Il collettivo di artisti più vivace di Bologna compie 10 anni e lancia un crowdfunding 

Lo spazio nato a Bologna nel 2016 per iniziativa di un gruppo di artisti compie 10 anni e, dopo aver sostenuto le attività di quasi 150 artisti, lancia una campagna per sostenere i prossimi progetti. L’intervista

Nato nel 2016 a Bologna intra moenia come artist run space, Gelateria Sogni di Ghiaccio compie 10 anni. Fondato dagli artisti Filippo Marzocchi, Mattia Pajè e Marco Casella, si è poi evoluto nel tempo, a partire dal 2024, in un collettivo più ampio. Il nome poco usuale nasce da un progetto artistico di Roberto Fassone, ma sono tanti gli artisti che sono passati tra gli spazi di via Tanari Vecchia, quasi 150, con pochi limiti tra discipline artistiche e progetti autofinanziati. Con il decennale giunge la maturità del progetto e anche l’esigenza di reciprocità: ecco perché, oltre a fare il punto in questa intervista, il collettivo lancia una campagna di crowdfunding per sostenere le prossime attività. 

Rachele Maistrello – Arcadia – installation view at Gelateria sogni di ghiaccio, Bologna 2016
Rachele Maistrello – Arcadia – installation view at Gelateria sogni di ghiaccio, Bologna 2016

Intervista a Gelateria Sogni di Ghiaccio 

Quest’anno Gelateria sogni di ghiaccio festeggia 10 anni di vita. Con quali premesse era nato il progetto? 
Il progetto Gelateria Sogni di Ghiaccio è nato da quel fermento che molt* student* d’arte sono soliti provare sul finire degli studi: una sorta di momento di passaggio in cui l’ambiente protetto della formazione si allontana per fare spazio ad un sistema complesso e articolato. Nel 2016 a Bologna la nostra percezione era che il divario tra la formazione artistica e la possibilità di lavorare o agire nel campo dell’arte fosse enorme. Era come se ci fosse un grande vuoto tra la fine degli studi e l’inizio di un’effettiva carriera in campo artistico, unito alla sensazione che stesse succedendo tutto altrove.  

E quindi cosa avete fatto?
Sentivamo l’esigenza di trovare un modo per colmare quel vuoto e avvicinarci alle pratiche artistiche che ci interessavano. Così nasce Gelateria Sogni di Ghiaccio, come tanti altri spazi-progetto che nascevano in quegli anni e davano vita a una grande attività in diverse città italiane. Il progetto nasce da una nostra necessità di quel tempo, dalla volontà di partecipare e di dare vita a momenti liberi attorno all’arte. 

Chi erano gli attori protagonisti? Come si è evoluto il gruppo di lavoro oggi? 
Abbiamo fin da subito cercato di rendere protagoniste del progetto le opere, costruendo un programma fitto di mostre personali in cui la massima libertà di azione delle/degli artiste/i coinvolte/i fosse centrale. A cominciare dal nome dello spazio, che è un’opera gentilmente donata da Roberto Fassone, dalla prima mostra di apertura di Rachele Maistrello e dalle più di 50 successive, le opere sono state sempre al centro dell’attività dello spazio. Negli ultimi 3 anni il progetto ha lentamente cambiato forma, assumendo una direzione collettiva in cui questo atteggiamento si è espanso rendendo protagonisti i momenti di incontro, convivialità e ritrovo attorno alle opere, che hanno assunto anche forme più effimere, performative e immateriali. 

Se dovessi tracciare un bilancio, cosa credete di avere realizzato in questi primi 10 anni? 
Purtroppo, non sappiamo come si traccia un bilancio, e più che credere di aver realizzato qualcosa, siamo consapevoli di esserci organizzat*, di aver lavorato con oltre 150 artist* e di aver dato fondo a tutte le nostre forze per gestire collettivamente uno spazio che ci ha dato e continua a darci tanto. 

Credete che l’esperienza degli artist-run space sia ancora attuale? 
Abbiamo registrato un calo di aperture di realtà simili alla nostra in Italia, ma una grande attività sotto forma di progetti diversi. Noi stess* abbiamo ridefinito il nostro progetto come un friends-run space per includere nella nostra auto-definizione anche chi ha scelto percorsi diversi ma fa comunque parte del gruppo di gestione. Sicuramente la situazione è molto diversa dagli anni in cui è nato il progetto, siamo cresciut* noi e il tempo è passato, ma se dobbiamo parlare di attualità possiamo dire che la nostra spinta a rimanere attiv* è ancora attuale. 

Gelateria Sogni di Ghiaccio. C'è un inganno nel crepuscolo, installation view. Photo Luca Ghedini
Gelateria Sogni di Ghiaccio. C’è un inganno nel crepuscolo, installation view. Photo Luca Ghedini

Cosa trovano gli artisti nel vostro spazio che non possono trovare negli spazi istituzionalizzati dell’arte? 
Spazi come il nostro nascono per volontà di artisti, è quindi normale che il rapporto sia più orizzontale e disinvolto. Sebbene il progetto veda oggi il coinvolgimento di profili anche diversi, a essere centrale è ancora l’urgenza di fare, di avviare dialoghi e progettualità con l’immediatezza e la libertà che un’istituzione, per sua natura, non può avere. Il paragone con gli spazi istituzionalizzati non può che portare, del resto, a considerazioni molto generiche, e forse è utile pensare a ogni singola realtà in relazione al suo specifico contesto e a determinati momenti, più che per macrocategorie.  

Quali sono gli obiettivi più alti che avete raggiunto? Quali invece vi imponete di raggiungere nei prossimi 10 anni? 
Non abbiamo mai ragionato in termini di obiettivi. Le trasformazioni che hanno interessato il progetto, a livello di programmazione, di organico, di approccio, rispecchiano piuttosto delle urgenze. La precarietà intrinseca a questo tipo di progetti e percorsi professionali ci impedisce di programmare a lungo termine, ma questo garantisce anche aderenza al presente e al contesto, determina un orizzonte operativo differente, basato sulle necessità reali delle persone che animano Gelateria Sogni di Ghiaccio. Uno dei risultati più importanti, forse, è stato proprio il riuscire a trasformare questa precarietà in fluidità, in rinnovamento progettuale continuo. 

Per realizzare i vostri progetti avete lanciato una campagna di crowdfunding: spiegateci perché, se è la prima volta che lo fate, se invece è uno strumento che utilizzate normalmente e come vi siete sostenuti fino ad oggi? 
Questo del decennale ci è sembrato un buon momento per fare appello alle moltissime persone che ci hanno seguito e supportato. Le nostre attività sono state sempre portate avanti con i nostri fondi personali e, negli ultimi anni, con l’attivazione di piccoli progetti di autofinanziamento. Il crowdfunding, cui ricorriamo per la prima volta, è un modo per estendere l’invito a sostenerci anche a chi non si trova in prossimità fisica, e per convogliare risorse in una stagione di mostre ed eventi che sentiamo importante non solo perché è la decima, ma anche perché sancisce la continuità di uno sforzo collettivo che nell’ultimo anno ha conosciuto un’intensità senza precedenti, dando vita a oltre 30 appuntamenti. Questo tipo di impegno non investe solo la dimensione artistica, ma attraverso l’assiduità contribuisce a produrre momenti comuni, vitalità e fermento.  

Santa Nastro 

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Santa Nastro

Santa Nastro

Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è vicedirettore di Artribune. Dal 2015 è Responsabile della Comunicazione di…

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