Chi è il nuovo Ministro della Cultura in Ungheria nel primo governo post-Orbán? Il profilo di Zoltán Tarr

L’esecutivo di Peter Magyar, che promette di condurre l’Ungheria verso una complessa svolta democratica ed europeista dopo 16 anni di regime Orbán, ha giurato. E il nuovo Ministro della Cultura detta le linee guida per il cambiamento

Con il giuramento di Peter Magyar, in Ungheria si apre ufficialmente il dopo Orbán. Il nuovo Primo Ministro, che con una vittoria elettorale schiacciante ha posto fine ai 16 anni di governo di Viktor Orbán, ha presentato nelle scorse ore all’Assemblea nazionale di Budapest i sedici ministri del nuovo governo, già pronto a lavorare per traghettare il Paese verso una nuova era. Da Magyar, avvocato 45enne ed ex braccio destro di Orbàn, ora alla guida del partito Tisza, ci si aspetta una svolta democratica ed europeista, che possa ripristinare le relazioni internazionali interrotte negli ultimi anni. Sul fronte interno, il nuovo esecutivo dovrà concentrarsi sulla lotta alla corruzione e sullo smantellamento del sistema di potere fortemente centralizzato e autoritario imposto dal precedente regime.

Chi è Zoltán Tarr, nuovo Ministro della Cultura in Ungheria

Contribuirà allo scopo anche Zoltán Tarr, neoministro delle Relazioni Sociali e della Cultura d’Ungheria. Nato a Budapest, classe 1972, negli ultimi due anni Tarr – vicepresidente del Partito del Rispetto e della Libertà – è stato europarlamentare per il PPE a Bruxelles. Fino a dieci anni fa, però, la carriera politica non era nemmeno all’orizzonte: dapprima pastore della Chiesa riformata ungherese presso diverse università del Paese – dopo gli studi presso l’Università Riformata Károli Gáspár e un seminario teologico a Princeton – Tarr è stato dal 2003 al 2015 segretario generale della Chiesa Riformata in Ungheria, per poi trovare impiego presso un’istituzione del Ministero dell’Economia, dove ha lavorato fino al 2024. Si è occupato anche di digitalizzazione industriale e agricola, nonché di sostegno alle organizzazioni civili. Ad aprile 2024 risale la sua prima apparizione vicino a Magyar, durante la manifestazione organizzata in piazza Kossuth. Successivamente è diventato vicepresidente del Tisza Párt e poi eurodeputato.

Il nuovo esecutivo dell'Ungheria guidato da Peter Magyar
Il nuovo esecutivo dell’Ungheria guidato da Peter Magyar

Gli obiettivi del Ministero della Cultura per il dopo Orbán

Già nel Parlamento Europeo, Tarr ha militato nella Commissione Cultura, e ora assume l’incarico presso il Ministero della Cultura con l’intenzione di ripristinare la libertà d’espressione, valorizzando l’arte e gli artisti ungheresi: “Gli anni passati sono stati segnati da tensioni e divisioni alimentate dalla sete di potere e denaro. Come ministro, considero mio compito primario favorire una cultura della riconciliazione. Il peccato più grande del governo uscente è stato quello di uccidere consapevolmente il dialogo. Volevano deliberatamente creare una società vulnerabile che non pensa, e il Paese è diventato un luogo disperato e infelice”. Il riferimento è alla scellerata politica culturale imposta dal regime Orbán, che ha visto le istituzioni culturali ungheresi finire nelle mani di figure allineate al partito di governo, spesso incapaci e di scarsa levatura intellettuale, votate a difendere l’ideologia al potere, concentrandosi sui valori di patria, chiesa e famiglia, con un conseguente declino dell’offerta culturale. Al contempo, il governo Orbán ha silenziato il dissenso, incentivando la cultura della diffidenza.

Libertà, trasparenza, dialogo e unità nazionale. La cultura secondo Tarr

Tre sono le linee guida che Tarr promette di perseguire, in linea con il programma di Tisza: “Libereremo la cultura dalla prigionia della politica affinché possa tornare a essere una forza vitale per la nostra nazione e il principale motore del rinnovamento dell’Ungheria”. Per questo “smantelleremo la rete di favoritismi e renderemo i finanziamenti alla cultura trasparenti ed equilibrati, perché siano il talento e la qualità, e non l’affiliazione politica, a determinarne i risultati”.
Ma anche, per favorire questo processo, il Ministero di Tarr si prefigge di “coinvolgere organizzazioni della società civile, comunità locali, gruppi professionali e chiese nei processi decisionali. Costruiremo una società collaborativa, creativa e inclusiva, in grado di rispondere alle sfide tecnologiche e sociali del XXI Secolo”. Non ultimo, si lavorerà per consolidare l’unità nazionale sulla base di un comune senso identitario: “Costruiremo un’identità nazionale rinnovata che non escluda ma unisca, un’identità che dia forza e ci riempia tutti di un profondo e autentico orgoglio. La missione principale della nostra politica nazionale è una vera unità spirituale e intellettuale al di là dei confini”.
Nel giurare come Ministro, Tarr ha ribadito nelle ultime ore i suoi propositi: “La cultura non è solo la conservazione del nostro passato, ma il ponte più importante per il nostro futuro. Un ponte la cui missione principale oggi è favorire la pace e portare gli ungheresi a riconciliarsi come comunità. Siamo alla soglia di una nuova era in cui la divisione e la separazione saranno finalmente sostituite dal dialogo e dal rispetto reciproco”. Fa parte di questo programma anche l’imminente riforma dei mezzi di comunicazione, di cui il governo Magyar, sotto la supervisione del Ministero della Cultura, si impegna a ripristinare l’indipendenza, abolendo la propaganda di stato. Ora toccherà passare dai buoni propositi all’azione.

Livia Montagnoli

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