A Roma c’è la mostra di un’artista 40enne californiana che ci racconta il valore della lentezza 

Fino al 2 giugno, la Galleria T293 in una splendida piazzetta del Rione Borgo ospita la mostra di Erica Mahinay. 24 opere di formato intimo attendono lo spettatore in un percorso dal ritmo lento e sotterraneo, quasi un contrappeso alla velocità e alla grandiosità che dominano il mercato dell'arte contemporanea

Erica Mahinay è un’artista contemporanea con base a Los Angeles, acclamata per le sue pitture astratte e per l’approccio fisico alla materia. Nata nel 1986 a Santa Fe, ha conseguito il BFA al Kansas City Art Institute nel 2008 e l’MFA alla Cranbrook Academy of Art nel 2013 — un’istituzione centrale nel panorama americano per un approccio interdisciplinare fondato sul processo e sulla sperimentazione materica, contesto in cui l’artista consolida una pratica incentrata sul corpo, sul gesto e sulla superficie come campo di registrazione dell’esperienza. Il lavoro di Mahinay è presente in importanti collezioni pubbliche, tra cui la Marciano Art Foundation di Los Angeles e la Pinault Collection di Parigi. Nel 2023 è stata inclusa nella biennale Made in L.A.: Acts of Living dell’Hammer Museum. Nel 2024 ha ricevuto il Foundation for Contemporary Arts Creative Research Grant per la sperimentazione materica presso la Ceramica Suro di Guadalajara.

La poetica di Erica Mahinay in mostra da T293 a Roma

Al cuore della pratica di Mahinay si trova una domanda fondamentale: cosa significa davvero toccare una superficie? Traslucenza, lucentezza e porosità dimostrano come l’artista coinvolga l’intelligenza corporea insita in ogni essere umano. Superfici lisce, permeabili, umide, asciutte, appiccicose si intrecciano in composizioni astratte o suggestive di una figurazione sottile, sul limite della leggibilità. La neuroscienza contemporanea sostiene che, di fronte all’arte visiva, l’intreccio dei sensi conduce a sensazioni corporee più ampie: nella pratica di Mahinay il sensuale è inseparabile dal percettivo.

La tecnica e processo di Erica Mahinay

Spesso Mahinay usa il proprio corpo per manipolare il pigmento — gocciolando, versando, scarabocchiando ed eliminando — ottenendo composizioni luminose caratterizzate da tensione ritmica e superfici stratificate. Un elemento particolarmente suggestivo è la dimensione temporale: si avverte il senso dell’artista che trova il dipinto attraverso la manipolazione dei materiali, come quando lascia che rivoli di colore percorrano una tela inclinata, introducendo nella pittura la dimensione del tempo, poi bloccato nella sua quiete finale. Il processo è tutt’altro che impulsivo: l’artista si riserva molto tempo per meditare sui lavori, aggiunge, toglie, modifica in una danza metodica alla ricerca della composizione perfetta. La sua pratica rimanda allo staining di Helen Frankenthaler, fondato sull’assorbimento del pigmento nel supporto.

La mostra di Erica Mahinay a Roma

Nei nuovi spazi di T293 in Piazza del Catalone a Roma, Rhythms riunisce ventiquattro opere di formato intimo, concepite per un’osservazione ravvicinata, invitando lo spettatore a entrare in relazione con le sottili variazioni di tono, linea e forma. La mostra si costruisce come una composizione di movimenti e intervalli: linee irregolari e sinuose suggeriscono direzioni per lo sguardo, le opere si configurano come soglie in cui il vedere diventa esperienza corporea e il significato resta in trasformazione. Il titolo evoca il lavoro del compositore Olivier Messiaen, la cui ricerca si fonda su articolazioni ritmiche non lineari e su una raffinata attenzione alla dimensione timbrica. Un ulteriore asse teorico è la “sintonizzazione atmosferica” dell’antropologa Kathleen Stewart: come nelle riflessioni sulle intensità che attraversano il quotidiano, anche il lavoro di Mahinay invita a un continuo sentire. In Rhythms, mani e gesti compaiono solo come tracce, come eco di una presenza che si accende e si fa più intensa, oscillando tra leggibilità e dissoluzione in un’instabilità intenzionale che rispecchia la natura mutevole dell’esperienza vissuta.

Erica Mahinay da T293: una topografia del tempo

Erica Mahinay occupa un posto singolare nel panorama contemporaneo: erede consapevole dell’espressionismo astratto americano, ne rielabora i fondamenti attraverso una sensibilità corporea profondamente attuale. In un’epoca in cui la velocità domina la produzione visiva, sceglie la lentezza, la stratificazione, il gesto meditato: ogni opera è una mappa del corpo dell’artista, una topografia del tempo.

Luca Vona

Roma // Fino al 2 giugno 2026
Rhythms. Erica Mahinay
T293, Piazza del Catalone, 8
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