistente del sindaco, il personaggio più interessante, una figura eccentrica, divisiva, respingente, ma salvifica che ricorda Carrie di De Palma, ma anche Shelley Duvall in Shining, non a caso, l’archetipo dell’horror anni Ottanta. Un horror che emerge dall’usura, dalla fotografia, dalle location, dalle persone ma non dall’effetto speciale.

La serie Apple Widow’s Bay: libertà o isolamento?

Letteratura e cinema si innescano in una eco che riverbera Salem, Lovecraft, Hawthorne, Carpenter, King e il regista orchestra il tutto con grande eleganza, evocando Lo Squalo, The Fog, Halloween e persino Twin Peaks. Ma sotto la superficie dell’horror, emerge una metafora politica potentissima. Widow’s Bay è l’isola da cui non si riesce ad andare via, è il luogo che definisce il destino di chi vi nasce. Una sorta di Brexit dell’orrore, dove il mare non promette libertà ma isolamento e dove il vero mostro non è ciò che emerge dalla nebbia, ma la convinzione che oltre quella nebbia, quel confine, non esista alcun altro mondo possibile. Il mito dell’autosufficienza diventa isolamento in una perenne oscillazione tra nostalgia e paura del cambiamento.

Barbara Frigerio

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Barbara Frigerio

Barbara Frigerio

Connettere tutte le forme d’arte è la sua ossessione. È un’autrice, story editor, script doctor, executive producer, critica e giornalista. Ha collaborato con il Mereghetti Dizionario dei Film e con numerose riviste tra cui Rolling Stone, Vogue, GQ, occupandosi di…

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