Il padiglione dei Paesi Bassi alla Biennale di Venezia è una contestazione politica (anche della Biennale stessa)
L'artista Dries Verhoeven la curatrice Rieke Vos presentano “The Fortress”, un'opera site specific che occupa tutto il padiglione dei Giardini e si apre a una serie di momenti performativi che contestano la “finta pace” promossa dalla manifestazione
Tra presenze scomode, proteste e minacce internazionali, la Biennale Arte di Venezia riflette per forza di cose la grande incertezza geopolitica che stiamo vivendo. Molti sono i progetti, all’interno della Biennale, che scelgono di guardare proprio a questa tensione: tra i più interessanti c’è sicuramente quello che l’artista Dries Verhoeven e la curatrice Rieke Vos presentano al Padiglione Rietveld, lo spazio dei Paesi Bassi ai Giardini.
La Fortezza: cosa vedremo al padiglione dei Paesi Bassi alla Biennale Arte 2026
Progettato da Rietveld e costruito negli Anni ’50, il Padiglione olandese nasce come simbolo di ottimismo e fiducia nel futuro. È questa fiducia a essere scossa dell’intervento di Verhoeven, che trasforma il monumento modernista in un recinto simile a una fortezza, da cui il nome The Fortress, isolato dal mondo: al suo interno, negli ambienti una volta luminosi e ora resi bui dalle persiane d’acciaio, si tengono per tutta la durata della Biennale una serie di performance incentrate sulla grande incertezza di questo momento storico. La scelta di portare una performance a Venezia rappresenta una prima volta per i Paesi Bassi, che prima non avevano neanche mai coinvolto il Padiglione Rietveld nei propri progetti.
Una contestazione della stessa Biennale: l’opera di Dries Verhoeven
“Insieme a un gruppo di tredici performer internazionali, presentiamo un’opera sulla ricerca di stabilità in un mondo in disequilibrio”, ha precisato l’artista. “Attraverso i suonigrezzi prodotti dai performer, essi danno espressione allo stato di disordine sociale che osservo attualmente e alla tenacia con cui, persino nell’arte, a volte ci aggrappiamo ai valori di ieri”. Una stoccata alle contraddizioni della Biennale stessa, e dei padiglioni delle “ex potenze mondiali, perlopiù occidentali” che “chiudono i confini, dichiarano guerra o commettono genocidi, si trovano fianco a fianco, in fraterna armonia. Il mondo dell’arte cerca di sostenere l’idea di ideali illuministi e di un futuro comune pieno di speranza”. Un’osservazione pungente ma, mai come quest’anno, puntuale.
Quando vedere le performance dentro il Padiglione dei Paesi Bassi
Le performance si tengono da mercoledì a domenica all’inizio di ogni ora dalle 12 alle 17, mentre di martedì il Padiglione viene presentato come oggetto scultoreo da chiuso. Sono coinvolti a rotazione le performer e i performer Jennie Bergsli, Melyn Chow, Maarten Heijnens, Jana Jacuka, Dengling Levine, Diane Mahín, Maya Mertens, Marlen Pflüger, Marie Popall, Lisen Pousette, Olivia Rivière, Harald Stojan, Misty Superdeluxe.
Giulia Giaume
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