Va all’architetto giapponese Toyo Ito il Pritzker Prize 2013. “I suoi progetti sono una ventata di ottimismo, leggerezza e gioia”

Un periodo di grande visibilità per il Giappone. E questa volta non a causa di una tragedia. Nella scorsa Biennale di Architettura di Venezia il Leone d’oro come miglior Padiglione – ispirato a Fukushima -, e ora il Pritzker Prize a uno degli architetti giapponesi più conosciuti al mondo, nonché curatore proprio del padiglione veneziano. […]

Toyo Ito (foto Yoshiaki Tsutsui)

Un periodo di grande visibilità per il Giappone. E questa volta non a causa di una tragedia. Nella scorsa Biennale di Architettura di Venezia il Leone d’oro come miglior Padiglione – ispirato a Fukushima -, e ora il Pritzker Prize a uno degli architetti giapponesi più conosciuti al mondo, nonché curatore proprio del padiglione veneziano. Toyo Ito, classe 1941, è il sesto del suo Paese a vincere l’equivalente del Nobel per l’Architettura, prima di lui Kenzo Tange nel 1987, Fumihiko Maki nel 1993, Tadao Ando nel 1995 e SANAA – Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa nel 2010. La giuria, composta da Lord Peter Palumbo, Alejandro Aravena, Stephen Breyer, Yung Ho Chang, Glenn Murcutt, Juhani Pallasmaa e Martha Thorne, lo ha scelto per “la sensibilità verso il paesaggio, la capacità di infondere il suo approccio con una dimensione spirituale e per la poetica che trascende tutto il suo lavoro. Toyo Ito è un creatore di edifici senza tempo che, allo stesso tempo, coraggiosamente traccia nuove strade. I suoi progetti sono una ventata di ottimismo, leggerezza e gioia e infondono un senso di unicità e universalità“. Sono sue alcune delle pietre miliari dell’architettura contemporanea – alcune le vedete nella fotogallery -, come la Torre dei venti a Yokohama, la Mediateca di Sendai, la Tama Art University Library a Tokyo. Come anche alcune delle architetture commerciali e comunicative più riuscite, dal TOD’S Omotesando building al Mikimoto Ginza 2 a Tokyo, al Serpentine Gallery Pavilion a Londra del 2002.
E di certo a Toyo Ito mancava solo questo ultimo premio a coronare una lunga carriera: nel 2002 il Leone d’oro alla carriera alla Biennale di Architettura di Venezia, nel 2006 la RIBA Golden Medal e nel 2010 il Praemium Imperiale della Japan Art Association. Arrivato tardi in verità, dopo oltre 40 anni di attività, è nel 1971 che fonda il suo studio “Urban Robot” a Tokyo, poi ribattezzato “Toyo Ito & Associates, Architects” nel 1979. E arrivato ben tre anni dopo il Pritzker dato a un altro importante studio giapponese molto più giovane, SANAA, la cui partner femminile, Kazuyo Sejima, già direttrice della Biennale di Architettura di Venezia nel 2010, era stata una fedele discepola proprio di Ito, nel cui studio aveva lavorato appena laureata. La cerimonia ufficiale si terrà il 29 maggio a Boston nella John F. Kennedy Library, progettata da I.M. Pei dove Toyo Ito riceverà un premio di 100mila dollari.

– Zaira Magliozzi