Alla Galleria Gagosian di Roma una mostra che mette in crisi l’equazione realtà = verità. La recensione 

È decisamente sui generis “Mirrored Fiction” la prima mostra del 2026 della galleria. Non una semplice collettiva, ma un progetto curato che, attraverso una panoramica sul Realismo, innesca una riflessione sull’attualità

A Roma Gagosian apre il 2026 all’insegna della novità, della storia e della curatela, con una mostra collettiva, – tra le poche nella sede capitolina – che, partendo da un omaggio al Realismo, induce una riflessione su diversi aspetti della contemporaneità. Un percorso strutturato in cui, attraverso prospettive differenti ed eterogenee forme espressive, i lavori di Felix Gonzalez-Torres (Cuba, 1957 – Miami, 1996); Bruce Nauman (USA, 1941), Andreas Gursky (Germania, 1955); Jeff Koons (USA, 1955); Adam McEwen (Londra, 1965), dialogano con tre sculture iperrealistiche in bronzo dipinto di Duane Hanson (USA, 1925 – 1996), mettendo in evidenza le varie modalità in cui la realtà viene percepita, fruita e diffusa. Mirrored Fiction – questo il significativo titolo della mostra – diviene così un dispositivo in grado di innescare una riflessione su diversi campi semantici della contemporaneità.  

Duane Hanson Bodybuilder, 1989–90 Oil on bronze with mixed media 49 × 41 × 38 inches (124.5 × 104.1 × 96.5 cm) 1 of 3 unique editions © 2026 Estate of Duane Hanson/Artists Rights Society (ARS), NY Photo: Rob McKeever Courtesy Gagosian mirrored fiction
Duane Hanson, Bodybuilder, 1989–90, Oil on bronze with mixed media, 49 × 41 × 38 inches (124.5 × 104.1 × 96.5 cm)
1 of 3 unique editions, © 2026 Estate of Duane Hanson/Artists Rights Society (ARS), NY
Photo: Rob McKeever, Courtesy Gagosian

“Mirrored Fiction”, un progetto curatoriale in mostra da Gagosian 

Esposizione esito di un ponderato progetto curatoriale, che, con opere che vanno dalla fine degli Anni ’70 al 2017, presenta molteplici livelli di lettura, profilandosi come un’interessante panoramica sul Realismo; che, nato in risposta alla Pop Art, lungi dall’esaurirsi nell’Iperrealismo, si configura come una corrente varia e sfaccettata, in cui rientrano anche lavori concettuali e simbolici.  

Il percorso procede per parallelismi, paradossi e contraddizioni. I monumenti alla quotidianità di Duane Hanson, sfidando il confine tra realtà e rappresentazione – anche grazie all’accurato allestimento che ha previsto, ad esempio, l’innalzamento del pavimento della sala ovale – chiama in causa tematiche sociali e politiche. Infatti, questi ritratti di americani comuni, persone fragili ed emarginate, accendono una critica sull’attualità, resa ancor più esplicita dalle altre opere focalizzate sui sistemi di potere. 

Le opere esposte in mostra da Gagosian a Roma per “Mirrored Fiction” 

All’ingresso Olding lady in Folding Chair, 1976 di Hanson dialoga con Untitled (Beautiful, in conjuction with Louise Lawler), 1990 di Gonzalez-Torres, creando un contrasto tra il decadimento fisico dell’anziana e la bellezza (a consumo) millantata nel manifesto.  

Al piano superiore, una biglietteria chiusa di Adam McEwan, Ticket Window, 2017, si può leggere come un’allusione alle costanti difficoltà che costellano le vite dei meno abbienti, costretti a subire continue frustrazioni anche nello svolgimento delle mansioni più banali. Procedendo, il Bodybuilder (1989–90) di Hanson, per quanto abbronzato e fisicato, appare più che provato, quasi sconfitto. Inoltre, la sua immagine dimessa viene paradossalmente spettacolarizzata da Donkey, installazione specchiante di Jeff Koons che gli sta di fronte, appartenente alla serie Easyfun (1999). Il cui profilo di cartone animato, amplificando la dimensione canzonatoria, apre una riflessione sulla tirannide dell’apparenza, in grado rendere fragili – anche a causa dell’uso improprio dei social network – persino le persone esteriormente forti ed equilibrate. Volendo approfondire, il discorso è ben più ampio, dal momento che l’opera di Koons a prima vista spensierata e giocosa, nel suo includere non solo la scultura ma anche chi la osserva, risponde a un impulso narcisistico, chiamando in causa tematiche complesse, tra cui il consumismo autoreferenziale, il processo di scoperta di sé e, parallelamente, quello di autoalienazione, come suggerito da Lacan nel testo critico a corredo della mostra. 

Il lavavetri di Hanson tra Nauman e Gursky: l’acme del percorso da Gagosian 

Il percorso raggiunge la sua acme nella sala ovale, dove il Window Washer di Hanson (1984), dialoga con Hand Pair, 1996 di Bruce Nauman e Politik II (2020) di Andreas Gursky. Quindi, da una parte, una metaforica e apologetica rappresentazione dei lavoratori, le cui mani costituiscono l’unico ed essenziale strumento di sostentamento nella società capitalista; dall’altra, un’immagine di coloro che alimentano questo sistema oppressivo di disparità sociali e sfruttamento. Gursky immortala 13 politici tedeschi in una composizione che richiama l’Ultima Cena di Leonardo, ponendo sullo sfondo Five Past Eleven (1989) di Ed Ruscha, dove un palo di bambù attraversa il quadrante di un orologio. 

Alla luce di queste brevi considerazioni emerge come Mirrored Fiction sia un’esposizione coraggiosa che, oltre ad offrire spunti di riflessione, mette in evidenza un assunto troppo spesso dimenticato. Per quanto possa essere verosimile, l’interpretazione della realtà non è mai univoca né oggettiva, nella misura in cui ciascun individuo svilupperà sempre una propria, personalissima visione dell’esperienza vissuta; dimostrando, in linea con il titolo, (che non a caso cita la fiction), la fallacia dell’equazione realtà = verità.

Ludovica Palmieri  

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Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri è nata a Napoli. Vive e lavora a Roma, dove ha conseguito il diploma di laurea magistrale con lode in Storia dell’Arte con un tesi sulla fortuna critica di Correggio nel Settecento presso la terza università. Subito dopo…

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