Lo Strillone: Daniel Libeskind e l’architettura che si occupa di accoglienza su La Repubblica. E poi Salman Rushdie, L’Isis e le archeo-mafie, Caravaggio

“L’architettura si occupi di accoglienza“. La Repubblica sceglie un taglio interessante per parlare di politiche d’integrazione: e lo fa interpellando una archistar che conosce bene l’Italia come Daniel Libeskind. Che domani sera a Roma, nell’ambito del Festival internazionale della cultura e della letteratura ebraica, sarà protagonista dell’incontro “La linea del fuoco: città tra memoria e […]

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L’architettura si occupi di accoglienza“. La Repubblica sceglie un taglio interessante per parlare di politiche d’integrazione: e lo fa interpellando una archistar che conosce bene l’Italia come Daniel Libeskind. Che domani sera a Roma, nell’ambito del Festival internazionale della cultura e della letteratura ebraica, sarà protagonista dell’incontro “La linea del fuoco: città tra memoria e futuro”. “Solo la trasformazione è in grado di introdurre qualcosa di nuovo. In architettura, per esempio: se fai qualcosa di astratto, senza riferimenti al passato, il risultato non avrà senso. Devi guardarti indietro per comprendere dove andare”. Intanto l’Europa è scossa dagli effetti di un’ondata migratoria senza precedenti: cosa succederà alle nostre città? Come cambieranno?, chiede il giornalista. “Il fenomeno della migrazione è epocale e ci sono nazioni che stanno mostrando la loro inadeguatezza nell’accoglienza. Ma dovranno inevitabilmente adattarsi. E le città saranno protagoniste di questo processo. Perché senza capacità di integrazione e accoglienza il futuro sarà triste e diviso: le metropoli non possono che diversificarsi, diventando più interessanti anche per i più poveri”. Tutto questo fa pensare a un ruolo attivo dell’architettura. “Lo definirei indispensabile, in accordo con le politiche di accoglienza. L’architettura deve essere il modo creativo e innovativo con cui le nostre società, i nostri governi possono rispondere alle domande più profonde così come a quelle più urgenti”.

Tempo scaduto: distruggiamo l’IS”. Il Venerdì torna a parlare di Stato Islamico e di minacce al patrimonio archeologico: e lo fa intervistando una delle prime vittime “culturali” dell’integralismo, Salman Rushdie. Parlando di Siria, che effetto le ha fatto vedere la distruzione dei monumenti di Palmira? “Quella che ha fatto a tutti, immagino. Come esseri umani ci cibiamo della bellezza e loro la distruggono. Mi è venuto in niente il sesto mogul in India o, appunto, i barbari alle porte di Roma. Il loro scopo è generare l’orrore nel pubblico, e ci riescono benissimo”. Resta sul tema anche Il Giornale, che indaga sulle “archeo-rapine di Isis”: “L’Isis prima vende le statue, i reperti, qualunque cosa richiesta dai compratori sul mercato internazionale, prende il denaro e poi fa saltare in aria il tempio da cui queste cose provenivano così da distruggere tutte le prove”. Che fine ha fatto il Caravaggio rubato a Palermo? Lo domanda una lettera al direttore di Sette, il quale chiede di rispondere a Vittorio Sgarbi: “Sono state fatte molte ipotesi: che sia stata danneggiata arrotolandola dalla parte del colore, che sia stata offerta allo Stato in una trattativa per l’articolo 41bis”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.