Il Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale d’Arte di Venezia 2026 spiega cos’è l’appartenenza

Pioniera del Black British Art Movement, l’artista Turner Prize 2017 ha sviluppato per il Padiglione britannico un’installazione articolata come paesaggio sonoro e surreale, per affrontare il tema della vita quotidiana in luoghi lontani dalle proprie radici

Ai Giardini della Biennale, il Padiglione della Gran Bretagna svilupperà per la 61esima Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia il tema dell’appartenenza in relazione alla necessità di spostarsi e ricreare ciò che ci fa sentire a casa in un nuovo contesto.

Lubaina Himid rappresenta il Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale d’Arte 2026

Il British Council ha scelto di affidare lo sviluppo del progetto all’artista Lubaina Himid (Zanzibar, 1954; vive e lavora a Preston), vincitrice del Turner Prize nel 2017 e pioniera del Black British Art Movement, da sempre al lavoro su temi quali la memoria culturale e l’identità, per sfidare le narrazioni eurocentriche dominanti e mettere in luce i contributi trascurati delle figure nere nella storia occidentale, attraverso la narrazione artistica e la ricerca storica.

Il Padiglione della Gran Bretagna di Lubaina Himid alla Biennale d’Arte 2026

La mostra Predicting History: Testing Translation prenderà forma all’interno del Padiglione curato da Ese Onojerou come un’unica grande installazione per orientarsi nell’adattamento in luoghi lontani dalle proprie radici, attraverso un percorso di apprendimento e di accettazione del vero significato di casa. Himid è qui sia autrice che regista che costruisce narrazioni, crea personaggi e immagina dialoghi, in collaborazione con l’artista Magda Stawarska. Il risultato è un paesaggio sonoro surreale – popolato di grandi dipinti a pannelli multipli che raffigurano ambientazioni magiche – che mira a rendere tangibili le tensioni quotidiane legate al senso di appartenenza, in dialogo con l’architettura neoclassica del Padiglione.

Sentirsi a casa in un luogo che non è casa. Il pensiero di Lubaina Himid

Pur nella tensione sottesa alla trattazione del tema, Himid ha scelto di rappresentare la Gran Bretagna come un luogo accogliente e ricco di potenzialità: “In privato ci circondiamo di ricordi reali e inventati, oggetti, ricette e musica, che ci rassicurano sul fatto che apparteniamo al nuovo posto e ci ricordano che, nonostante ciò, il vecchio posto non potrà mai essere cancellato del tutto” spiega l’artista “A volte il nuovo posto sembra accogliente, luminoso, arioso e pieno di possibilità per noi e le nostre famiglie, ma c’è qualcosa che non va, qualcosa di strano. Alcune cose restano irrisolte, inquietanti e non dette”. Eppure, “non possiamo andarcene. Questi sono i piani: continuiamo a realizzarli”. Dunque, la mostra del Padiglione britannico vuole essere “una testimonianza di come l’arte possa aiutarci a comprendere il nostro passato condiviso e, al contempo, la nostra forza”, sottolinea Ruth Mackenzie, Director of Arts del British Council. La mostra sarà visibile per tutta la durata della Biennale, dal 9 maggio al 22 novembre 2026.

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Redazione

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