Dal Mar d’Aral a Milano: l’Uzbekistan si racconta tra artigianato e crisi climatica

Il Paese debutta al Fuorisalone con un progetto che coinvolge designer internazionali come Bethan Laura Wood e artigiani locali: un modo per presentare al resto del mondo la cultura karapalkaka e la sua straordinaria resilienza

Ispirata all’inno alla speranza scritto negli Anni Trenta dal drammaturgo e poeta uzbeko Hamid Olimjon, When Apricots Blossom dà il titolo alla prima partecipazione ufficiale dell’Uzbekistan alla Milan Design Week: un’esposizione immersiva aperta al pubblico negli spazi di Palazzo Citterio. “L’Uzbekistan è sempre stato un luogo di convergenza e di scambio. Questa prima partecipazione ufficiale alla Milan Design Week permetterà ai visitatori di sorprendersi di fronte alla profondità e alla vitalità contemporanea delle pratiche materiali uzbeke, e di sentirsi così coinvolti da voler scoprire di più sulla nostra cultura e sul nostro patrimonio”, ci racconta Kulapat Yantrasast, curatore della mostra e fondatore di WHY Architecture. Promossa e ideata da Gayane Umerova, presidente dell’Uzbekistan Art and Culture Development Foundation (ACDF), When Apricots Blossom si propone come una celebrazione e rilettura contemporanea dell’artigianato uzbeko, presentato come espressione di resilienza di fronte alle conseguenze del cambiamento climatico nella regione del Mar d’Aral, un’area che a partire dagli Anni Sessanta ha iniziato a ridursi drasticamente in seguito alle derivazioni dei suoi fiumi immissari, causando una perdita di oltre il 90% del suo volume e trasformando uno dei più grandi laghi interni del mondo in una distesa desertica.

Dal Mar d’Aral a Milano: l’Uzbekistan si racconta tra artigianato e crisi climatica
The Garden Pavilion – A deconstructed yurt, created by Kulapat Yantrasast, commissioned by ACDF – MDW 2026 – Image Credit ACDF

“When Apricots Blossom”: alla scoperta dei tre pilastri della vita karalpaka

L’esposizione si articola in una serie di installazioni tematiche che attraversano gli spazi organizzate attorno a tre elementi fondamentali della cultura karakalpaka: tessuti, cibo e abitare,intesi comepilastri più essenziali e poetici dell’esistenza umana, universali e profondamente specifici. “All’interno della cultura Karakalpak, ognuna di queste dimensioni racchiude una vitalità artistica straordinaria; l’artigianato non è semplicemente preservato, ma è vivo, in continua evoluzione e assolutamente unico. Parlare di tessuti, cibo e dell’abitare significa parlare di come un popolo vive nel mondo, di come lo rende bello, di come lo rende proprio”.

I simboli della cultura uzbeka in mostra, dagli alberi di albicocco alle iurte contemporanee

A partire dalla stessa facciata di Palazzo Citterio, infatti, viene collocato un grande arazzo variopinto, opera della designer britannica Bethan Laura Wood, sviluppato in sinergia con artigiani uzbeki, capace di rievocare, in una chiave più internazionale, la forte tradizione tessile della nazione: nappe colorate e nastri intessuti a mano, tradizionalmente usati per decorare gli interni delle iurte nomadi, inondano la soglia del palazzo di colore e nuove forme, introducendo l’opera successiva, un’interpretazione artistica dell’albero di albicocco, il cui frutto è una delle esportazioni più significative dell’Uzbekistan e simbolo di ospitalità, prosperità e resilienza dinanzi alle catastrofi cui esso viene sempre più frequentemente sottoposto. Proseguendo si incontra l’installazione progettata dallo studio WHY Architecture: una grande iurta decostruita, che costituisce il punto focale del giardino dello storico palazzo, ponendosi come hub per incontri, workshop ed eventi, oltre a offrire momenti di tranquilla riflessione. “A Palazzo Citterio, l’architettura diventa l’ambiente in cui il visitatore è invitato a restare, non solo per osservare, ma per trovare una connessione. È attraverso questa immersione spaziale e sensoriale che una storia culturale e ambientale stratificata come quella del Karakalpak diventa non solo accessibile, ma profondamente sentita”, prosegue Yantrasast.

I designer internazionali si confrontano con il pane, cuore della cultura uzbeka

Proseguendo verso il cuore della mostra si raggiunge poi la galleria principale, dove sono esposti dodici vassoi e timbri per il pane realizzati da designer contemporanei in collaborazione con artigiani dell’Uzbekistan. I progetti nascono dall’incontro con materiali profondamente radicati nelle tradizioni della regione del Karakalpakstan, come legno, seta, feltro, ceramica e canna, e mettono al centro il ruolo del pane nella cultura e nell’ospitalità uzbeka. I vassoi sono concepiti per presentare il pane tradizionale uzbeko, il non, mentre i timbri decorativi, chekich, vengono utilizzati per marchiare il pane prodotto durante i giorni della mostra. Come sottolinea il curatore, il progetto ha offerto ai designer l’opportunità di confrontarsi direttamente con il sapere materiale locale e con tradizioni che continuano a evolvere nel tempo.

Nelle parole di Gayane Umerova risuona l’ambizione nazionale di presentare un’esposizione concepita come uno spazio di incontro, introspezione e connessione, ma anche come “un atto di diplomazia culturale dotato di una propria energia vitale, un passo compiuto con sicurezza all’interno della conversazione globale, restando al tempo stesso saldamente radicati nel lavoro che stiamo portando avanti nel nostro Paese, parte di una visione strategica decennale del governo uzbeko: rivitalizzare questa regione dal punto di vista sociale, economico e culturale, salvaguardandone il futuro con speranza e ottimismo.”

Sophie Marie Piccoli

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Sophie Marie Piccoli

Sophie Marie Piccoli

Sophie Marie Piccoli è architetta. Laureatasi nel 2022 all’Accademia di Architettura di Mendrisio, ha lavorato durante il percorso universitario per gli studi MDP Paysagiste e IHA Architecte a Parigi. Nel 2019 fonda con altre studentesse il collettivo di ricerca sostenibile…

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