Le cosmologie di Concetta Modica e Ignazio Mortellaro in mostra a Palermo

Due artisti siciliani di media generazione riconfigurano lo spazio della galleria Francesco Pantaleone di Palermo. Opere e sensibilità entrano in relazione, per indagare la natura e il suo farsi, disfarsi, sorgere, cadere

La prima parola è “fragilità”; la seconda, che s’insinua tra i pensieri, è “frammentazione”; infine, “impermanenza”. E poi c’è un’idea di movimento, una corrente sottile e discontinua, lievemente centrifuga, così che tutto ruoti in tutte le direzioni, disordinatamente, verso un centro che non c’è. All fall down è il titolo di questa mostra-duetto, che vede insieme Concetta Modica (Ragusa, 1969; vive a Milano) e Ignazio Mortellaro (Palermo, 1978) per la galleria Francesco Pantaleone di Palermo: il racconto di una caduta necessaria, guardando fra i destini degli uomini e delle cose, se è vero che tutto si dissolve, precipita, si polverizza, e mentre questo accade la vita stessa s’impone, fra le leggi della terra e le logiche del cielo.

Le cosmologie di Concetta Modica e Ignazio Mortellaro in mostra a Palermo

L’allestimento a quattro mani di Modica e Mortellaro a Palermo

Non si tratta di una produzione condivisa, ma di un incontro sul campo, per l’esattezza un campo di forze in cui immaginare un dialogo tra oggetti, presenze, sensibilità. Lo schema seguito, nella disposizione delle tante sculture – la maggior parte di piccole dimensioni – arriva da un riferimento potente: sono le linee e i blocchi iconografici del Trionfo della Morte di Palazzo Abatellis a fungere da guida, da griglia, come a interpretarne le tensioni geometriche, il senso dello spazio, le dinamiche nascoste. Vuote le pareti, per una mostra che si articola tra gli angoli e il centro della stanza, sfruttando l’altezza e la gravità, in assenza di plinti, basi, cornici, dispositivi tecnologici: tutto si appoggia al pavimento o si sospende con naturalezza, in un amalgama che mescola opere e autori.

Ma l’ispirazione sembra non fermarsi qui, nonostante l’assenza di un effettivo lavoro di rilettura dell’opera quattrocentesca. I temi continuamente evocati nelle ricerche dei due artisti — l’origine, la fine, le metamorfosi della materia, il cosmo, la natura, il sacro — non possono che trovare nobili spunti nel Trionfo palermitano: la morte con la sua spada affilata che sfreccia su un cavallo scheletrico; il giardino rigoglioso che di ogni fiore e pianta restituisce simbologie segrete; l’esistenza che si afferma come opulenza e desiderio, e che infine si schianta, tra miserie e dolore; il tempo, divoratore impietoso, che non conosce distinzioni di sorta, tanto meno di ceto sociale.

Trionfo della Morte, affresco staccato (600 x 642 cm), Galleria regionale di Palazzo Abatellis, Palermo
Trionfo della Morte, affresco staccato (600 x 642 cm), Galleria regionale di Palazzo Abatellis, Palermo

I riferimenti al Trionfo della morte alla galleria Francesco Pantaleone di Palermo

Dichiarato è il collegamento nella serie Cordata (2026) di Modica: tre lunghe corde intrecciate a mano, appese come festoni, rivelano file di occhi in ceramica smaltata che scrutano l’ambiente in tutte le direzioni: sono gli sguardi dei protagonisti dell’antico affresco, decontestualizzati e ricondotti al presente, a simulare il reciproco scambio visivo tra opera e spettatore. Occhi che tornano in Prosperità (2022-26), traboccando da tre cornucopie in ceramica insieme a raspi d’uva fusi in ottone, per un rito della fecondità in cui gli scarti del frutto e gli sguardi dispersi sono beni preziosi, celebrati come ricchezza, cura, materia infinitamente rinnovata.

E così il nucleo di sculture di Mortellaro, Le Dame (2025), richiama i personaggi femminili in abiti sontuosi: stelle fitomorfe a sette punte, fuse in ottone — forse creature marine, forse stille di luce o simboli arcani — sono tutt’uno con i ceppi di legno in cui s’incastrano, a formare un’immaginaria costellazione ancorata al suolo e proiettata verso l’alto. Ed evoca la fitta vegetazione del Trionfo l’installazione La selva (2026), in cui Mortellaro aggancia elementi ricorrenti della sua iconografia a una rete metallica con funzione di piano prospettico: una pioggia di foglie dorate e un serpente, animale in cui si sono stratificate simbologie millenarie connesse al desiderio, al dionisiaco, alla tentazione, alla sapienza, all’infinito scorrere del tempo.

