La storia dell’appartamento segreto nascosto dentro alla Tour Eiffel di Parigi
Quel piccolo appartamento, noto oggi come Bureau de Gustave Eiffel, venne immaginato come un laboratorio di idee. Qui, infatti, l’ingegnere Eiffel riceveva scienziati, inventori e ospiti illustri, come per esempio Thomas Edison
Era il 1889 quando in occasione dell’Esposizione Universale venne inaugurata un’enorme struttura metallica che poi sarebbe diventata per eccellenza il simbolo di Parigi e più in generale quello della modernità industriale. E mentre la borghesia cittadina guardava la Tour Eiffel con stupore e talvolta con fastidio l’ingegnere francese Gustave Eiffel aveva già immaginato di abitare la propria creazione.
La storia dell’appartamento segreto della Tour Eiffel
La storia dell’appartamento segreto della Tour Eiffel comincia infatti insieme alla torre stessa. Voluta come manifesto tecnologico della Belle Époque, la torre nasce dal lavoro degli ingegneri Maurice Koechlin ed Émile Nouguier, poi sviluppato dall’architetto Stephen Sauvestre e sostenuto economicamente da Gustave Eiffel, che ne acquistò il brevetto. Ma dentro quell’immenso scheletro di ferro, alto oltre trecento metri e composto da migliaia di elementi metallici assemblati con milioni di rivetti, Eiffel volle ricavare uno spazio tutto suo: un appartamento nascosto nel punto più alto della città. All’interno delle geometrie metalliche si apriva infatti un ambiente raccolto, quasi borghese, arredato con mobili in legno, carta da parati decorata, divani imbottiti in velluto, scaffali di libri e persino un pianoforte a coda.

Il Bureau de Gustave Eiffel a Parigi e i suoi ospiti
Quel piccolo appartamento, noto oggi come Bureau de Gustave Eiffel, venne immaginato come un laboratorio di idee. Qui, infatti, riceveva scienziati, ingegneri, inventori e ospiti illustri, come Thomas Edison, che raggiunse Eiffel sulla sommità della torre portandogli in dono uno dei suoi fonografi. E pare che l’appartamento riflettesse perfettamente la personalità di Eiffel. Visionario ma pragmatico, accanto agli ambienti domestici fece installare veri spazi di ricerca dedicati alla meteorologia, all’astronomia e agli studi di fisiologia, approfittando di quell’altitudine.
I tentativi di acquistare l’appartamento segreto di Gustave Eiffel
Tuttavia la società parigina dell’epoca guardava soprattutto all’esclusività di quel luogo. La sola idea che esistesse un appartamento privato nel punto più alto di Parigi alimentò curiosità, invidia e desiderio. Le richieste per poterlo affittare o visitare furono numerosissime, spesso accompagnate da offerte economiche considerevoli. Eiffel le rifiutò tutte. Lo scrittore Henri Girard, nel volume La Tour Eiffel à trois cents mètres, raccontò quel rifiuto come una scelta quasi spirituale: nessun’altra abitazione, scriveva, avrebbe potuto offrire una simile distanza “dai rumori e dalla sofferenza umana”. Dopo la morte di Eiffel, l’appartamento venne trasformato in reliquia. Per decenni rimase inaccessibile, alimentando racconti e fantasie. Mentre oggi è ancora visibile al terzo livello della torre, anche se soltanto attraverso una vetrata che ne preserva gli arredi originari e le sagome ricostruite di Gustave Eiffel, della figlia Claire e di Edison.
L’appartamento di Gustave Eiffel e la contemporaneità
Nel 2016, in occasione degli Europei di calcio, si tentò di riportare in vita quell’atmosfera tanto che un secondo appartamento temporaneo venne allestito al secondo piano della torre dall’interior designer Benoît Leleu. Più di duecento metri quadrati affacciati su Parigi, tra lounge contemporanee e grandi vetrate panoramiche. Per poche settimane quattro vincitori di un concorso internazionale ebbero il privilegio di trascorrervi una notte, giocando a biliardino e sorseggiando tè a cinquanta metri d’altezza. Ma quell’esperimento, pur spettacolare, non possedeva il fascino del rifugio originario di Eiffel. Perché il vero appartamento segreto della Tour Eiffel continua a custodire qualcosa che sfugge al turismo e al marketing: l’idea romantica che il monumento simbolo della modernità possa nascondere, nel suo punto più alto, una stanza privata pensata non per dominare la città, ma per osservarla in silenzio.
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