A Roma monteranno un mega albero artificiale per raffrescare l’aria? Storia del progetto e degli architetti che l’hanno inventato
Il progetto, donato dall’Università LUMSA al Campidoglio e pensato per l'area antistante la stazione di Termini, si basa sul principio del "raffrescamento adiabatico": l’evaporazione dell’acqua assorbe il calore e contribuisce ad abbassare la temperatura dell’aria. Fino a 10 gradi!
“Una soluzione che guarda al futuro, ma che riprende principi antichi“: così l’Ordine degli Architetti di Roma presenta l’ipotesi di installare in Piazza dei Cinquecento, proprio davanti alla stazione Termini, un “albero bioclimatico”, cioè una struttura a forma di con delle particolari capacità di raffreddamento. Il costo dell’operazione, al momento oggetto di valutazione del Comune, sarebbe di mezzo milione di euro.
Come funzionerebbe l’albero bioclimatico
La proposta, molto chiacchierata a Roma in queste ore, si basa sul principio del “raffrescamento adiabatico“: all’interno di una struttura a torre (tutta in bambù) verrebbe posto un cilindro di laterizio riciclato, costantemente bagnato con dell’acqua; con la successiva evaporazione dell’acqua, la struttura andrebbe ad abbassare il calore dell’aria circostante tramite un ventilatore alimentato da pannelli solari, che forniscono anche energia per l’illuminazione e per la pompa dell’acqua che innesca la reazione. La struttura (elaborata dallo studio di ingegneria climatica tedesco Transsolar) prevederebbe un abbassamento della temperatura di ben 10 gradi rispetto all’area esterna al perimetro.
LUMSA e l’albero biodinamico di Roma
Il progetto è stato donato dall’Università LUMSA al Campidoglio in occasione del Giubileo. Malgrado se ne stia parlando molto in questi giorni, la presentazione risale al 2025, quando LUMSA e la Fondazione Bioarchitettura hanno organizzato una giornata di studio raccontando, tra le altre cose, il progetto dell’albero. Suggerito dalla direttrice del master in bioarchitettura della LUMSA Wittfrida Mitterer e assegnato all’architetto Martin Haas dello studio Haas Cook Zemmrich STUDIO2050 di Stoccarda – già autore dell’installazione con cui si aprì la Biennale di Architettura 2025 di Carlo Ratti – l’albero venne offerto come “risposta all’esigenza di mitigare le isole di calore urbane mediante strutture bioarchitettoniche sostenibili e, sia pur nella modernità delle linee, legate alla storia del territorio”. Il progetto era stato inizialmente pensato per Piazza San Pietro, come si legge nel piano iniziale, come una “installazione temporanea che riprende l’idea non realizzata di Gian Lorenzo Bernini, autore del colonnato di Piazza San Pietro, per un accesso scenografico alla piazza, e una soluzione innovativa e a basso costo replicabile in altre piazze del contesto urbano”.

Dove verrebbe posto l’albero bioclimatico
Da masterplan, la nuova installazione è prevista invece “nello slargo pedonale settentrionale, in adiacenza ai nuovi accessi della linea Metro B, antistante l’Hotel NH e in prossimità della rotatoria dei taxi”, cioè in una zona che in estate si scalda molto – per cui era previsto il progetto verde degli studi TVK e IT’S nel contesto del restyling per il Giubileo – e che già da tempo ospita installazioni, eventi e manifestazioni pubbliche. “Lo stato attuale della piazza, così come configurato a seguito degli interventi in corso, restituisce un ampio spazio completamente pavimentato, a forte vocazione di transito e permanenza, privo di vegetazione strutturata e pertanto fortemente esposto ai fenomeni di isola di calore urbano, condizione che rende l’inserimento dell’albero bioclimatico particolarmente coerente sotto il profilo microclimatico, ambientale e prestazionale“, si legge nel masterplan. Ma se c’è tutta questa attenzione alla frescura urbana e all’ambiente, perché ci si è arresi alla prima difficoltà quando si trattava di realizzare il bosco previsto per Piazza dei Cinquecento?
