Tarquinia vuole diventare Capitale della Cultura 2028. Ecco il progetto che l’ha portata in finale
È un progetto di rivitalizzazione territoriale, espressione di un ecosistema coeso che vede concorrere al titolo la città etrusca insieme ad altri 11 comuni del territorio. E Lorenza Fruci, responsabile del Dossier per la candidatura, ce lo racconta…
Tarquinia è “in volo” verso il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2028 insieme ad altri 11 comuni del Lazio associati dal 2022 nella DMO Etruskey ETS (Destination Management Organitazion), selezionata tra le prime 10 città finaliste e in audizione al Ministero della Cultura il prossimo 27 febbraio 2026.
Allumiere, Barbarano Romano, Blera, Canale Monterano, Cerveteri, Civitavecchia, Ladispoli, Montalto di Castro, Monte Romano, Santa Marinella e Tolfa, con capofila Tarquinia, si sono uniti per candidare un territorio di oltre 1.300 chilometri quadrati tra Roma e Viterbo e una comunità di 250.000 abitanti, con l’obiettivo di far emergere un capitale locale inespresso e per proporre un modello replicabile di sviluppo culturale diffuso.
La candidatura si inserisce in un percorso già avviato dalla DMO Etruskey ETS, che da più di tre anni unisce soggetti pubblici e privati per definire una nuova destinazione turistica attraverso la valorizzazione del patrimonio ereditato dalla civiltà etrusca, che accomuna e caratterizza tutta l’area.
Il progetto di candidatura, coordinato da Lorenza Fruci, risponde a questi obiettivi e trova la sua sintesi politica nel titolo del dossier La cultura è volo, una dichiarazione d’intenti che vede la cultura come un volano di sviluppo turistico e una leva strutturale di crescita economica e sociale dell’intera area, che dall’entroterra al mare, con 80 chilometri di costa e un porto strategico come Civitavecchia, è una via d’accesso al Mediterraneo.

Ecco i partner del progetto di Tarquinia e gli altri comuni laziali a Capitale della Cultura 2028
La candidatura di Tarquinia a Capitale Italiana della Cultura 2028 si propone quindi come una candidatura di sistema sostenuta, oltre che dalla rete dei 12 comuni e dalla DMO Etruskey ETS, anche da un partenariato istituzionale importante, composto dal PACT Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia – sito UNESCO dal 2004 -, dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma, dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, dalla Direzione Regionale Musei Nazionali Lazio e dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale: comuni e istituzioni che credono fermamente in un progetto strutturale e nell’identità etrusca come marcatore territoriale con il cuore nel sito UNESCO.
Le opere pubbliche a sostegno del progetto di Tarquinia come Capitale Italiana della Cultura 2028
Il “volo” di Tarquinia verso il titolo si basa anche su un piano di opere pubbliche solido che corrisponde a una visione condivisa che punta a ricucire il rapporto tra cittadini, visitatori e patrimonio. Dal progetto dell’apertura a sud del porto di Civitavecchia che inciderà sui flussi; alle piste ciclabili lungo tutta la costa per promuovere la mobilità lenta e la blue economy; dal recupero dei borghi, alla riqualificazione di edifici storici, nonché alla rigenerazione di spazi urbani e industriali restituiti come luoghi della cultura; fino all’accessibilità e all’eliminazione delle barriere architettoniche di musei, biblioteche e siti archeologici; per un totale di investimenti solo dei comuni di oltre cinquantatré milioni di euro che da qui al 2028 trasformeranno il territorio.

Il progetto culturale proposto nel dossier tiene conto del piano di opere pubbliche e si sviluppa a partire da questa “mappa del futuro” come un progetto di rivitalizzazione territoriale che segue 4 direttrici sinergiche – sostenibilità, inclusione, rigenerazione e formazione-, allineate agli indicatori Cultura 2030 dell’UNESCO, che mirano a generare un impatto sull’intera area che vada oltre il 2028.