Ignazio Mortellaro, tra metafisica e natura a Palermo

Si fonde con questa astrazione boschiva Time and Eternity (2025), disvelamento di una roccia custodita da una radica di ulivo: un innesto miracoloso in cui la lenta scansione cronologica coincide con l’eterno trasmutare delle cose. Il gesto di Mortellaro è netto, poeticamente radicale – l’incisione delle due lettere T ed E — così generando un esile monumento sul senso del divenire. Stesso sapore arcaico per Nella carne dei giorni: quattro lunghe aste o lance in ottone, parzialmente rivestite da un involucro di ferro ossidato e lacerato, che richiamano — con il verso della poesia Eco di Ungaretti, scelto per il titolo — la dialettica tra presenza e assenza, tra ciò che permane e ciò che sfuma, tra il pensiero metafisico, l’avventura dei corpi e la potenza selvatica della natura.

E a proposito di metamorfosi e di soglie tra umano e non umano, organico e mentale, Avatāra è un tentativo di restituire l’informe, suggerendo tuttavia più immagini in una: il misterioso oggetto in bronzo è fossile, reliquia, osso, brandello animale, arto, pianta magica, o forse solo disegno primordiale.
Sul fondo, tra le molte produzioni dell’artista, si scorgono immagini di grotte rupestri, cavità, stalagmiti, consunzioni, ossidazioni, abissi, livelli, provando a racchiudere nella forma l’essenza di una relazione arcaica tra uomo e paesaggio, tra l’enigma del cosmo e il punto di domanda da cui si muovono lo sguardo, il pensiero, la parola.


Cadute e morbide conquiste per Concetta Modica alla galleria Francesco Pantaleone

Un universo in cui si inserisce con facilità Concetta Modica. La sua Caduta (2025) è una foglia in ceramica costellata di buchi, sul punto di sfaldarsi: se non fosse per la pittura pastello che chiude i vuoti e accarezza la superficie, trasformando il disfacimento in poesia, il precipizio in grazia. Una maniera di procedere che attraversa tutto il suo lavoro: con spirito di fabula, di trasfigurazione lirica, e con un forte senso della manualità, l’artista dà vita a micronarrazioni verso cui convergono simboli, concetti, frammenti di biografie. Ne è un esempio Composizione intrepida (2025), natura morta destrutturata e sospesa su una struttura metallica instabile, in cui frutti e forme vegetali attendono un refolo di vento, una vibrazione, il rischio di uno spostamento: energia potenziale per un nucleo vivo che oscilla e si tiene, quieto.

Le cosmologie di Concetta Modica e Ignazio Mortellaro in mostra a Palermo
Concetta Modica, Morbida conquista, 2025. Ceramica smaltata, ferro, feltro, lana grezza, 40×102×36 cm (particolare)


Morbida conquista (2025) è invece un’istantanea tridimensionale, con decine di agnelli in ceramica smaltata, accatastati come un cumulo di neve, su cui s’infilza una bandiera bianca di feltro. Non l’immagine di un sacrificio o di una battaglia perduta, bensì l’ipotesi di una pace invocata al di là dello scontro: una conquista gentile, il grido affermativo di chi sceglie di sottrarsi ai meccanismi del conflitto. Unica strategia possibile.
E tra le molte minime presenze, si moltiplicano gli scorci di cielo che appartengono a uno dei lavori in progress più intensi di Modica: cieli come fotografie astronomiche di eventi storici, luoghi, date speciali, via via tramutati in arazzi, custoditi nel cuore di un sasso, ridipinti su frammenti di terracotta, plasmati come vasi. Cieli tempestati da piccoli sepali dorati: ancora una volta particelle di natura, che qui diventano ricami di stelle, luci accese tra mappe celesti. Sommando diari di giorni tre le nebbie del tempo.

Helga Marsala

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Helga Marsala

Helga Marsala

Helga Marsala è critica d’arte, editorialista culturale e curatrice. Ha insegnato all’Accademia di Belle Arti di Palermo e di Roma (dove è stata anche responsabile dell’ufficio comunicazione). Collaboratrice da vent’anni anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo,…

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