Siamo stati al concerto di Torino dove i Marlene Kuntz festeggiavano i 30 anni del loro indimenticabile disco “Il vile”
La mitica rock band di Cuneo torna alla ribalta con la celebrazione del trentennale del secondo disco in studio; e lo fa con un tour e due date all’Hiroshima Mon Amour di Torino. Ecco il report del primo appuntamento e la storia del disco. Ora illustrato da Alessandro Baronciani
Sono già passate tre decadi da quando i Marlene Kuntz travolsero per la seconda volta il nostro Paese con quella spiazzante miscela di rabbia, sensualità, e distorsioni sonore che è poi diventata la loro inconfondibile cifra stilistica. Stiamo parlando de Il vile, un disco che arrivando due anni dopo la pietra miliare Catartica contribuì definitivamente allo sdoganamento in Italia del cosiddetto noise rock.

La storia del disco “Il vile” dei Marlene Kuntz
Collettivamente considerato come uno dei pilastri del rock alternativo Made in Italy, nonché tra i 100 migliori album nostrani secondo Rolling Stones, Il vile ritorna fra noi per ricordarci che nonostante lo scorrere del tempo certe cose non cambiano, in primis la manifestazione della codardia dell’essere umano. I Marlene Kuntz ne stanno celebrano la potenza con un tour in tutta Italia che si concluderà a Bari il 18 aprile e due date all’Hiroshima Mon Amour di Torino andate sold out.

Il disco “Il vile” illustrato da Alessandro Baronciani per il trentesimo anniversario
E dopo i festeggiamenti di un altro importante trentennale, la città di Torino si è nuovamente preparata ad accogliere una delle band autoctone più influenti degli ultimi decenni attraverso due concerti andati presto sold-out, programmati per l’8 e il 9 aprile scorsi. E quale luogo migliore se non l’Hiroshima Mon Amour per ospitare la tappa torinese del tour Marlene Kuntz suona Il Vile? Al pari di una vera e propria casa per i Marlene (che anni orsono hanno abitato anche in veste di attori per il film del 2009, di Davide Ferrario, Tutta colpa di Giuda), lo storico locale torinese ha messo in piedi una calorosa combo di spettacoli rivolti (quasi) esclusivamente all’iconico album.
Il tour non è però l’unico regalo della band piemontese: a completare il tutto vi è infatti anche la ristampa del disco che, per l’occasione, si avvale delle illustrazioni realizzate dal noto fumettista Alessandro Baronciani.
Il concerto dei Marlene Kuntz all’Hiroshima Mon Amour
Introdotti da luci fredde e soffuse, insieme a una dolce melodia fatta di pianoforte e cori femminili, i Marlene Kuntz hanno improvvisamente cambiato l’atmosfera della prima serata aprendo le danze con l’opening track, 3 di 3. Accompagnato dal fraterno Riccardo Tesio, da Luca Lagash al basso, e da Sergio Carnevale (tra i fondatori dei Bluvertigo) alla batteria, Cristiano Godanoè apparso avvolto dal suo consueto carisma che si è subito tramutato in furia. Tra luci rosse e neon lampeggianti – a formare il titolo del disco –, i Marlene hanno snocciolato tutta la tracklist de Il vile, fatta eccezione per E non cessa di girare la mia testa in mezzo al mare, unica esclusa dalla scaletta. Impeccabili e grintosi, i Marlene hanno così eseguito canzoni emblematiche quali Retrattile, Come stavamo ieri (in una versione asciutta e solenne), Overflash, Ape Regina, fino alla conclusiva Il vile, per l’appunto. Neppure il momento di riprendersi un secondo che ci si è immediatamente ritrovati ad affrontare una doppietta di capolavori tratti da Catartica – Sonica e Nuotando nell’aria – a cui sono seguiti La mia promessa, e Cara è la fine (da Che cosa vedi, del 2000). Ma a chiudere in maniera indelebile la prima parte del concerto è stata una versione più che impetuosa di Festa mesta, artefice di poghi sfrenati.
L’encore del concerto dei Marlene Kuntz a Torino dell’8 aprile
Ovviamente la performance non poteva finire qui e, dopo poco, i quattro artisti sono ritornati sul palco per un bis composto dalle sognanti Infinità, e Lieve, rispettivamente contenute in Ho ucciso Paranoia – del 1999 – e Catartica, del 1994. Madidi di sudore, e carichi di gratitudine verso chi continua a seguirli, i Marlene Kuntz si sono gradualmente allontanati di nuovo, ma questa volta sul serio. E sulle note di How soon is now? degli Smiths, si è dissolto così uno spettacolo carico di emozioni, della durata di poco più di 90 minuti complessivi, che anche nel 2026 conferma la passione, nonché la bravura, di Godano e soci. Se i risultati sono questi non ci resta che proseguire nell’ “onorare il vile”!
Valerio Veneruso
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