Il monumentale omaggio alle grandi donne del passato di Anselm Kiefer a Milano 

Nella leggendaria Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale i teleri dell’artista tedesco celebrano quelle figure che hanno contribuito allo sviluppo delle scienze moderne, da Cleopatra a Caterina Sforza

La Sala delle Cariatidi è uno dei luoghi più toccanti di Milano. Uno spazio gravemente danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale, in cui è la memoria dell’incendio causato dalle bombe degli alleati nel 1943, che ha cancellato i 40 corpi delle sculture di Caria che sorreggevano la balconata perimetrale dell’ambiente. Anselm Kiefer (Donaueschingen, 1945) ha scelto proprio questo grande ambiente per collocare la grande opera composta da 42 teleri dedicati a Le Alchimiste

Il dialogo tra “Le Alchimiste” e lo spazio espositivo 

Anche la loro memoria è stata cancellata dalla storia. Quello di Kiefer è un lavoro di recupero culturale in cui forma e contenuto si fondono in un unicum straordinario. Non è la prima volta che l’artista tedesco dedica un ciclo di lavori al mondo femminile, lo ha già fatto con le donne della Rivoluzione, le Regine di Francia, le donne dell’antichità, le Trümmerfrauen, le donne delle macerie, che dopo il secondo conflitto mondiale hanno ripulito le città tedesche e austriache dai detriti.  

Kiefer. Le Alchimiste. Installation view. Ph Ela Bialkowska, OKNO Studio
Kiefer. Le Alchimiste. Installation view. Ph Ela Bialkowska, OKNO Studio

La mostra di Anselm Kiefer a Milano 

La mostra, curata da Gabriella Belli, è assai coinvolgente, carica di spunti e rimandi. Ogni opera ci porta al contatto diretto con la materia, con la sua forza straordinaria, con le sue peculiarità in cui è un dialogo continuo fra significato e significante, fra contenuto e contenitore. Belli scrive nel catalogo, edito da Marsilio: «E ora le alchimiste. Eroine o streghe? Angeli o demoni? Protoscienziate o ciarlatane? Di certo le alchimiste sono ai più sconosciute. Vissute agli albori della scienza moderna, di cui intuiscono e sperimentano soprattutto rimedi e medicamenti di una farmacopea e di una cosmesi ai primi passi, dai più scoraggiate nei loro tentativi di superare la soglia della cura domestica per esplorare ambiti esclusivi degli uomini, interdette a quei saperi che paradossalmente– come è noto – nella prassi alchemica hanno sempre posto al centro proprio la donna, il suo corpo di madre, la fertilità, come principio motore di ogni trasformazione». 

Il ruolo della conoscenza nella mostra di Anselm Kiefer 

La curatrice prosegue: «Costrette ad abiure e a travestimenti maschili per non incorrere in condanne per truffa o per stregoneria, hanno svolto dai tempi remoti di Maria la Profetessa e di Cleopatra, un ruolo importantissimo nella società del loro tempo, assumendo ruoli ausiliari a quelli della cosiddetta medicina ufficiale, soprattutto nelle branche che riguardavano la sfera femminile e l’economia domestica, aiutate da una conoscenza profonda, empatica, del mondo naturale, con cui erano abituate a interagire quotidianamente. E una cosa è certa: diedero vita a una letteratura proto-scientifica utilissima per lo sviluppo delle scienze moderne, chimica in particolare, ma anche botanica, farmacopea e astronomia». Con Le Alchimiste, rispetto agli altri cicli sulle donne, Kiefer apporta una novità. Qui la riflessione è sulla centralità del sapere, sul ruolo della conoscenza in particolare scientifica. L’alchimia è trasformazione, mutamento, elaborazione.  

Chi sono “Le Alchimiste” 

Le opere formate da elementi naturali, chimici, pittorici, talvolta sottoposte a progetti di elettrolisi, emanano un particolare profumo che avvolge il visitatore durante il suo cammino. Qui le donne non sono solo vittime, ma neppure solo simboli, allegorie. Sono soggetti attivi della conoscenza. Tra esse vi sono personaggi totalmente diversi fra loro. Da Camilla Erculiani, che ha esercitato l’attività di speziala e di filosofa naturale e ha pubblicato nel 1584 a Cracovia le Lettere di philosophia naturale, in cui si occupa di dottrine mediche, farmacopea e questioni di alchimia/Iatrochimica, che la sottoposero alle inchieste dell’Inquisizione, a Caterina Sforza, figlia naturale di Giangaleazzo Maria, signora di Imola e contessa di Forlì, figura politica e militare di primo piano tra Quattro e Cinquecento. La sua opera Experimenti, costituita da oltre quattrocento “segreti” di cosmesi e farmacopea domestica, di distillazioni, colori e tinture e di alchimia vera e propria. Tra loro è anche Kleopatra, una delle pochissime donne a cui le fonti greche attribuiscono un ruolo autoriale nella tradizione alchemica, il cui nome è associato a ricette, diagrammi e brevi trattati incentrati sulla trasmutazione e la chrysopoeia, ossia la “fabbricazione dell’oro”. Forse la più nota delle Alchimiste è Cristina di Svezia, nella cui fornitissima biblioteca sono molti i testi su ermetismo e alchimia. Il suo è stato soprattutto un rapporto erudizione di natura speculativa. Siamo di fronte a un eterno ritorno in cui la trasformazione fisica e spirituale è continua.  

Angela Madesani  

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Angela Madesani

Angela Madesani

Storica dell’arte e curatrice indipendente, è autrice, fra le altre cose, del volume “Le icone fluttuanti. Storia del cinema d’artista e della videoarte in Italia”, di “Storia della fotografia” per i tipi di Bruno Mondadori e di “Le intelligenze dell’arte”…

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