Guida ai cimiteri monumentali di Roma: un viaggio tra sepolture illustri, catacombe e leggende 

Papi, poeti, artisti, attori e un medico sepolto vivo: Roma custodisce i suoi grandi in luoghi dove storia, arte e mistero si intrecciano. Ecco quali siti non perdere, dal Cimitero del Verano al Cimitero Acattolico fino alle Catacombe di San Callisto

Sotto la superficie di Roma e appena fuori le sue mura, riposano secoli di storia. Ci sono i papi del III secolo nelle catacombe, i poeti in un cimitero monumentale, gli artisti di fama mondiale e i membri della famiglia reale sabauda al Pantheon e i protagonisti del cinema italiano in tombe che i fan continuano a visitare.
La città eterna ha sempre avuto un rapporto tutto particolare con i propri morti, li ha onorati, nascosti, dimenticati e a volte, secondo la leggenda, seppelliti troppo in fretta.

Cimitero del Verano, Roma, 2013. Courtesy Wikimedia. Photo Fczarnowski
Cimitero del Verano, PRoma, 2013. Courtesy Wikimedia. Photo Fczarnowski

Le catacombe di San Callisto, il cimitero dei papi

Prima ancora che esistessero cimiteri nel senso moderno del termine, Roma scavava per creare uno spazio per i suoi morti. Le Catacombe di San Callisto, nate alla fine del II secolo lungo la Via Appia, sono state il primo cimitero ufficiale della comunità cristiana di Roma. Il nome deriva dal diacono Callisto, incaricato da papa Zefirino di amministrare quel vasto labirinto sotterraneo, prima di diventarne egli stesso uno degli inquilini più illustri, in veste di pontefice. Il complesso si estende per quindici ettari e raggiunge quasi venti chilometri di gallerie. Al suo interno hanno trovato sepoltura oltre cinquanta martiri e sedici pontefici. Il cuore del luogo è la cosiddetta Cripta dei Papi, dove le iscrizioni originali in greco ricordano ancora i nomi di Ponziano, Antero, Fabiano, Lucio I ed Eutichiano.

Il Verano, pantheon della romanità

Fondato lungo la Via Tiburtina in epoca napoleonica in seguito all’Editto di Saint Cloud del 1804, il Cimitero Monumentale del Verano, si estende su 83 ettari che custodiscono quasi duemila anni di presenza umana in quel lembo di terra, come attesta la presenza di una necropoli romana precedente. Il progetto originario fu affidato a Giuseppe Valadier, ma i lavori si svilupparono sotto la guida dell’architetto pontificio Virginio Vespignani. Percorrere il Verano significa attraversare un secolo e mezzo di storia italiana condensata in marmo, tufo e bronzo. Qui riposano Goffredo Mameli, autore del testo dell’inno nazionale, e Grazia Deledda, Premio Nobel per la letteratura nel 1926. Accanto a loro, il pittore futurista Giacomo Balla, gli scrittori Alberto Moravia e Gianni Rodari, il poeta dialettale Trilussa e la scrittrice Sibilla Aleramo. E poi il cinema e il teatro: Eduardo De Filippo, Vittorio De Sica, Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi ed Ettore Petrolini. Una menzione a parte merita Filippo Severati, ribattezzato “Il Pittore del Verano”: i suoi ritratti funebri ottocenteschi, realizzati con una tecnica di pittura a smalto su lava che brevettò nel 1857 e tenne segreta per decenni, rappresentano una straordinaria galleria della borghesia romana del tempo. Ogni opera reca firma, data e numero progressivo, un incredibile archivio visivo che il tempo non ha intaccato.

Cimitero del Verano, Portico di ingresso, Roma, 2017. Courtesy Wikimedia. Photo Lucamato
Cimitero del Verano, Portico di ingresso, Roma, 2017. Courtesy Wikimedia. Photo Lucamato

La leggenda di Pietro Galletti e la paura dei sepolti vivi

Non tutto ciò che il Verano custodisce è storia certificata. Tra le sue mura circola da generazioni la leggenda di Pietro Galletti, un medico che, secondo il racconto popolare, fu dichiarato morto in seguito a uno stato di catalessi, una condizione in cui le funzioni vitali si riducono al minimo, rendendo il corpo immobile e apparentemente privo di vita. Tumulato nel cimitero, sarebbe stato ritrovato nella bara in posizione rannicchiata, con i segni inequivocabili di chi aveva tentato disperatamente di uscire.
La storia non ha fondamento storico verificabile e appartiene al ricco filone delle leggende romane, alimentato dalla diffusissima paura ottocentesca di essere sepolti vivi.

Il Cimitero Acattolico, poeti stranieri e italiani scomodi

A poca distanza dalla Piramide Cestia, nel rione Testaccio, sorge il Cimitero Acattolico, uno dei cimiteri più singolari d’Europa e noto anche come cimitero degli inglesi o degli artisti e dei poeti. Nato per accogliere chi, sotto il potere temporale del papa, non poteva essere sepolto in terra consacrata, divenne nel tempo un luogo di pellegrinaggio culturale. Le tombe più cercate sono quelle dei poeti romantici inglesi John Keats, morto di tubercolosi nel suo appartamento in Piazza di Spagna a soli 25 anni, e Percy Bysshe Shelley, annegato in un naufragio nel mare di fronte a Lerici nel 1822, non ancora trentenne. Ma il cimitero ospita anche figure legate all’Italia in modo più diretto: Antonio Gramsci, tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia e morto dopo anni di prigionia fascista, e lo scrittore Carlo Emilio Gadda. Più recenti le sepolture di Andrea Camilleri, il creatore del commissario Montalbano, e di Giorgio Napolitano, già Presidente della Repubblica. Tra le tombe meno note ma più evocative c’è quella di Rosa Bathurst, una ragazza inglese di quindici anni, famosa per la sua bellezza e vitalità, che nel marzo 1824, durante una cavalcata lungo le rive del Tevere, cadde nel fiume in piena e scomparve tra i gorghi. Il suo corpo fu ritrovato mesi dopo, conservato dal limo, ancora avvolto nel suo vestito blu. Secondo alcuni, la sua storia ispirò Fabrizio De André nella scrittura della Canzone di Marinella, anche se lo stesso cantautore ne ha sempre indicato un’altra origine. La gestione del cimitero è affidata alle rappresentanze diplomatiche straniere in Italia, e il luogo conserva ancora oggi un’atmosfera raccolta e curata, lontana dalla magniloquenza monumentale del Verano. Come scrisse Henry James, è un posto che dà “l’impressione di volgere uno sguardo alla morte dal lato più felice della tomba“.

Luisa Gaiardoni

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