Le sculture biomorfiche di Alma Allen nel Padiglione USA alla Biennale d’Arte di Venezia 2026 (tra le polemiche)

Ispirate agli ampi paesaggi e alle formazioni geologiche naturali delle Americhe, le opere dello scultore americano animeranno gli spazi del padiglione americano. A queste si aggiungono anche polemiche furiose sulle scelte del governo statunitense per Venezia

Esplorare il concetto di “elevazione”: sia come manifestazione fisica della forma, che metafora di ottimismo collettivo e autorealizzazione, attraverso la trasformazione alchemica della materia. Questo è il tema su cui ruota Alma Allen: Call Me the Breeze, il Padiglione degli Stati Uniti d’America alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia del 2026, rappresentato dallo scultore autodidatta statunitense Alma Allen (Salt Lake City, Utah, 1970)

Visibile dal 9 maggio, gli spazi saranno animati da sculture site specific, tra cui una per il piazzale esterno del Padiglione (e visibile sino al 22 novembre 2026). 

Il Padiglione USA dell’artista Alma Allen alla Biennale d’Arte di Venezia 2026 

Curato da Jeffrey Uslip, il progetto per la mostra internazionale di Venezia dell’artista statunitense è stato realizzato attraverso un processo creativo ibrido, combinando metodi preindustriali di intaglio e modellazione manuale con tecnologie avanzate, come la scultura robotizzata. Una modalità a “più mani” che sembra trasformare la natura della materia presa in esame. 
Ogni opera è un inno all’America e alla sua storia, visto l’utilizzo di materiali locali quali: radica di noce americana, roccia vulcanica Cantera verde e il marmo bianco Yule del Colorado (pietra utilizzata spesso per monumenti storici degli Stati Uniti come il Lincoln Memorial a Washington D.C.). 

Gli USA festeggiano i 250 anni della Dichiarazione d’Indipendenza a Venezia 

Il Padiglione degli Stati Uniti alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia si inserirà nel contesto di America250, il programma di celebrazioni per il 250esimo anniversario della firma della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti.

Le polemiche attorno al Padiglione degli Stati Uniti d’America alla Biennale d’Arte 2026 

Il Padiglione degli Stati Uniti alla Biennale di Venezia 2026 è al centro di forti polemiche per scelte considerate atipiche e politicizzate. Il processo tradizionale di selezione è stato aggirato, affidando l’organizzazione a una nuova realtà priva di esperienza e a figure controverse: la commissaria Jenni Parido (ex proprietaria di un negozio per articoli di animali domestici e proprietaria dell’organizzazione America Arts Conservancy, sovvenzionata con fondi privati), il curatore Jeffrey Uslip (personaggio segnato nel mondo dell’arte americana per scandali e accuse di insensibilità razziale) e l’artista Alma Allen, poco noto al grande pubblico. Molti critici denunciano una perdita di credibilità e trasparenza, attribuendo il cambiamento all’influenza dell’amministrazione Trump e a un più ampio ridimensionamento delle politiche culturali, inclusa l’attenzione ai temi di diversità e inclusione. Al tempo stesso, i responsabili del progetto rivendicano autonomia e difendono la scelta di Allen come coerente con un’idea non ideologica dell’arte. Il risultato è un Padiglione che, prima ancora di aprire, si è configurato come uno dei più discussi e divisivi nella storia recente della Biennale.

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Redazione

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