La candidatura è espressione di un ecosistema territoriale coeso e si propone come un progetto che supera i confini amministrativi e i colori politici, con l’ambizione di valorizzare il potenziale culturale di un’area ben connessa ai flussi internazionali, grazie all’aeroporto di Fiumicino, alla linea ferroviaria Roma-Pisa, all’autostrada e al porto di Civitavecchia.
Gli “occhi al cielo” del progetto culturale
Dal titolo della candidatura La cultura è volo, ispirato al volo divinatorio, allo sviluppo del programma culturale abbiamo seguito la filosofia degli etruschi di progettare nel rispetto del paesaggio. Nella loro visione armonica della vita e della morte, gli etruschi sono stati i primi a dimostrare capacità di creare a partire dalla forma del territorio, di cogliere la natura dei luoghi e di interpretare il dato naturale. Uno scenario unico che ha ispirato artisti di tutto il mondo, da poeti e scrittori, a pittori e scultori, fino a registi dei nostri giorni, che lo hanno vissuto e lo vivono come un territorio che genera futuro. Lo stesso abbiamo fatto noi, abbiamo alzato gli occhi al cielo, abbiamo interpretato i segni e con il nostro programma culturale abbiamo valorizzato il patrimonio archeologico, artistico, naturalistico e immateriale che accomuna i 12 comuni, a partire dall’identità etrusca. E lo abbiamo fatto coinvolgendo artisti di chiara fama, compagnie internazionali e realtà territoriali, tutti chiamati a condividere questa idea di progettazione armoniosa e rispettosa del paesaggio.
I 4 cluster tematici del progetto di Tarquinia come Capitale della Cultura Italiana 2028
Scene in movimento, Trame di sapere, Orizzonti che camminano e Tradizioni narranti sono i 4 cluster tematici, in cui sono suddivise le attività e gli eventi proposti per il 2028, che evocano l’interpretazione del volo degli uccelli e il loro movimento.
Tra i progetti in programma: la grande mostra Il Sacro e gli Etruschi, promossa dal PACT, dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma, dal Parco di Vulci, dalla Direzione Regionale Musei Nazionali Lazio, realizzata in collaborazione con l’Università La Sapienza, l’Università Statale di Milano e la Fondazione Luigi Rovati; un progetto diffuso sulla poesia con la direzione artistica di Davide Rondoni per omaggiare il poeta tarquiniese Vincenzo Cardarelli e per valorizzare la tradizionale poesia a braccio; uno spettacolo teatrale a puntate nei vari comuni con la regia di Beppe Navello che rievoca l’ultimo viaggio di Caravaggio sbarcato nel 1610 a Palo Laziale, località di Ladispoli; un contest e elevator pitch per sceneggiatori per scrivere Etruschi. La serie tv e favorire lo sviluppo della filiera dell’audiovisivo; il Catana Day per valorizzare l’artigianato locale della lavorazione del cuoio.
Gli eventi dedicati al paesaggio nel programma di candidatura di Tarquinia
Diverse gli eventi dedicati al paesaggio, come gli appuntamenti con la fotografia di paesaggio promossi dal MUNAF Museo Nazionale di Fotografia, il festival del viaggio UlisseFest di Lonely Planet e l’Etruscan Places. Festival della Letteratura di Viaggio, curato dall’Associazione Cultura del Viaggio, ispirato al famoso libro Luoghi etruschi dello scrittore britannico D. H. Lawrence di cui nel 2027 si celebreranno i cento anni dal viaggio che fece in Etruria meridionale.
La Capitale Italiana della Cultura sarà anche l’occasione per sensibilizzare sul patrimonio archeologico e ambientale con incontri di formazione e di divulgazione promossi dall’Università degli studi La Sapienza Roma, Università degli Studi Roma Tre, Baylor University del Texas, Capitaneria di Porto di Civitavecchia.
Capitale della Cultura Diffusa il modello alla base del progetto culturale di Tarquinia
Il progetto culturale si declina nel modello della Capitale della Cultura Diffusa in cui gli oltre 100 eventi previsti saranno realizzati contemporaneamente nei 12 comuni, per creare un volano di promozione dell’area che auspichiamo diventi “ripetibile” negli anni: un vero e proprio palinsesto territoriale con un disegno curatoriale unitario, capace di stimolare la crescita di tutti i comuni in modo omogeneo.
