Storia di Max Peiffer Watenphul, il pittore del Bauhaus che trovò in Italia la sua nuova patria
Fino al 23 agosto 2026 una mostra alla GNAMC di Roma racconta Watenphul. Un artista tedesco che, pur tracciando un complesso percorso artistico in cui sperimentò con diversi medium, rimase sempre legato alla pittura e scelse l’Italia come luogo in cui vivere e lavorare
Chi pensa che il Bauhaus sia stato un istituto eminentemente dedito all’insegnamento dell’architettura e del design ne sottovaluta la portata perché, in realtà fu una scuola di formazione ad ampio spettro che innescò un processo di rinnovamento della creatività in tutte le arti e la mostra dedicata a Max Peiffer Watenphul (Weferlingen, 1896 – Roma, 1976) alla GNAMC, occasione per approfondire e conoscere meglio un artista che ebbe un rapporto fortissimo con l’Italia, lo dimostra. Proprio come dimostra che il Bauhaus non si identificò mai con uno stile unitario e omogeneo, ma semmai con un metodo di insegnamento, moderno, aperto e caratterizzato dal dialogo tra le discipline e tra docenti e studenti.

Max Peiffer Watenphul il pittore del Bauhaus legato all’Italia
Max Peiffer Watenphul (Weferlingen, Germania 1896 – Roma, 1976) ebbe uno strettissimo rapporto con l’Italia ed è per questo che il nostro Paese lo riscopre a cinquant’anni dalla scomparsa con una grande retrospettiva intitolata Max Peiffer Watenphul. Pittore del Bauhaus che, a cura del Direttore del Museo Casa di Goethe, Gregor H. Lersch, rende ragione di tutto il suo complesso percorso artistico. Un iter lungo il quale, sebbene sperimentò diversi medium, in linea con la lezione multidisciplinare del Bauhaus, trovò nella pittura la massima espressione. Una pittura difficile, tormentata, forse specchio di inquietudini interiori, come si può dedurre dalle tele, spesso, graffiate, talvolta aggredite e caratterizzata dalla predilezione per l’uso di materiali insoliti; dall’elaborazione di anomale strategie nel processo pittorico; dall’uso di tele volutamente grezze, “fenomeni di vivificazione lineare di spazi vuoti tramite linee tratteggiate, scarabocchi, puntini, o schizzi apparentemente involontari, a volte tanto estesi sulla superficie da sembrare muffa” come scrive nel suo testo in catalogo Michael Semff.

La biografia di Max Peiffer Watenphul
Max Peiffer Watenphul nasce in Germania, e cresce tra la regione della Ruhr e altri contesti urbani tedeschi. Dopo aver intrapreso studi in Medicina e successivamente in Giurisprudenza, si laurea nel 1918 a Würzburg, ma decide presto di abbandonare la carriera legale per dedicarsi alla pittura, interesse che aveva coltivato durante il periodo universitario.
Nel 1919, dopo aver chiesto direttamente a Paul Klee di diventare suo allievo – dalle cui opere era rimasto profondamente colpito nel 1917 – entra al Bauhaus di Weimar, dove si forma sotto la guida di Johannes Itten ed entra in contatto con figure centrali della pittura contemporanea, come Vasilij Kandinskij e Lyonel Feininger, oltre Paul Klee determinante sia sul piano artistico che personale.
Negli Anni Venti si inserisce nei circoli dell’Avanguardia tedesca, esponendo con il gruppo Das Junge Rheinland e collaborando con il mercante Alfred Flechtheim. Parallelamente coltiva il suo interesse per i viaggi, visitando Italia, Francia e Messico, esperienze decisive per lo sviluppo del suo linguaggio visivo.
Nel 1931 ottiene il prestigioso Premio Villa Massimo a Roma. Poi, tornato in Germania, con l’avvento del nazismo, la sua opera viene perseguitata. Tanto che alcune delle sue opere, confiscate, vengono esposte nella mostra sull’arte degenerata del 1937. Costretto a lasciare la Germania nello stesso anno, si rifugia in Italia, dove trascorre lunghi periodi tra Ischia e Venezia.
Nel Secondo Dopoguerra riprende l’attività espositiva, partecipando due volte alla Biennale di Venezia (1948, 1950) e consolidando la propria posizione nel panorama artistico europeo. Oggi riposa nel Cimitero Acattolico di Roma, città in cui viene meno il 13 luglio 1976.
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La ricerca artistica di Max Peiffer Watenphul
Pur avendo attraversato diversi media – dalla tessitura alla fotografia – Max Peiffer Watenphul rimane fondamentalmente un pittore. Arte che rappresenta il nucleo costante della sua ricerca e il punto di riferimento attraverso cui leggere anche le sue sperimentazioni interdisciplinari.
