Giardini d’Italia: una risorsa per il turismo orto-culturale da riscoprire con l’arrivo della primavera

Patrimonio paesaggistico e storico insieme, la rete costituita da giardini, parchi e orti botanici caratterizza in modo capillare tutta l’Italia. Ne parliamo con chi si occupa di tutelarli e di garantirne la fruizione – come l’impresa Grandi Giardini Italiani – facendo anche il punto sugli investimenti e i progetti che ci permettono di goderne

Ormai 30 anni fa – era il 1997 – Judith Wade fondava Grandi Giardini Italiani, prima impresa culturale privata in Italia dedicata al verde, per promuovere e valorizzare il patrimonio culturale di botanica, paesaggio e arte rappresentato dai più bei giardini in Italia. Fu, la sua, “una visione pionieristica di quello che poteva rappresentare il turismo orto-culturale in Italia”, sottolinea Bianca Passera, che ha di recente raccolto da lei il testimone. L’imprenditrice alla guida del Gruppo LarioHotels ha acquistato Grandi Giardini Italiani nel 2025.

Parco Florence Trevalyan. Courtesy Archivio della Proprietà
Parco Florence Trevelyan, Taormina. Courtesy Archivio della Proprietà

Il network Grandi Giardini Italiani e il turismo orto-culturale in Italia

Oggi, il network riunisce 150 giardini selezionati in base a rigorosi standard qualitativi in termini botanici, artistici e storici, e con un alto livello di accoglienza turistica: “Siamo una rete aperta a tutte le realtà che riconoscono il valore del patrimonio paesaggistico e botanico e desiderano aprirlo alla comunità. Raduniamo in prevalenza giardini privati, ma accogliamo anche realtà istituzionali pubbliche o a governance mista”.
Oggi, il mercato del turismo orto-culturale in Italia gode di ottima salute: “I visitatori sono in costante aumento e i giardini sono sempre più strutturati e pronti per accoglierli”. Per incentivarli, GGI mette a disposizione una biglietteria online che semplifica la prenotazione e l’acquisto dei biglietti, “soprattutto per un pubblico straniero di anno in anno sempre più presente”. Ma lavora anche sotto il profilo editoriale e della comunicazione: “I giardini aperti al turismo sono realtà che devono coniugare la dimensione culturale con quella economica. In quest’ottica il concetto di sostenibilità si traduce nella capacità di mantenere in equilibrio la conservazione dell’ambiente con l’attrattività e il numero dei visitatori.  La qualità dell’esperienza della visita è il fattore di successo e non deve essere compromessa da una visione che privilegia solo i volumi. Da qui la competenza necessaria per strutturare un’offerta diversificata, dagli eventi ai convegni, ai corsi educativi alla visite a tema, a un sistema di prenotazione che aiuti a organizzare i flussi. Il turismo verde in questo senso intercetta un pubblico sempre più attento alla qualità e al valore della conservazione”. D’altronde, come ci tiene a ricordare l’imprenditrice comasca, “il desiderio di stare nel verde è trasversale e copre tutte le età. Vivere i giardini mette insieme la voglia di circondarsi di una bellezza che “cura” con l’opportunità di scoprire uno spazio culturale che coniuga arte, storia, botanica e benessere”.

Alla scoperta dei più bei giardini d’Italia

Gli itinerari possibili sono numerosissimi, e Grandi Giardini Italiani edita anche una guida per orientarsi. L’accesso al network è subordinato al possesso di specifici requisiti – un’identità chiara, un livello di manutenzione eccellente, l’apertura al pubblico almeno per certi periodi dell’anno – ma anche a fronte di questa scrematura il patrimonio da scoprire resta vastissimo. Dalla Limonaia del Castèl a Limone sul Garda – complesso storico dedicato alla coltivazione degli agrumi affacciato sul lago – alla dimora storica Villa La Quiete, a Treia, immersa nel paesaggio collinare marchigiano con un parco storico composto da alberature mature e spazi verdi legati alla tradizione delle residenze di campagna. E ancora, il Parco Trevelyan di Taormina, noto anche come Villa Comunale, giardino pubblico ottocentesco affacciato sul mare, caratterizzato da essenze esotiche, architetture ornamentali e percorsi panoramici. O l’Orto del Redentore sull’isola della Giudecca, a Venezia, riaperto al pubblico nel 2024 dopo un profondo restauro della Venice Gardens Foundation (con la visione degli architetti Paolo Pejrone e Alessandra Raso), che ora permette di passeggiare tra piante officinali, ulivi e carciofi del giardino nascosto dietro le mura del convento dei frati cappuccini, fino a giungere in vista della Laguna. In Valpolicella, invece, l’elegante giardino settecentesco di Pojega ha riaperto al pubblico nell’estate 2025, dopo tre anni di restauro, e si prepara ad accogliere i visitatori per la nuova stagione a partire dal 28 marzo. In Liguria si visitano i lussureggianti giardini a picco sul mare di Villa Marigola e Villa Rezzola; nel Lazio il Sacro Bosco di Bomarzo e il Giardino di Ninfa. L’Umbria si raggiunge, invece, per una visita fuori dal comune alla città ideale plasmata da Tomaso Buzzi, La Scarzuola. Villa Cimbrone, a Ravello, vanta uno dei panorami più belli della Costiera Amalfitana.