Le infrastrutture come eredità per il territorio
Alla base di questo programma ci sono le strutture che verranno inaugurate nel 2028, le vere infrastrutture del progetto che fanno parte del piano delle opere pubbliche e che resteranno a diposizione della comunità anche dopo l’anno della Capitale della Cultura: hub culturali, residenze d’artista, accademie per le nuove generazioni, infopoint fisici e digitali in rete tra di loro. Questa è l’eredità che vogliamo lasciare sul territorio dopo il 2028.
In particolare accademie dei saperi e delle tradizioni (come la lavorazione della ceramica e del cuoio), dei mestieri del mare, delle nuove professioni della cultura, del turismo e dell’audiovisivo, affinché le nuove generazioni possano trovare nella cultura quel “perpetuo volo” di cui parlava Cardarelli inteso come il loro futuro, come occasione di occupazione e autoimprenditorialità, capace di contrastare lo spopolamento, ma soprattutto di creare un nuovo immaginario nel quale appunto “vedere” il proprio domani.
Un domani già “visto” da alcuni testimonial della candidatura, artisti come il regista Marco Bellocchio, il critico cinematografico Marco Müller, la pluripremiata montatrice Francesca Calvelli, che da tempo hanno scelto di trasferirsi nel territorio, e sportivi come i campioni di surf Marta Begalli e Leonardo Fioravanti che qui sono nati e cresciuti.
La governance collaborativa: il punto di forza della candidatura di Tarquinia a Capitale Italiana della Cultura 2028
Il dossier di candidatura è il risultato di un percorso di coinvolgimento ed engagement della cittadinanza che ha previsto diversi passaggi, dall’istituzione di un Tavolo di lavoro con i rappresentanti di comuni e partner, alla mappatura del territorio, fino alle interlocuzioni con i principali stakeholders.
Ma soprattutto è il frutto di un ascolto attivo e di un dialogo con le realtà del territorio tramite un percorso partecipato che ha portato a raccogliere oltre 100 lettere di sostegno di fondazioni, associazioni e imprese, e molte progettualità per la programmazione culturale, che hanno reso il dossier un mosaico di voci di una narrazione condivisa di un “territorio che genera futuro”.
Un processo dal basso che rappresenta un sostegno significativo alla candidatura, che nutre senso di appartenenza e pone le basi della costruzione di una comunità che si riunisce attorno ad un progetto identitario, con l’obiettivo di tutelare e valorizzare il patrimonio materiale e immateriale del territorio, attuando i principi della Convenzione di Faro.
L’intero processo di candidatura è stato gestito dalla DMO Etruskey ETS che rappresenta la rete dei 12 comuni e che, dalla sua costituzione nel 2022, è operativa sulla valorizzazione del patrimonio culturale della civiltà etrusca. Tra le attività di promozione già avviate, il Cammino degli Etruschi, un nuovo itinerario escursionisitico e cicloturistico di circa 150 km, da percorrere in 7 tappe, che attraversa il sito UNESCO di Cerveteri e Tarquinia, fino al Parco di Vulci, che sta per essere accreditato tra i cammini della Regione Lazio ed è uno degli assi di sviluppo del programma culturale del dossier.
Il punto di forza della candidatura di Tarquinia a Capitale Italiana della Cultura 2028 è nella governance già attiva della DMO Etruskey ETS che propone un modello di lavoro collaborativo e una progettazione integrata che eleva la cultura a motore strutturale di sviluppo sostenibile, coesione sociale e innovazione territoriale. Il dossier è il manifesto di una visione comune e della volontà di mettere in rete le risorse, costruire alleanze, rafforzare le competenze locali e tracciare un orizzonte condiviso, in cui la cultura sia davvero uno strumento per fare comunità, generare benessere e progettare futuro.
Lorenza Fruci
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