A Venezia una mostra ripercorre l’opera di Jenny Saville con un inedito omaggio a Tiziano. La recensione
Donna, pittrice e realista: così viene definita l’artista che negli anni Novanta, come membro degli Young British Artist compì una scelta a dir poco controcorrente e che oggi è protagonista a Ca’ Pesaro di una monografica che ne svela il rapporto con il Rinascimento italiano
Jenny Saville (Cambridge, 1970) si concede raramente alle interviste; tuttavia, i suoi modi discreti e il suo volto sorridente non rivelano affatto un atteggiamento snob, bensì un’elegante riservatezza e, molto probabilmente, il desiderio profondo di lasciar parlare soprattutto le opere. E come darle torto? I suoi grandi dipinti, infatti, non solo parlano, ma gridano grazie alla loro forza espressiva, alla tensione che generano in chi li osserva, alla qualità della pittura. Oggi a Venezia si può visitare una rassegna monografica su una delle maggiori esponenti di quella generazione di Young British Artists che comprendeva anche Damien Hirst, Tracey Emin, Sara Lucas, Ron Mueck. Questi, insieme a tanti altri pittori e scultori, furono protagonisti nel 1997 di un’esposizione che fece storia: alla Royal Academy of Arts di Londra si mostrò al pubblico la collezione di arte contemporanea di Charles Saatchi e Jenny Saville non solo fu presente, ma si distinse per la sua scelta a favore della pittura tradizionale. Un fatto clamoroso, una presa di posizione che in quegli anni sembrava reazionaria: l’artista si proponeva quale pittrice, addirittura figurativa e pure donna. Altro che reazione, fu un’autentica rivoluzione in un mondo dominato da tutt’altre tendenze!

Il percorso della mostra di Jenny Saville a Ca’ Pesaro a Venezia
Ad aprire il percorso a Ca’ Pesaro ci sono proprio due lavori giovanili di Saville, Propped del 1992 – con cui l’artista si diplomò alla Glasgow School of Art e che riporta un testo di Luce Irigaray – e Hybrid del 1997; poco oltre si aggiunge il trasbordante Fulcrum del 1999. Si tratta di dipinti che esemplificano i temi privilegiati dalla pittrice in quegli anni: i corpi femminili, monumentali, per nulla seducenti con le loro carni abbondanti e suscettibili di trasformazioni, sia naturali sia artificiali, come quelle praticate dalla chirurgia estetica di cui all’epoca si parlava molto. A tal proposito, come non pensare a Orlan, che più o meno negli stessi anni incaricava i chirurghi di modificare il suo stesso corpo per finalità artistiche? E come non ricordare, di fronte alle opere di Saville che lo riconosce tra i suoi maestri, Egon Schiele, l’“anatomopatologo dell’arte” che ancora oggi “ci attrae e ci sconvolge per la realtà e la crudezza delle sue espressioni”, come sottolinea la curatrice Elisabetta Barisoni?
Il rapporto tra Jenny Saville e il Rinascimento italiano in mostra a Venezia
Chiudono invece il percorso alcuni dipinti inediti, esplicitamente ispirati a Tiziano. Il progetto espositivo si lega infatti al profondo rapporto tra Jenny Saville e la pittura italiana del Rinascimento che è sempre stata, nel corso della sua attività, fonte di ispirazione e modello. Già nella retrospettiva organizzata al Museo Novecento di Firenze nel 2022 si metteva a fuoco questo dialogo serrato tra la pittrice e i maestri europei, ai quali si possono aggiungere alcuni artisti del XX Secolo, da Pablo Picasso a Francis Bacon; e poi Willem de Kooning e Cy Twombly (si vedano i tocchi di astrattismo che compaiono in molti dipinti) scoperti da Saville durante un periodo di studio negli Stati Uniti. L’artista ha quindi reinterpretato soggetti tipicamente tizianeschi, ad esempio la Danae o Afrodite, attraverso il suo stile pienamente contemporaneo, rileggendo inoltre quei miti alla luce di una nuova visione del femminile. L’omaggio di Jenny Saville al Vecellio crea così un suggestivo controcircuito tra il dentro – le sale della Galleria Internazionale d’Arte Moderna – e il fuori – i palazzi e le chiese della Serenissima, città che la pittrice ha frequentato a lungo.
La pittura come un atto politico nella pratica di Saville
Negli altri spazi espositivi sono state radunate numerose altre opere in ordine sostanzialmente cronologico. Spiccano naturalmente i ritratti, spesso disturbanti, inquietanti nella loro enormità – anche quando raffigurano volti infantili – e che, a chi scrive, paiono quasi evocare il trapasso dalla vita alla morte come in Reverse, o ad altre dimensioni come in Rosetta II, con i suoi occhi lattiginosi, totalmente ciechi, da antica veggente. Non può inoltre lasciare indifferenti la sezione dedicata alle Pietà, alle madri dolorose: in Byzantium la figura femminile su fondo oro – come i mosaici veneziani -, ieratica come una Madonna in trono, regge un corpo senza vita che sembra moltiplicarsi in infinti corpi. In Aleppo le vittime sono invece bambini: un messaggio di tragicità assolutamente attuale. Che si tratti di femminismo, di violenze o di guerre, l’arte di Saville è anche un atto consapevolmente politico. Completa la mostra una selezione di magnifici disegni che svelano il processo creativo dell’artista inglese.
Marta Santacatterina
Venezia // fino al 22 novembre 2026
Jenny Saville a Ca’ Pesaro
CA’ PESARO – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Santa Croce 2076, 30135 Venezia 1
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