Renzi non ha ritrovato la Battaglia di Anghiari? Alla fine Firenze la vedrà lo stesso: non proprio l’originale, ma la celebre copia della Tavola Doria. Esposta fino a giugno agli Uffizi

Alla fine i fiorentini, e non solo loro, potranno “vederla”, la Battaglia di Anghiari. No, non vi è sfuggito nulla: non è che abbiano avuto successo le contestate ricerche per far riemergere dalle viscere del Salone dei Cinquecento la mitica opera di Leonardo da Vinci, promosse con grande convinzione dall’ex sindaco e oggi premier Matteo […]

La Tavola Doria, esposta agli Uffizi

Alla fine i fiorentini, e non solo loro, potranno “vederla”, la Battaglia di Anghiari. No, non vi è sfuggito nulla: non è che abbiano avuto successo le contestate ricerche per far riemergere dalle viscere del Salone dei Cinquecento la mitica opera di Leonardo da Vinci, promosse con grande convinzione dall’ex sindaco e oggi premier Matteo Renzi. E infatti si potrà vedere, ma solo in copia, anche se di prestigio: ovvero grazie all’esposizione agli Uffizi, nella sala della delle Carte Geografiche, della Tavola Doria, dipinto che rappresenta una copia della parte centrale della celebre opera murale realizzata tra il 1503 ed il 1505. Uscita illegalmente dall’Italia e rientrata nel nostro paese durante il 2012, quale donazione del Fuji Art Museum di Tokyo, l’opera sarà visibile per tre mesi, fino al 29 giugno: ma il Ministero per i Beni Culturali ha deciso di assegnarla in via definitiva alla Galleria degli Uffizi. Tra una tappa e l’altra, il dipinto è stato sottoposto a un intervento di restauro e a indagini da parte dei tecnici dell’Opificio delle Pietre Dure, la cui Direzione diffonderà i risultati in occasione della giornata di studi che si terrà il 22 maggio prossimo.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Massimo Ravecca

    Gesù di Nazaret, Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti avendo avuto un intelligenza simile, basata su processi ricorsivi, giochi di specchi, procedimenti inclusivi; hanno avuto un volto somigliante verso il termine della loro vita pur avvenuta in età e condizioni diverse. L’autoritratto di Leonardo assomiglia al ritratto di Michelangelo eseguito da Daniele da Volterra, e l’autoritratto di Leonardo assomiglia al volto sindonico (negativo). Il telo sindonico come un’opera rinascimentale, (l’immagine della ferita al costato della Sindone ricorda l’urlo del guerriero della Battaglia di Anghiari di Leonardo; e ne sancisce la presenza nascosta nel Palazzo Vecchio a Firenze) , i quadri del rinascimento come icone. Gesù modello e volto archetipo del genio. Cfr. ebook/book. di Ravecca Massimo. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.