Firenze accoglie il grande artista Georg Baselitz con una mostra al Museo Novecento 

Le iconiche figure capovolte, la produzione meno nota e i lavori inediti, spaziando dagli Anni Sessanta a oggi: l’antologica dedicata all’artista tedesco ne ricostruisce tutta la carriera, proponendo anche nuove letture legate alla città toscana…

Ho sempre realizzato xilografie quando sentivo la necessità di precisare in una forma definitiva un’immagine, un’idea di immagine che avevo sviluppato e che si era manifestata in dipinti”. Così il grande artista tedesco Georg Baselitz (Kamenz, 1938) racconta la passione per la grafica che lo ha accompagnato per decenni, quasi a costruire un percorso parallelo rispetto alla pittura. Come per Giorgio Morandi, dai suoi primi esperimenti negli Anni Sessanta questa tecnica costituisce per Baselitz una produzione significativa all’interno del corpus dell’artista, collezionista in prima persona di incisioni del Cinquecento, quasi a dimostrare un desiderio di continuità con gli artisti del passato. 

La mostra di Baselitz al Museo Novecento di Firenze 

Grazie alla tenacia di Sergio Risaliti, oggi questo aspetto dell’arte di Baselitz è protagonista di Avanti!, un’antologica al Museo Novecento che riunisce per la prima volta in Italia 170 opere, selezionate da Risaliti insieme a Daniel Blau. L’avventura di Baselitz con la grafica comincia nel 1964, quando l’artista lavora nel laboratorio di grafica del castello di Wolfsburg in Sassonia, dove apprende tecniche come l’incisione, la xilografia e la linoleografia. Poco tempo dopo, nel corso del suo soggiorno a Firenze, scopre i capolavori grafici dei maestri del Manierismo, che lo ispirano nel suo lungo percorso ben documentato in questa mostra, allestita anche in una parte degli spazi occupati dalla collezione permanente. 

Georg Baselitz, Avanti!, installation view, Museo Novecento, Firenze, 2026. Photo Elisa Norcini. Courtesy Museo Novecento e l'artista
Georg Baselitz, Avanti!, installation view, Museo Novecento, Firenze, 2026. Photo Elisa Norcini. Courtesy Museo Novecento e l’artista

Il corpo umano visto da Baselitz al Museo Novecento 

L’esordio è particolarmente forte: nella prima sala al pianterreno sfila una serie di grandi linoleografie dedicate al tema del corpo umano, frammentato e interpretato attraverso un drammatico uso del nero, realizzate tra la fine degli Anni Settanta e gli Anni Duemila. Più rarefatta l’atmosfera nella cappella delle ex Leopoldine, dove la scultura Pace Piece (2004) dialoga con una serie di acquetinte con immagini di piedi e mani. Al centro del chiostro si staglia 1965 (2024), un’imponente sagoma maschile in piedi, fusa in bronzo, in modo da lasciar affiorare le venature del legno, il primo materiale utilizzato dall’artista. “Quando prendo in mano un pezzo di legno, non voglio assecondarlo, ma confrontarmi con esso. Questo significa lavorare contro le venature, e vale per tutti i campi in cui opero; disegno, immagine, struttura, colore, texture”, dichiara Baselitz. Una lotta continua ed incessante che crea tensioni all’interno delle opere, spesso concepite come campi di forze che si contrappongono.  

La varietà di Baselitz nell’allestimento della mostra fiorentina 

Al primo piano del museo la scansione delle sale permette di esplorare i diversi temi che hanno caratterizzato il lavoro di Baselitz, dalla serie degli Eroi, con le sagome dei soldati feriti con le divise lacerate, eseguita a Berlino tra il 1965 e il 1966 come simbolo della condizione di sconfitta della Germania nel secondo dopoguerra, o gli Orangenesser, i mangiatori di arance dei primi Anni Ottanta. 

Georg Baselitz, Avanti!, installation view, Museo Novecento, Firenze, 2026. Photo Elisa Norcini. Courtesy Museo Novecento e l'artista
Georg Baselitz, Avanti!, installation view, Museo Novecento, Firenze, 2026. Photo Elisa Norcini. Courtesy Museo Novecento e l’artista

Un sorprendente legame tra Firenze e la pittura di Baselitz 

Per non parlare delle figure umane capovolte, iniziate nel 1969 e diventate subito iconiche dell’opera di Baselitz. L’artista le spiega così: “Se si vuole smettere di inventare continuamente nuovi motivi ma continuare a dipingere, capovolgere il motivo è l’opzione più ovvia. La gerarchia cielo sopra terra sotto è solo un patto a cui abbiamo appena acconsentito, ma non è affatto necessario crederci”. A questo proposito, Risaliti propone l’ipotesi che Baselitz sia rimasto colpito dalla Crocefissione di san Pietro (1492), un affresco di Filippino Lippi che l’artista avrebbe visto da giovane a Firenze e gli avrebbe poi ispirato il dipinto Fingermalerei del 1972. 

Ci sono anche opere inedite in mostra a Firenze 

La mostra prosegue al secondo piano, con una selezione di opere degli Anni Duemila, tra i quali una serie di grafiche del 2025 esposte per la prima volta e il ciclo Avignon (2014), che raffigura alcune figure anziane nude ispirate ai dipinti di Picasso esposti nella sua ultima grande mostra al Palais des Papes ad Avignone nel 1970. Come dimostrano le sue ultime opere esposte a Firenze, Baselitz non ha smesso di lavorare: “Cerco di farlo ogni giorno, per un tempo molto limitato, anche se le condizioni fisiche non sono delle migliori”, spiega l’artista, posseduto da una tensione verso un continuo rinnovamento che non lo ha mai abbandonato, come testimonia questa importante mostra da non perdere. 

Ludovico Pratesi

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Ludovico Pratesi

Ludovico Pratesi

Curatore e critico d'arte. Dal 2001 al 2017 è stato Direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro Direttore della Fondazione Guastalla per l'arte contemporanea. Direttore artistico dell’associazione Giovani Collezionisti. Professore di Didattica dell’arte all’Università IULM di Milano Direttore…

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