Una strategia urbana multilivello per il futuro di Roma: intervista allo studio IT’S

Cura, Movimento, Bellezza, Conoscenza: questi i punti di forza di Roma Continua, progetto valso al gruppo capitanato dagli studi IT’S e OMA il primo premio al concorso di idee “A Vision for Rome”. I dettagli in questa intervista

Istituita nel 2023, la Fondazione Roma REgeneration ETS vuole farsi promotrice di una rinnovata visione per la Capitale, basata su principi di sostenibilità e innovazione e sul confronto tra pubblico e privato. Una mission perseguita con i forum Roma Regeneration e attraverso la Call for Ideas – A Vision for Rome; lanciata nel 2025 e patrocinata della Regione Lazio e da Roma Capitale, questa competizione è finalizzata alla raccolta di proposte per tratteggiare un possibile indirizzo per l’avvenire della città. A quasi un anno dal bando, oltre 1200 professionisti, attivi in diversi ambiti professionali e di base in 29 Paesi, hanno preso parte a questa esperienza. Con il progetto Roma Continua, il team formato dagli studi IT’S, OMA, LGSMA, OKRA, NET Engineering e da altri partner (tra cui Artribune) si è aggiudicato nei giorni scorsi la vittoria al concorso. Agli architetti Alessandro Cambi, partner e co-fondatore dello studio IT’S, e Bruna Dominici, art director di IT’S, abbiamo chiesto di dettagliarne le peculiarità.

Una strategia urbana multilivello per il futuro di Roma: intervista allo studio IT’S
© IT’S, OMA, OKRA, NET Engineering, and LGSMA

Alessandro Cambi e Bruna Dominici raccontano il progetto “Roma Continua”

Per delineare la strategia multilivello di Roma Continua, avete individuato i “principi” di Cura, Movimento, Bellezza, Conoscenza, associati alle pratiche di riuso adattivo. Di cosa si tratta?
AC Con il nostro lavoro non abbiamo voluto fornire un piano o un indirizzo rigidi: la consapevolezza della rapidità dell’evoluzione della città ci ha spinto verso dei “caratteri” da adattare e applicare gradualmente tenendo conto delle metamorfosi della società e di Roma. Si tratta però di aspetti fortemente specifici, che ribadiscono complessità e unicità della città: crediamo che non esistano modelli provenienti da altri luoghi che possano essere applicati qui. Si tratta della cura del paesaggio, che consideriamo come primaria e fondamentale, della bellezza, il tratto fondamentale di Roma, del movimento e della conoscenza. Insieme costituiscono l’ossatura della nostra visione, che si fonda anche sui concetti di riuso, di riattivazione e di diffusione.

Cosa intendi con “diffusione”?
AC L’obiettivo è rendere agerarchica la città, far sì che non esista più (o comunque non in maniera così marcata) un’unica centralità. Pensiamo a una Roma in cui il centro possa essere ampliato, in termini di vissuto e di percezione. Una “città territorio”.

Dal punto di vista operativo e date le dimensioni del team coinvolto, qual è stato il metodo applicato?
BD Quando abbiamo iniziato questo percorso, con tutto il gruppo di lavoro ci siamo riuniti in un primo workshop: abbiamo attraversato insieme la città (incluse le zone periferiche e meno nota perfino a chi abita qui) e prodotto delle immagini. Osservandole insieme abbiamo riconosciuto in esse elementi che consideriamo come estremamente forti e rappresentativi nel carattere di Roma.

