È morto Fulvio Carmagnola. Vita di un filosofo controcorrente

Scomparso il 17 maggio 2026, professore di Estetica all'Università degli Studio di Milano – Bicocca, lascia in eredità approfondimenti e riflessioni sul ruolo ricoperto dall'economia nella società contemporanea

Quando compì settant’anni, commisi l’ingenuità di proporgli l’organizzazione di un convegno interamente dedicato a lui e ai suoi scritti. La risposta fu immediata e in linea con il personaggio: non solo rifiutò categoricamente, ma, con quella sua ironia che non risparmiava nessuno, men che meno se stesso, mandò a quel paese me e la balzana idea di una celebrazione retorica. E, se penso ai roboanti ed inutili convegni “In onore di…” magari con tanto di “Atti commemorativi”, generalmente in nome di arroganti tromboni accademici, devo dire che aveva ragione da vendere.

Ed era proprio quello il bello. Anche se era diventato professore, Fulvio Carmagnola (Milano, 1949) era rimasto, nell’anima e nel metodo, un indipendente. A pensarci bene, oggi che la sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile nel panorama culturale italiano, era proprio quella refrattarietà alle liturgie baronali il segreto della nostra intesa, la scintilla di un’amicizia nata e cresciuta fuori dai binari del conformismo intellettuale.

Perciò, per ricordarlo qui, non posso cedere alla tentazione dell’agiografia bio-bibliografica: sarebbe un ben triste omaggio a uno come lui, capace di spaziare con disinvoltura dalla raffinata ermeneutica della tazza Zen alle prelibatezze tecniche delle moto custom.

No: il modo migliore per ricordare l’apertura intellettuale di Fulvio – che lo portò, tra i primissimi in Italia, a comprendere la statura filosofica di Slavoj Žižek (quando ancora molti lo consideravano solo un eccentrico outsider) e la sua trasversalità, che gli permetteva di passare dall’analisi ontologica di Total Recall a una dotta glossa su Adorno – è attraverso gli innumerevoli aneddoti di una vita vissuta da filosofo, dove il pensiero non era mai separato dalle cose, dai viaggi, dall’ironia quotidiana.

Fulvio Carmagnola: filoso, saggista e amico

Un tratto particolare di Fulvio era il suo altruismo intellettuale, di cui posso testimoniare personalmente, dato che, oltre ad avere scritto diverse cose insieme, abbiamo condiviso un’infinità di situazioni deliranti, incontri esaltanti, orribili cene e insidiosissimi convegni. Amava le relazioni a due, e non nego che più di una volta mi sono sentito insieme a lui come un Humpty Dumpty (per citare Deleuze), ma anche una sorta di Totò & Peppino della filosofia. Una volta fummo invitati insieme al Festival Filosofia di Modena per tenere un intervento sul tema dell’immaginario della marca. Io ero comprensibilmente compiaciuto, ma anche leggermente in ansia che mi rubassero la mia auto nuova di zecca, e Fulvio, divertito dalla mia paranoia piccolo-borghese, passò il resto della giornata a declamare ad alta voce i possibili titoli che Il Resto del Carlino avrebbe pubblicato l’indomani: “Sconcerto al Festival Filosofia: parlano di brand e gli rubano l’Audi”.

C’era tutta la sua filosofia in quella battuta: la capacità di far collassare l’alto e il basso, il concetto astratto e la contingenza più materiale e comica. Un’altra volta, nel 2012, a un convegno dedicato a Blade Runner, nato da una sua idea, aveva magistralmente illustrato la scena in cui Harrison Ford decifra una fotografia ordinando al computer di scansionarne i dettagli, fino a pronunciare la celebre frase: “Esalta da 224 a 176”. A fine giornata, nel salutarci, ci guardò sornione e disse: “Allora ci vediamo al prossimo convegno nel 2019?”. Era l’anno in cui il film di Ridley Scott era effettivamente ambientato! Per lui, il tempo della finzione e quello della realtà erano vasi comunicanti.

Fulvio Carmagnola: tra Amsterdam e Àgalma

Ricordo un viaggio in auto fino a Groningen, intrapreso per proporre una mostra su arte e impresa (che poi fu intitolata Art & Co. su mio suggerimento). Il mio scopo principale era incontrare il leggendario Frans Haks, il quale però, fedele alla sua fama di fantasma, non si fece vedere. Ma mentre io ero disperato, Fulvio era l’uomo più felice della terra: in un negozio di Amsterdam per connaisseurs maniacali era riuscito a scovare e acquistare una Packard in miniatura, esemplare che cercava da tempo.

Fulvio era così: capace di perdersi dietro l’oggetto feticcio con stupore infantile e mantenere il sangue freddo del collezionista. Non a caso possedeva una notevole collezione di penne stilografiche d’epoca, e adorava la scena di A Beautiful Mind, in cui i colleghi professori omaggiano un John Nash ormai anziano posando le loro penne sul suo tavolo in segno di silenzioso rispetto.

La profodintà del pensiero di Fulvio Carmagnola

Eppure, quell’uomo che si emozionava per una automobilina in scala o per una stilografica degli Anni Quaranta, era lo stesso identico pensatore capace di scrivere pagine nitidissime sul concetto lacaniano di àgalma, l’oggetto prezioso nascosto dentro un involucro di poco valore, il segreto del desiderio. Fulvio l’àgalma lo stanava ovunque: nei brand, nei film di fantascienza, nei dettagli dimenticati della storia della filosofia.

Adesso che non c’è più, adesso che la sua ironia e la sua intelligenza trasversale ci lasciano drammaticamente più soli, sono certo che siamo in molti – colleghi, amici, studenti, lettori – a guardarci indietro. E a chiederci se, tanto tempo fa, non avremmo dovuto anche noi posare silenziosamente la nostra stilografica al suo tavolo.

Marco Senaldi

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Marco Senaldi

Marco Senaldi

Marco Senaldi, PhD, filosofo, curatore e teorico d’arte contemporanea, ha insegnato in varie istituzioni accademiche tra cui Università di Milano Bicocca, IULM di Milano, FMAV di Modena, Accademia di Brera, ed è stato Direttore Artistico di LABA Libera Accademia di…

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