Padova schiera grandi nomi per candidarsi a Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028 (Cattelan incluso)

La candidatura propone Padova come città della dissidenza creativa, attraverso il dossier “Ancora imparo. Esercizi di dissidenza”. Direzione artistica affidata a Marta Papini e Maurizio Cattelan con Myriam Ben Salah; qualificatissimo anche il comitato scientifico

È una candidatura in pompa magna quella presentata dalla città di Padova per partecipare all’iniziativa Capitale italiana dell’arte contemporanea, che il Ministero della Cultura ha istituito nel 2024, e che proprio nell’anno in corso vede cimentarsi con la sfida il primo Comune designato, Gibellina. Nel 2027, il testimone sarà raccolto da Alba: la città piemontese si è aggiudicata il riconoscimento con una programmazione – e un parterre di nomi e profili coinvolti – decisamente altisonante e qualificata.

Padova schiera grandi nomi per la candidatura a Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028

E così potrebbe essere per Padova, che concorrerà all’assegnazione per il 2028 con il dossier Ancora imparo. Esercizi di dissidenza. La direzione artistica è stata affidata a Marta Papini e Maurizio Cattelan, con Myriam Ben Salah (curatrice del padiglione nazionale della Francia in Biennale Arte 2026). Mentre il Comitato scientifico di supporto vede schierate personalità del calibro di Cecilia Alemani, il Cardinale José Tolentino de Mendonca (responsabile delle politiche culturali del Vaticano), Daniela Mapelli e Renzo Piano.
Alla regia del Comune di Padova, con il patrocinio della Regione Veneto, si affiancano la collaborazione dell’Università di Padova, della Diocesi di Padova e delle tre fondazioni private operanti in città: Fondazione Alberto Peruzzo, Fondazione Chiara e Francesco Carraro e Fondazione Bano. Coinvolte anche numerose realtà del terzo settore, associazioni e cooperative, oltre a organizzazioni del mondo economico, produttivo e turistico padovano.

Padova candidata a Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028. Gli obiettivi

Padova Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028 nasce dall’idea che la città possieda, nella propria storia, un’identità naturalmente contemporanea: una vocazione alla libertà di pensiero, alla sperimentazione, alla messa in discussione dei paradigmi consolidati e alla ricerca scientifica e artistica come strumenti di innovazione e trasformazione civile. Dunque la candidatura intende valorizzare la città come laboratorio interdisciplinare europeo. Si punta alla rigenerazione e all’attivazione di nuovi spazi per il contemporaneo, all’ampliamento dell’accesso alla cultura, al coinvolgimento delle giovani generazioni attraverso programmi educativi, di formazione, ricerca e produzione culturale, al rafforzamento delle reti tra istituzioni pubbliche e private, alla cooperazione internazionale. Anche valorizzando competenze, progettualità e infrastrutture che Padova ha già attivato negli ultimi anni.

“Ancora imparo. Esercizi di dissidenza”. Le radici storiche e culturali della candidatura

Il tema del dossier si deve alla radici culturali della città, in riferimento alla lunga tradizione patavina di libertà di pensiero: nel 1222, nasceva a Padova, per garantire libertà di studio e ricerca, l’Università. Ateneo che nel corso dei secoli ha visto formarsi Pietro d’Abano e Galileo Galilei, Giotto e Mantegna, Andrea Vesalio ed Elena Cornaro Piscopia, fino al Gruppo N e a Maurizio Cattelan. A partire da queste figure e da queste storie, la candidatura propone Padova come città della dissidenza creativa. “Anchora inparo” è invece citazione letterale dell’espressione attribuita a Michelangelo, ripresa da Goya e successivamente scelta da Gio Ponti per la Scala del Sapere di Palazzo Bo, sede storica dell’Università di Padova. Un invito a rimanere aperti all’ascolto, allo studio e alla possibilità di continuare a imparare. Spiega congiuntamente il trio a cui è affidata la direzione artistica che “ci interessa l’arte quando innesca domande, quando mette in crisi le abitudini dello sguardo, quando crea spazi di confronto invece di confermare ciò che già sappiamo. Per questo abbiamo scelto di partire dall’idea di dissidenza: un esercizio di libertà, curiosità e immaginazione”. “Vorremmo che Padova 2028 fosse un’occasione per guardare la città da prospettive inattese” sottolineano Papini, Salah e Cattelan “con gli occhi di chi la incontra per la prima volta, di chi la abita ogni giorno senza più accorgersi di alcune sue ricchezze, ma anche di chi ci ritorna dopo molti anni e la scopre diversa da come la ricordava. Una città capace di sorprendere per la vitalità delle sue energie culturali, scientifiche e sociali, spesso meno visibili di quanto meritino”.

Padova come piattaforma di produzione culturale. L’ambizione della candidatura

Le attività che si integreranno tra loro saranno mostre, commissioni pubbliche, residenze artistiche, programmi educativi, conferenze, produzioni editoriali e attività di ricerca, parte di un disegno unitario volto a rafforzare il ruolo della città come piattaforma di produzione culturale e sperimentazione contemporanea, anche per la realizzazione di nuove opere, produzioni e progetti destinati a incrementare il patrimonio culturale pubblico della città. “Non ci interessa costruire soltanto un programma di eventi. Le mostre sono la parte più visibile di un processo molto più profondo. Ci interessa lavorare sulle infrastrutture culturali, sulle relazioni, sulle competenze, sugli spazi e sulle opportunità che possono continuare a produrre valore anche dopo il 2028”, ribadisce il team curatoriale.

La candidatura si innesta inoltre su un importante programma di recupero e rifunzionalizzazione di spazi culturali distribuiti tra centro storico e quartieri, che entro il 2028 metterà a disposizione della città oltre 20mila metri quadrati di nuove infrastrutture dedicate alla cultura, all’arte contemporanea, alla formazione e alla partecipazione. “Un processo” spiega l’assessore alla Cultura Andrea Colasioche ha comportato la riqualificazione e la rigenerazione di edifici e luoghi spesso abbandonati, restituiti a una nuova identità e funzione pubblica: il Cinema Altino, la Chiesa di Sant’Agnese e Palazzo Lanza, Palazzo Configliachi, il Du30, il Castello Carrarese, ma che riguarda anche le numerosissime sedi dell’Università fino agli Hangar dell’Aeroporto Allegri. Una strategia che ha iniziato a riscrivere l’asse centro-periferia delle politiche culturali, individuando nuovi spazi che saranno vocati e destinati alla creatività artistica e all’arte contemporanea: è il caso del DU30, che ospiterà delle vere e proprie residenze artistiche, e di Palazzo Configliachi vocato all’arte del Novecento”. Per Colasio, “la candidatura di Padova a Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028 si configura come una grande opportunità per la nostra città, ché viene a dilatare i territori artistici che ne definiscono la sua identità nazionale e internazionale. Accanto alla Urbs Picta il progetto di Padova contemporanea 2028 amplia l’offerta culturale complessiva. Si tratta di un percorso che è il naturale esito di una strategia che, negli ultimi anni, ha visto una molteplicità di attori, pubblici e privati, investire, con decisione, sui linguaggi e i luoghi del contemporaneo”.

Livia Montagnoli

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