Pareri pro e contro l’albero bioclimaticok
Alla Giunta e agli architetti di Roma la proposta comunque sembra piacere. “Una soluzione che guarda al futuro, ma che riprende principi antichi già utilizzati nell’architettura egizia e in edifici storici come la Zisa di Palermo, dove ventilazione, acqua e progettazione dello spazio contribuivano al comfort climatico”, scrive sui social l’Ordine degli Architetti di Roma, che riporta anche le parole dell’assessora all’Ambiente della città Sabrina Alfonsi, che avrebbe definito il progetto “particolarmente innovativo e accattivante, con grandi potenzialità per Roma in considerazione del tema del surriscaldamento globale e dell’aumento delle temperature“. Christian Rocchi, presidente dell’Ordine della Capitale, ha sottolineato poi come “la possibilità di installare un albero bioclimatico in piazza dei Cinquecento ci ricorda due concetti fondamentali: da un lato che la tecnologia è ormai uno strumento imprescindibile perché aumenta la sostenibilità e la qualità dei progetti; dall’altro, che elementi così importanti sarebbe opportuno inserirli fin dall’inizio come parti basilari nel percorso di progettazione della riqualificazione generale”.
La risposta dello studio Haas Cook Zemmrich STUDIO2050
Il trasferimento del progetto non è piaciuto allo studio Haas Cook Zemmrich STUDIO2050, che per Artribune ripercorre l’iter creativo e le variazioni in corso d’opera: “In occasione dell’Anno Santo, su suggerimento della Professoressa Wittrida Mitterer dell’Università LUMSA, è nata l’idea di utilizzare lo spazio all’ingresso di Piazza San Pietro, lasciato vuoto dall’edificio progettato da Bernini, ma mai realizzato, come sede di un simbolo di architettura sostenibile. L’edificio avrebbe dovuto assumere una funzione aggiuntiva che tenesse conto dei cambiamenti climatici in atto e migliorasse dunque il benessere delle persone in una piazza totalmente pavimentata. Partendo da questi presupposti, noi dello studio di architettura Haas Cook Zemmrich STUDIO 2050, in collaborazione con gli ingegneri strutturali di C4 Engineers e Transsolar Energietechnik, abbiamo elaborato una prima proposta progettuale con un arco d’ingresso costituito da due strutture in bambù autoportanti accoppiate, dotate di un elemento di evaporazione interno che avrebbe fornito ombra e refrigerio all’ingresso di Piazza San Pietro. Oltre alla sua funzione climatica, la costruzione possiede un forte carattere simbolico: reinterpretare in chiave moderna quell’edificio “mancante” di Bernini. Infatti, l’altezza dell’arco interno è stata accuratamente calibrata in base alle linee visive verso la Basilica di San Pietro e della sua cupola, mentre l’altezza strutturale si rifà all’altezza dei portici”, spiegano dallo studio.
E continuano: “Il motivo architettonico è quindi sviluppato direttamente dalle specifiche condizioni spaziali e urbanistiche di Piazza San Pietro. Per questo motivo non riteniamo opportuno trasferire in un’altra sede, senza una revisione
approfondita, la scultura progettata. Infatti, il nostro team di progettisti è convinto che l’architettura debba sempre svilupparsi a partire dalle specifiche condizioni del luogo, condizione che con questo trasferimento verrebbe a mancare. E l’idea secondo cui l’ombreggiatura artificiale e il raffreddamento adiabatico non dovrebbero entrare in concorrenza con gli alberi naturali e il loro effetto climatico è alla base delle nostre linee guida di progettazione: laddove sia possibile una vegetazione naturale, questa è da preferire. Allo stesso tempo, gli spazi urbani già impermeabilizzati richiedono soluzioni diverse”.

Quindi ora cosa accadrà? “Come team di progettazione svilupperemo una variante adeguata a quel contesto, che consenta un efficace miglioramento climatico e un’ombreggiatura con un impiego minimo di materiali“, spiegano dallo studio, fornendo un nuovo render come prima possibile interpretazione. “Va inoltre sottolineato che finora non è disponibile alcun progetto definitivo, come non vi era per Piazza San Pietro. Si è sempre trattato piuttosto di una prima idea architettonica basata sui suggerimenti della Professoressa Mitterer. Una pianificazione accurata può avvenire solo dopo un’analisi approfondita del sito in questione e delle sue condizioni specifiche”.
Giulia Giaume
Articolo aggiornato il 3 agosto 2026
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