The Finale Cut: Lucio Fontana e la sua arte al cinema
Nelle sale cinematografiche c’è un’occasione da non perdere: la vita e l’arte di Lucio Fontana si mostrano al grande pubblico con il documentario “The Final Cut” per soli tre giorni
“Quando io mi siedo davanti a uno dei miei tagli, a contemplarlo, provo all’improvviso una grande distensione dello spirito, mi sento un uomo liberato dalla schiavitù della materia, un uomo che appartiene alla vastità del presente e del futuro”. Se c’è un artista che ha rivoluzionato l’arte contemporanea, quello è Lucio Fontana, che realizzò il suo primo Concetto Spaziale all’età di 59 anni.
La sua vita e percorso artistico sono ora narrati in The Final Cut, il documentario prodotto da Good Day Films e Nexo Studios, diretto da Andrea Bettinetti e con la voce di Miriam Leone. Parte della stagione La Grande Arte al Cinema, il film sarà nelle sale cinematografiche italiane il 25, 26, 27 maggio.
The Final Cut: il documentario su Lucio Fontana al cinema
I suoi tagli sulla tela sono forse gli elementi che hanno maggiormente messo alla prova la critica di settore, eppure, come lui stesso ha affermato, Fontana ha creato “una dimensione infinita che è alla base dell’arte contemporanea”.
Se non avesse sfidato il sistema, proponendo con coraggio la sua idea, forse la storia avrebbe preso un altro corso. “La libertà di creare l’arte con qualunque mezzo. L’arte è pura filosofia”, sosteneva.
In The Final Cut emerge soprattutto il contributo che questa sua libertà espressiva ha dato anche agli artisti suoi coevi e successivi, liberati a loro volta dalle convenzioni fino ad allora incombenti sulla produzione creativa. Tra loro compaiono Doug Wheeler, Antony Gormley, Carsten Holler e Alfredo Jaar, ma anche Michelangelo Pistoletto, Heinz Mack, Giovanni Anceschi, Roberta Cerini Baj, ed esperti della sua produzione, quali Luca Massimo Barbero eDaniela Alejandra Sbaraglia.
La vita e il temperamento di Lucio Fontana
Il documentario non si limita tuttavia ad esaltare l’estro di Fontana, ma ne ripercorre la biografia, sin dalla nascita a Rosario, in Argentina. Figlio d’arte, fu subito avviato agli studi in Italia, mantenendo un rapporto complesso con il padre scultore e la sua attività in Sudamerica. A sostenere la narrazione ci sono filmati d’epoca e foto d’archivio, che restituiscono inoltre una personalità estroversa, poliedrica, ironica e auto ironica.
Sono forse queste le testimonianze più preziose per entrare nel suo universo visionario, in cui la sperimentazione è sempre stata centrale, sin dalla lavorazione delle sue famose ceramiche. Anche con il materiale plastico si cimentò in differenti direzioni, alternando tecniche realistiche a lavorazioni prettamente manuali, senza l’aiuto di alcuno strumento, ben documentato nel film.
Lucio Fontana oggi
Nel 1949 Fontana presentò Ambiente Spaziale a luce nera presso la Galleria dei Navigli a Milano: si tratta della prima installazione immersiva mai proposta da un artista, antesignana di tante opere contemporanee a cui ormai il pubblico ha fatto l’abitudine. A quei tempi fu però una novità assoluta, come testimonia The Final Cut attraverso le parole di artisti che hanno visto in prima persona l’opera. Questo è solo uno degli esempi del grande lascito che l’artista ha consegnato ai posteri.
Le sue quotazioni segnano da anni il segno positivo, con record mondiali che superano decine di milioni di dollari per tele monumentali o per la sua ultima serie La Fine di Dio. Questo successo, che riscatta le copiose critiche piovutegli agli inizi del suo periodo più avanguardista, si spiega forse proprio nella capacità di aver cambiato il punto di vista nell’arte, di aver scardinato concetti e indagato nuovi territori espressivi, in un’età della vita in cui ancora oggi si crede che le persone non abbiano più la forza di generare cambiamenti. E di questo gli siamo tutti debitori.
Roberta Pisa
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