Quali, per esempio?
BD Penso in particolare a un’immagine: rappresenta un rudere in una periferia romana; sullo sfondo si vedono dei palazzi. Ci sono anche delle donne, sedute accanto una accanto all’altra, intente a parlare, fare l’uncinetto. La considero paradigmatica di quello che è davvero Roma, una città che possiede un paesaggio di rovine diffuso su tutto il territorio, periferie comprese. È un “grande luogo”, con un fortissimo elemento di identità sociale, in cui esistono potenzialità da valorizzare e raccontare.
Più in generale, abbiamo lavorato in modalità workshop continuo, con sessioni settimanali per quasi un anno, affiancando la visione di chi ha un “impatto interno” sulla città, perché ci vive, ci lavora o la conosce profondamente, con quella di chi la vede da fuori. Da diverse prospettive, possono nascere le riflessioni più interessanti. La considero una pratica necessaria.
AC E potrebbe anche diventare permanente, un ciclo continuo. A questo punto della storia di Roma, non si può più smettere di pensare alla città. Anche per questo, ci piacerebbe che dall’esperienza del concorso si immaginasse un osservatorio, un tavolo permanente di lavoro su Roma. Crediamo che ci sia bisogno di fare questo tipo di ragionamenti non solo quando si lavora a un piano regolatore, ma in modo quasi quotidiano, come fosse un lavoro di adattamento che segue le evoluzioni della città e della sua comunità.

I punti di forza del progetto “Roma Continua”

Scendiamo nel dettaglio di Roma Continua, con un’analisi del principio di “Bellezza”.
BD All’inizio il lavoro che abbiamo fatto per “Bellezza” è stato una mappatura, mettendo insieme elementi cartografici noti e meno noti per riunire tutta la bellezza di Roma, che come dicevamo ha una enorme diffusione. Quindi abbiamo messo a punto una strategia che in parte è legata al turismo, tema cruciale e attuale: abbiamo pensato a dei corridoi turistici basati sulle consolari, ragionando anche su nuovi itinerari. Parallelamente nella bellezza abbiamo individuato un elemento di costruzione e di rafforzamento dell’identità sociale, pensando quindi sul territorio a “piccoli poli” che per le comunità locali costituissero elementi di accentramento e di rafforzamento dell’identità stessa. Più in generale va detto che i principi di Roma Continua sono tra loro interconnessi: ciascun punto della strategia contiene anche gli altri.

Ovvero?
BD Per esempio, la mappatura degli edifici abbandonati di varia natura (ex caserme, ex cinema, complessi industriali abbandonati, centri commerciali, spazi residuali o legati alle infrastrutture, tra gli altri) è “funzionale” al concetto di bellezza, perché localizza luoghi in cui si potrebbero costruire centri culturali per i quartieri, ma anche a quello di “palinsesto”.

Soffermiamoci ora su quest’ultimo concetto.
AC Roma è una città che si è sempre costruita su sé stessa, a partire da sé stessa, continuamente: Roma Continua, appunto. Tuttavia, nell’ultimo periodo questo tipo di pratica si è un po’ perso; per noi dovrebbe tornare a essere un elemento di orientamento ed evoluzione. In altre parole, significa lavorare sulla trasformazione continua dei luoghi: rigenerando, riattivando, riconfigurando, riparando, usando sempre e comunque dispositivi che cerchino di non consumare suolo.
BD Dalla mappatura degli edifici (e considerandone almeno un centinaio come campioni, alcuni dei quali presentano qualità architettoniche interessanti) abbiamo capito che oltre al loro recupero, proprio per il fatto che hanno già una storia possiedono il più alto potenziale per essere accolti positivamente dalle comunità. Vuol dire che possono trasformarsi in attivatori di progetti di rigenerazione virtuosa.

Una strategia urbana multilivello per il futuro di Roma: intervista allo studio IT’S
Roma Continua. Image © IT’S, OMA, OKRA, NET Engineering, and LGSMA

Come superare le difficoltà del muoversi a Roma?

Uno degli asset del vostro lavoro è stato il movimento, certamente un tema cruciale e molto sentito in città.
AC Innegabilmente Roma presenta delle difficoltà legate alla mobilità, al muoversi: vanno risolte. Dai dati che abbiamo visionato, emerge per esempio che ogni cittadino, nel corso di un anno, trascorre 72 ore nel traffico. Le ricadute sono anche in termini di distanze economiche e sociali: Roma, in pratica, deve assolutamente riavvicinarsi a sé stessa. Secondo noi, si può agire con interventi a varia scala: alcuni molto leggeri, con collegamenti tra quei quartieri vicini che sperimentano il paradosso di risultare distanti solo perché non collegati. Abbiamo poi proposto una serie di azioni sulle infrastrutture ferroviarie, sia per superare le fratture dovute alle linee (come avvenuto in tante città), sia potenziando una rete di trasporto metropolitano usando su linee e stazioni ferroviarie che oggi non sono completamente utilizzate. Infine servirebbero un anello intermedio a velocità leggera, per far sì che nei flussi quotidiani non si debba necessariamente attraversare il centro, e un lavoro profondo sul GRA.

