A Bologna la sottosegretaria alla cultura Borgonzoni combatte graffiti e scritte vandaliche (che però sono lì per colpa del suo partito)
La città emiliana conta ben novecento immobili vincolati, oltre al sistema dei portici riconosciuto patrimonio UNESCO. L'obiettivo ora è creare una banca dati che consenta agli agenti di applicare le sanzioni previste dalla normativa. Una normativa però debolissime, proprio grazie alla Lega
A Bologna la lotta ai graffiti entra in una nuova fase con uno strumento operativo che promette di rendere più rapida l’applicazione delle sanzioni previste per chi imbratta o danneggia il patrimonio storico della città. Il progetto, presentato in Prefettura dalla sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni, punta sulla condivisione dei dati tra Prefettura, Soprintendenza e forze dell’ordine per individuare in tempo reale gli edifici sottoposti a tutela e accelerare le procedure sanzionatorie.
Bologna e le nuove misure anti-graffiti
La città emiliana, infatti, conta ben novecento immobili vincolati, oltre al sistema dei portici riconosciuto patrimonio mondiale UNESCO. L’obiettivo, dunque, è creare una banca dati condivisa che consenta agli agenti intervenuti sul posto di verificare immediatamente se il bene oggetto di imbrattamento rientri tra quelli protetti e applicare di conseguenza le sanzioni previste dalla normativa. E le multe sono quelle introdotte dalla Legge 6 del 2024, nata all’indomani delle azioni dimostrative condotte da gruppi ambientalisti come Ultima Generazione ed Extinction Rebellion contro monumenti, palazzi istituzionali e opere d’arte. Il provvedimento prevede sanzioni amministrative comprese tra 10mila e 40mila euro per il deturpamento e tra 20mila e 60mila euro per il danneggiamento di beni culturali e paesaggistici.
Nel caso di Bologna, però, la questione dei graffiti accompagna da decenni il dibattito sul decoro urbano della città, dove la presenza di tag e scritte sui muri dei palazzi storici è diventata negli anni una delle principali criticità segnalate da residenti, commercianti e amministratori. Ma qui la densità di edifici vincolati rende particolarmente complesso distinguere rapidamente tra un semplice muro cittadino e un bene sottoposto a tutela. E così il nuovo sistema punta dunque a colmare questo vuoto.

A Bologna si stringono le misure anti-graffiti: ma c’è dell’ipocrisia
L’annuncio di Borgonzoni ha tuttavia riaperto anche un dibattito politico che affonda le radici molto nel passato. Era l’autunno del 2008 e l’allora Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, stava facendo passare finalmente una severa normativa antigraffiti peraltro presente nel suo programma elettorale. Nulla di particolarmente innovativo, ma per lo meno si aumentavano le pene sia a livello pecuniario sia a livello detentivo sperando che la cosa potesse disincentivare la devastazione di ogni edificio privato, di ogni spazio pubblico e perfino di molti monumenti. Un problema di Bologna, ma anche di Roma, di Milano, di Venezia, di Firenze…
Se l’Italia non ha una seria legge contro i vandali è proprio per “merito” della Lega
Il dispositivo entra in Consiglio dei Ministri e ne esce senza esito. Dopo qualche settimana, a fine ottobre, di nuovo: entra ed esce senza approvazione con l’idea di ripresentarlo a data da destinarsi. Dopo quell’ottobre 2008 sono passati 17 anni e non se ne parlerà più: l’Italia rimarrà il paese con la normativa contro il vandalismo urbano più blanda, oggi destinazione ambita per gli imbrattatori di mezz’Europa. Cosa era successo? Era successo che le intenzioni di Forza Italia non riuscirono a compensare la contrarietà dell’allora Alleanza Nazionale, ma soprattutto della Lega. La Lega infatti aveva all’epoca alcuni militanti storici indagati o addirittura sotto processo per vandalismo e imbrattamenti contro beni pubblici a causa delle innumerevoli scritte “LEGA LOMBARDA”, “BOSSI” o “PADANIA LIBERA” (i più anzianotti se le ricorderanno) che negli Anni Novanta apparvero sui cavalcavia di tutta l’Italia settentrionale. Per difendere questi quattro squinternati, si decise di impallinare la normativa. Ecco perché – cara Borgonzoni – i portici e monumenti di Bologna sono tutti scarabocchiati ed ecco perché in Italia nessuno ha paura di sporcare e vandalizzare. Inutile dire che l’attuale Governo tutto ordine e disciplina non ha fatto nulla in questo senso. Nulla di nulla nonostante una maggioranza robusta come non si era mai visto prima…
A Bologna il dibattito: tra vandalismo ed espressione artistica
Resta aperta, infine, una questione che da anni divide urbanisti, amministratori e operatori culturali: dove finisce il vandalismo e dove inizia l’espressione artistica? Se da un lato il contrasto alle tag sui monumenti raccoglie un consenso quasi unanime, dall’altro il dibattito sulla street art e sulle pratiche artistiche nello spazio urbano continua a interrogare le città contemporanee. Bologna, che negli anni ha ospitato importanti esperienze di arte pubblica e muralismo, si trova ancora una volta a misurarsi con questo equilibrio delicato tra tutela del patrimonio e libertà di espressione.
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