Nel suo percorso l’esperienza al Bauhaus (1919–1922) è decisiva, trasmettendogli un approccio che, senza mai rinunciare all’autonomia della pittura, lo predispone all’integrazione tra arti applicate, teoria del colore e composizione. Così, in un contesto fortemente orientato alla sintesi tra arte e design, Peiffer rivendica con coerenza il ruolo della pittura come mezzo indipendente.
Le sue opere si muovono tra figurazione moderna e sintesi formale: paesaggi, vedute urbane e nature morte sono caratterizzati da una progressiva riduzione degli elementi, da una cromia controllata e da un equilibrio tra osservazione e astrazione.
Come osserva Gregor H. Lersch, curatore della prima retrospettiva istituzionale dedicata in Italia all’artista: “sin dagli esordi Peiffer si distingue per la ricerca di un linguaggio pittorico personale, in grado di esprimere un modernismo figurativo, lasciando tuttavia gli oggetti riconoscibili seppur semplificati, dislocati e integrati in un ordine visivo deliberatamente costruito. Nelle sue opere” continua “si creano peculiari configurazioni di superficie, volume e prospettiva: il dipinto è inteso non tanto come una rappresentazione quanto come un ordine visivo strutturato, di cui anche luce e ombra sono elementi costitutivi”. Con il passare degli anni, le riflessioni sul rapporto tra figurazione e astrazione, sull’autonomia del colore, la dissoluzione degli spazi pittorici tradizionali e la ridefinizione del soggetto, centrali nel modernismo classico e vive nella pittura giovanile di Peiffer e negli altri artisti della cerchia del Bauhaus, si faranno meno radicali, così come le ricerche sulla prospettiva, per lasciare spazio a un rapporto più fisico, immediato e sofferto con la tela; come si può cogliere nella significativa produzione italiana, in cui, in cui l’artista sviluppa un linguaggio più lirico ed essenziale, culminato nei celebri “quadri veneziani” del Secondo Dopoguerra che sembrano risolversi proprio in un corpo a corpo dell’artista con la superficie della tela.
Parallelamente, la fotografia occupa un ruolo importante nella ricerca di Peiffer, soprattutto negli Anni Trenta: le immagini, spesso definite dall’artista stesso “dipinti fotografici”, rivelano una costruzione rigorosa e un’attenzione compositiva derivata dall’esperienza bauhausiana.
La poetica di Peiffer
L’opera di Max Peiffer Watenphul si distingue per uno stare in bilico tra disciplina formale e tormento interiore che raggiunge la piena maturazione nel periodo veneziano. La sua pittura, pur radicata nell’esperienza del Bauhaus, si sviluppa in una direzione autonoma, caratterizzata da un progressivo procedere verso l’astrazione, con la graduale semplificazione delle forme e la sempre maggior attenzione a luce e spazio. Nel suo lavoro, la modernità non si traduce in rottura radicale, ma in una trasformazione silenziosa e coerente del linguaggio pittorico, capace di attraversare media, contesti geografici e fratture storiche mantenendo una forte identità in parte radicata nella tradizione.
Tra la Germania e l’Italia, il contesto e le influenze nella pratica di Peiffer
La figura di Peiffer si colloca all’interno delle Avanguardie Europee del primo Novecento, in dialogo con artisti come Paul Klee, Oskar Schlemmer, Otto Dix e Alexej von Jawlensky. Il suo lavoro riflette pienamente lo spirito del Bauhaus verso la modernità: apertura interdisciplinare, sperimentazione e ridefinizione dei linguaggi artistici. Allo stesso tempo, il suo percorso è segnato dalle fratture storiche del Novecento: l’esilio forzato durante il nazismo e il successivo radicamento in Italia, dove costruisce saldi rapporti con influenti esponenti del mondo dell’arte italiano e internazionale, come Filippo de Pisis, Peggy Guggenheim e Zoran Mušič; accadimenti che contribuiscono a rendere la sua opera profondamente autonoma e difficilmente classificabile.
Max Peiffer Watenphul: la riscoperta critica e le mostre
Dopo una prima stagione di riconoscimenti negli Anni Venti e Trenta, l’opera di Max Peiffer Watenphul è stata oggetto di una rinnovata attenzione critica negli ultimi anni.
Nel 2023 il Museo Casa di Goethe a Roma gli ha dedicato una retrospettiva, seguita nel 2026 dalla mostra Max Peiffer Watenphul. Pittore del Bauhaus alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, a cura di Gregor H. Lersch. L’esposizione, con circa 80 opere, ripercorre l’intera carriera dell’artista: dagli esordi giovanili al periodo bauhausiano, fino ai paesaggi italiani e alla maturità veneziana, mettendo in luce la coerenza e l’originalità del suo percorso. La mostra segna anche il primo progetto della Fondazione Max Peiffer Watenphul ETS, nata per promuovere la tutela e la valorizzazione dell’opera dell’artista.
Ludovica Palmieri
Roma // Fino al 23 agosto 2026
Max Peiffer Watenphul. Pittore del Bauhaus
GNAMC, via delle Belle Arti, 131
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