È morto Yoshiharu Tsuge, il fumettista cantore dei perdenti

La letteratura a fumetti saluta uno dei suoi autori più rappresentativi: Yoshiharu Tsuge, padre del manga gekiga. Con le sue storie crude ha raccontato operai e prostitute del Giappone del dopoguerra

Accade spesso così: quando un maestro della cultura a fumetti del Giappone ci lascia, la notizia arriva nel mondo occidentale con diversi giorni – se non settimane – di ritardo. Anche quando ad andarsene è uno dei nomi più influenti della cultura visiva contemporanea, come nel caso di Yoshiharu Tsuge.

Considerato uno dei padri fondatori del genere gekiga – variante del manga per adulti che nacque e si sviluppò negli Anni Sessanta in Giappone – il fumettista si è spento lo scorso 3 marzo all’età di ottantotto anni, lasciando dietro di sé libri tra i più memorabili di questa corrente: su tutti Nejishiki e L’uomo senza talento.

Un ritratto di Yoshiharu Tsuge
Un ritratto di Yoshiharu Tsuge

La vita di Yoshiharu Tsuge

Nato a Tokyo nel 1937, Yoshiharu Tsuge comincia a disegnare manga agli inizi degli Anni Cinquanta, ancora adolescente. I suoi primi lavori rivelano un autore in formazione, fortemente influenzato da maestri predecessori come Osamu Tezuka e Osamu Dazai, eppure già attratto da quelle atmosfere noir che ne avrebbero segnato il cammino futuro. La scelta di abbandonare un impiego stabile per dedicarsi interamente al fumetto rappresenta il primo gesto decisivo della sua traiettoria artistica: un salto nel vuoto che lo costringe ad affrontare forme narrative più ampie rispetto ai brevi albi d’esordio.

Gli elementi distintivi della sua produzione matura, segnata da un realismo crudo e viscerale, si rintracciano già a partire dalle sintetiche e dense storie iniziali del suo percorso. Emergono in questa fase i tratti tipici della sua poetica: un nichilismo spontaneo e silenzioso, popolato da personaggi incapaci di affrontare il proprio destino e inclini ad accettarlo con una rassegnazione quasi naturale. I protagonisti delle storie di Yoshiharu Tsuge sono antieroi: prostitute, operai affranti dalla vita quotidiana, perdenti incapaci di seguire i ritmi di un Giapponese messo in ginocchio dalla Seconda guerra mondiale.

Yoshiharu Tsuge, “L’uomo senza talento” (Canicola)
Yoshiharu Tsuge, “L’uomo senza talento” (Canicola)

La crisi personale e la rinascita

All’inizio degli anni Sessanta, tuttavia, sopraggiunge una crisi profonda. Il declino delle librerie a noleggio (cruciali per la diffusione di manga e letteratura, decimate con la diffusione del cinema e della televisione) colpisce duramente l’autore, già segnato da difficoltà economiche e personali. Alla condizione di precarietà professionale si accompagnano lo sfratto, la conclusione di una relazione e un tentativo di suicidio: eventi che sembrano replicare nella vita reale il destino dei suoi stessi personaggi, sospesi tra disillusione e sopravvivenza. È solo grazie all’intervento di figure chiave del gekiga, tra cui Yoshihiro Tatsumi e Sanpei Shirato, che Tsuge non cede allo sconforto, risollevandosi ed entrando in una nuova e più matura fase creativa.

Dal 1965 inizia infatti il periodo più fertile della sua carriera, legato soprattutto alla collaborazione con la storica rivista Garo, laboratorio fondamentale del manga alternativo giapponese. Qui Tsuge sviluppa una forma narrativa radicalmente personale, capace di fondere sogno e quotidianità, autobiografia e allegoria, trasformando il fumetto in uno spazio di indagine esistenziale.

Yoshiharu Tsuge, “Nejishiki” (Oblomov Edizioni)
Yoshiharu Tsuge, “Nejishiki” (Oblomov Edizioni)

Il successo di Yoshiharu Tsuge in Italia

Nel 1987, a causa di problemi psicologici e familiari, l’autore abbandona definitivamente il mondo del fumetto. Il silenzio creativo non impedisce però alla sua opera di consolidarsi tra i lettori, prima in Giappone e poi a livello internazionale. Oggi i suoi lavori maturi sono considerati tra le vette del manga d’autore, e influenzano fumettisti e artisti visivi (si pensi all’adattamento nel 2024 del racconto Desiderio sotto la pioggia a opera del regista Shinzo Katayama). Anche in Italia la ricezione critica di Tsuge ha conosciuto una crescita significativa. Nel 2017 L’uomo senza talento, pubblicato da Canicola, ha ricevuto il premio Gran Guinigi come migliore iniziativa editoriale, contribuendo a introdurre l’autore a un pubblico più ampio. Tra gli altri volumi pubblicati nel nostro Paese figurano Il giovane Yoshio del 2018 (raccolta autobiografica che ripercorre l’infanzia e la formazione del mangaka), Fiori rossi e Destino (pubblicati rispettivamente nel 2018 e 2019 da Oblomov Edizioni).

Alex Urso

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Alex Urso

Alex Urso

Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania).…

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