Nelle Marche il pastificio agricolo Mancini inaugura l’ampliamento con un progetto di Boeri. Le immagini 

Nel comune di Monte San Pietrangeli, sulle colline fermane, lo studio Stefano Boeri Architetti ha completato la terza espansione della sede in cui opera l’azienda guidata da Massimo Mancini. Una realtà unica nel contesto italiano, divenuta dal 2010 a oggi sinonimo di eccellenza 

Per questo progetto siamo partiti da una traccia dell’architetto Ernesto Paoletti: abbiamo seguito il seme che lui aveva già piantato. Con grande rispetto, abbiamo lavorato concependo questo edificio industriale come se fosse da sempre qui, tra questi campi di grano”. Così l’architetto Stefano Boeri ricostruisce i primi passi compiuti con il suo studio nel percorso finalizzato all’ampliamento della sede di Mancini Pastificio Agricolo. Un’addizione logistica e funzionale, ultimata nelle operose campagne di Monte Sante Pietrangeli (Fermo) e associata a un progetto del verde curato dallo Studio Laura Gatti, che ridefinisce il sistema di flussi e gli accessi dello stabilimento, rispondendo in parallelo alle mutate esigenze produttive di una realtà nata sedici anni fa da una felice intuizione.

Il pastificio nei campi di grano ampliato da Stefano Boeri Architetti

Segnati dall’annuale trebbiatura, ormai giunta alle battute conclusive nell’entroterra marchigiano, i pendii dorati che abbracciano questo stabilimento sono gli stessi che forniscono la materia prima lavorata al suo interno. Sobrio ed essenziale fin dalla genesi (il primo nucleo, del 2010, e il successivo ampliamento, datato 2017, si devono alla progettazione dell’architetto Paoletti, prematuramente scomparso), il pastificio prende le distanze dalle strutture industriali che caratterizzano gran parte del tessuto produttivo italiano, unificate da layout anonimi e da un certo grado di noncuranza verso l’intorno urbano. Espressione architettonica di un’azienda che rappresenta un unicum per il contesto nazionale, l’edificio prova a siglare una forma di alleanza con il territorio che lo avvolge e in cui, attraverso i propri volumi ipogei, è fisicamente collocato, rinunciando a gesti audaci e azzardi architettonici.

Dal grano alla pasta, nel segno del rispetto del tempo: la storia di Mancini Pastificio Agricolo

Sorto nel 2010, il pastificio è il diretto erede dell’azienda agricola Mancini, dedita alla coltivazione dei cereali fin dal 1938 in questa zona delle Marche (che è la terza regione a livello nazionale per produzione di grano duro, dopo gli “storici granai d’Italia” di Puglia e Sicilia). Si deve ad anni recenti e alla figura dell’agronomo Massimo Mancini, che rappresenta la terza generazione della famiglia, il proposito di svincolare la produzione dalla vendita del prodotto a soggetti terzi. Prende da qui forma la volontà di produrre pasta autonomamente e, soprattutto, usando solo il grano coltivato nei propri campi, senza più passaggi intermedi e gestendo l’intera filiera. Un’idea alla quale Mancini ha lavorato per anni, confrontandosi con agronomi e specialisti prima di concretizzarla. Ad animarlo un proposito: provare ad applicare al mondo della pasta il modello, consolidato e diffuso in Italia, incarnato dalle aziende che si occupano sia della coltivazione di uva che della produzione di vino. Una visione affiancata, fin dalle prime battute, dallo slancio verso la ricerca sulle varietà di grano, che ancora oggi prosegue anche nei campi sperimentali intorno alla sede ampliata da Boeri.

Mancini Pastificio Agricolo, Stefano Boeri Architetti
Mancini Pastificio Agricolo, Stefano Boeri Architetti

Un nuovo modello di stabilimento produttivo nell’entroterra marchigiano

Seguito per SBA dall’architetto Marco Giorgio, partner di Stefano Boeri Architetti e dall’architetta Francesca Pincella, come project leader, il progetto “è particolarmente interessante per essere riuscito a coniugare il già esistente con forme e spazi pienamente rispettosi della terra, alla quale è fortemente ancorata la verità del nostro modo di fare pasta” afferma il fondatore di Mancini Pastificio Agricolo. Al termine dei lavori, a disposizione per la produzione dei 27 formati di pasta dell’azienda ci sono ora circa 6000 mq di superficie (erano 900 nel primo nucleo). Nell’insieme, nonostante i successivi ampliamenti, il complesso si presenta coerente e unitario, anche per effetto delle scelte sul fronte delle finiture esterne e dei colori. Per il nuovo innesto sono stati adottati pannelli di rivestimenti prefabbricati in cemento caratterizzati da pigmenti rossi; si tratta della stessa tonalità impiegata nel totem che segnala l’ingresso e negli interni, dichiaratamente ispirata alle cromie della terra. Frangisole in legno uniformano le facciate dell’edificio esistente rivolte verso la valle, mentre una successione di ciliegi definisce una scansione di luci e ombre sulla loro superficie e introduce, nella dinamica delle variazioni stagionali e dello scorrere del tempo, una mutevole componente cromatica.

Valentina Silvestrini

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Valentina Silvestrini

Valentina Silvestrini

Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. È cocuratrice della newsletter "Artribune Render", dedicata alla rigenerazione urbana a base culturale. Ha studiato architettura all’Università La…

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