Cosa è emerso dalle vostre riflessioni sul Grande Raccordo Anulare?
AC Di fatto, non contiene più la città: ci sono 300mila abitanti al di là del raccordo. C’è bisogno di affrontare questa barriera, che è sia fisica che sociale. Abbiamo dunque ragionato su degli elementi di discontinuità, dei corridoi anche ambientali che possano estendersi al di là di quella che è la forma della città attuale. E questo ci dà lo spunto per introdurre la cura del paesaggio.

E, in questo senso, avete ragionato in termini di “corridoi verdi”.
BD Pensiamo che la città sia connessa alla sua geografia e che da essa possa partire la sua rigenerazione. Abbiamo individuato cinque corridoi ecologici, ognuno con una sua specificità.
AC Questo perché Roma ha una grande qualità e potenzialità: dei 1200 km del suo territorio, oltre il 67% non è costruito, tuttavia ha bisogno di essere valorizzato e reso più vivibile: include non solo grandi settori ecologici o grandi parchi, ma anche frammenti, residui delle infrastrutture, alcune espansioni. Nel nostro progetto c’è l’idea di costituire una nuova trama, affinché tutto questo possa amplificare la qualità urbana e ambientale di Roma e acquisire un valore aggregativo per le comunità. Pensiamo anche a qualche “elemento di rivoluzione”, come il riportare l’agricoltura dentro la città, aspetto che fa del resto parte dell’identità della città stessa e che la renderebbe non più solo un luogo di consumo, ma anche di produzione. Un modo per migliorare anche il rapporto di Roma con il cibo.

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Roma Continua. Image © IT’S, OMA, OKRA, NET Engineering, and LGSMA

Quale eredità per il concorso A Vision for Rome?

Forse l’elemento più inaspettato è quello associato alla conoscenza, che produrrebbe un impatto anche sociale e economico.
BD Crediamo che Roma possa essere non solo una città in cui si studia, ma nella quale si sceglie di rimanere a lavorare e vivere perché propone valide opportunità. La conoscenza, all’interno del gruppo, l’abbiamo dunque considerata come fondamentale: un bene comune necessario, come l’acqua, l’energia o lo spazio pubblico. È qui che è nata l’idea dei cinque “macro fori”: distribuiti in una fascia intermedia di territorio, generano sviluppo e innovazione grazie alla confluenza di università, centro di ricerca, scuole, laboratori. Sono Magliana, Cornelia, Appia, Togliatti, Tor di Quinto. Dei distretti di ricerca, in cui la conoscenza evolve e diventa attrattiva. Al momento, queste potenzialità (come molto altro nella nostra città) esistono ma risultano frammentate, disperse, separate.

Indipendentemente delle traiettorie che prenderà questa maxi operazione di “esercizio del pensiero” sulla città, sul recepimento della vostra visione e sulla concreta possibilità di indirizzare il futuro di Roma, a vostro avviso quale eredità resterà agli studi e alle singole persone che hanno partecipato?
AC Roma è una città che probabilmente non conosciamo mai abbastanza. Questo anno di lavoro, a me specialmente, ha consentito di scoprire luoghi e spazi che già solo in termini di conoscenza rappresentano un patrimonio. E poi siamo riusciti a osservare e capire tutti i tempi che la città ha avuto e conserva al proprio interno: Roma possiede tutto il tempo della storia umana. Rendersene pienamente conto, fortifica la convinzione del suo essere un palinsesto, da continuare a scrivere.

Valentina Silvestrini

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Valentina Silvestrini

Valentina Silvestrini

Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. È cocuratrice della newsletter "Artribune Render", dedicata alla rigenerazione urbana a base culturale. Ha studiato architettura all’Università La…

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