Orto Botanico di Palermo. Photo UNIPA
Orto Botanico di Palermo. Photo UNIPA

Le piante come patrimonio culturale negli orti botanici di Lombardia (e d’Italia)

Sul valore delle piante come patrimonio culturale ha scelto di investire anche la Rete degli Orti Botanici di Lombardia, un circuito che riunisce sei siti regionali con funzione di tutela, promozione e divulgazione, per ricordare l’importanza del sistema di questi musei del verde en plein air. Le piante rappresentano un patrimonio botanico – perché la loro biodiversità consente di comprendere l’evoluzione della vita – ma ancheecologico, alimentare, farmaceutico, artistico e simbolico, paesaggistico. Non ultimo, sono un patrimonio di memoria, perché molte specie sono legate a eventi storici e identità collettive. E gli orti botanici, nel proporsi al pubblico come luoghi di visita e condivisione, possono destarne la curiosità attraverso molteplici iniziative. Così, in Lombardia, ciascun orto botanico ha individuato una “collezione” da valorizzare, studiando nuovi percorsi interpretativi, strumenti educativi, attività didattiche e di divulgazione. E, a partire dalla primavera 2026, a Bergamo, nell’orto di Astino, il focus si concentra sulla raccolta delle piante da frutto che comprende oltre 300 esemplari e racconta l’agrobiodiversità e il rapporto tra uomo e cibo; mentre l’Orto botanico di Brera, a Milano, propone un’insolita incursione nel mondo delle piante velenose, attraverso il percorso L’orto dei veleni. A Pavia, si approfondisce, invece, la tradizione del giardino ornamentale, camminando tra azalee, peonie e ortensie (orari di apertura e iniziative sono tutti consultabili online, sul sito del circuito).
Del resto, accanto all’infinita varietà di giardini e parchi storici della Penisola, anche la rete nazionale degli orti botanici costituisce testimonianza viva di una cultura botanica e paesaggistica secolare. Che si rinnova nel presente: a Palermo, per l’equinozio di primavera, il magnifico orto botanico della città ospita quest’anno l’edizione zero di una rassegna (Respiri di primavera) fondata sulle esperienze sensoriali, tra laboratori di profumeria botanica, seminari e passeggiate guidate. Mentre a Napoli, il Real Orto Botanico torna a essere scenografia d’eccezione per le Fiabe di primavera rappresentate dall’associazione I Teatrini (ogni sabato e domenica, alle 11, fino al 31 maggio).

Tutelare e censire parchi e giardini italiani

Nell’ultimo triennio, il Ministero della Cultura ha stanziato, tramite PNRR, 300 milioni di euro per la rigenerazione e la riqualificazione di parchi e giardini italiani di comprovato interesse culturale, finanziando 130 interventi, di cui molti già conclusi. Concentrandosi su grandi complessi, come la Reggia di Caserta o Villa Lante a Bagnaia (nella Tuscia), ma anche restituendo linfa a parchi e giardini “minori”, pubblici e privati, dal Parco Villa Vitali a Fermo a Villa Arconati a Bollate. E 3 milioni di euro sono stati destinati, nello specifico, alla catalogazione dei parchi e dei giardini italiani: un censimento in via di conclusione che consentirà di fare finalmente il punto sull’entità di un patrimonio – a cui da tempo è stato riconosciuto uno status specifico nell’ambito del patrimonio culturale – incredibilmente diversificato e frammentato.

Livia Montagnoli

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati