Signori, si chiude. A Firenze scompare Ex3, uno degli spazi per l’arte contemporanea più noti. Dalla direzione alzano bandiera bianca: il Comune ci ha abbandonati. Ed è rottura con il sindaco Renzi

Era nell’aria, già diversi mesi addietro. Quando, agli inizi di gennaio, si seppe delle dimissioni del direttore, Sergio Tossi, il primo pensiero fu che Ex3, uno degli spazi per l’arte contemporanea più attivi di Firenze – anzi l’unico spazio non privato esclusivamente dedicato – stesse andando incontro a un destino poco roseo. Così non fu, […]

EX3, Firenze

Era nell’aria, già diversi mesi addietro. Quando, agli inizi di gennaio, si seppe delle dimissioni del direttore, Sergio Tossi, il primo pensiero fu che Ex3, uno degli spazi per l’arte contemporanea più attivi di Firenze – anzi l’unico spazio non privato esclusivamente dedicato – stesse andando incontro a un destino poco roseo. Così non fu, in verità. Tossi se ne andò a causa una situazione economica difficilmente gestibile, raccolta in eredità dai due curatori, Lorenzo Giusti e Arabella Natalini, subito neo-direttori in tandem, intenzionati a risollevare le sorti del centro. Oggi, a distanza di cinque mesi, arriva la bomba: Ex3 chiude, stavolta per davvero. Notizia ufficiale, comunicata con grande rammarico da Andrea Tanini, presidente dell’omonima associazione che fin dal suo opening, tre anni fa, aveva in gestione lo spazio di viale Giannotti.
Il problema? Economico ed istituzionale, secondo un copione ormai troppo spesso visto e sentito in Italia, a tutte le latitudini. A poche settimane dalla scadenza della convenzione tra EXTRE Toscana Contemporanea e il Comune di Firenze, le condizioni per un proseguimento delle attività sembrano mancare. Il problema starebbe a monte, in effetti. Quando Ex3 nacque, gli accordi tra l’associazione capitanata da Tossi e il Comune prevedevano un impegno da parte di quest’ultimo assolutamente limitato: giusto le spese di affitto, manutenzione e utenze dell’edificio, mentre al resto – ovvero il grosso degli investimenti, quelli destinati alla produzione, agli eventi e alle collaborazioni – erano a carico dell’organizzazione che gestiva. Di volta in volta, dunque, andavano identificati sponsor privati o partner istituzionali per far fronte alle necessità. Una formula che, evidentemente, in tempi di galoppante crisi, si era rivelata non più percorribile.

Ex3, Firenze

Un esempio? Quello dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, che a fronte di un annunciato contributo particolarmente sostanzioso, avrebbe in definitiva allungato appena 10.000 euro annui. Bruscolini, per uno spazio che intendeva assumere un profilo internazionale, non ripiegando su mostre pacchetto o su progetti solo localistici, e volendo connotarsi, invece, come centro di produzione, privo di collezione e assimilabile a una piccola kunsthalle. Questo, almeno, nelle intenzioni.
Un intervento massiccio del Comune non era previsto, dunque, ma è stato negato quando è stato richiesto. A nulla sono serviti gli appelli al Sindaco Matteo Renzi, volti a rimodulare i termini della convenzione, nella speranza di sensibilizzare l’amministrazione a un maggiore impegno nel sostenere Ex3. La risposta di Renzi? Picche, nemmeno un euro in più.
Strana faccenda, se si considera che il bilancio 2012 del Comune di Firenze ha annunciato – in controtendenza con l’austerity generale e i tagli praticati più o meno in tutta Italia – uno stanziamento di 2 milioni di euro in più sulla cultura. Destinati a chi? A beneficiarne sono istituzioni come la Fondazione Palazzo Strozzi, il Maggio Musicale, la Fondazione della Pergola, il Gabinetto Vieusseux. Gli spazi istituzionali che fanno grossi numeri e al Comune portano grande prestigio. Secco e tagliente Tanini, che parla di “conformismo del sistema culturale cittadino”. Come dire: a chi fa ricerca e sperimentazione, alle piccole ma qualificate realtà, nessun supporto, nessuna attenzione. È davvero così miope e conservatore l’approccio di Renzi? In attesa della replica del neo Assessore alla cultura, Sergio Givone, vi diciamo solo che, dal Comune, i commenti semberebbero andare in una direzione: “Ex3? Non ha mai funzionato, non aveva appeal, non ci andava nessuno…“. Questa, pare, la posizione ufficiosa nei corridoi di Palazzo Vecchio. La posizione automatica è giunta poi in serata: “non potevamo adeguare l’impegno economico senza una regolare gara pubblica” fanno sapere dal Comune “abbiamo versato 90mila euro per il 2009, il 2010 e il 2011 e abbiamo ottenuto uno sconto dell’80% sull’affitto dell’immobile, l’ex auditorium di Viale Giannotti progettato dall’architetto Natalini. Ci hanno richiesto un aumento delle risorse comunale ma questo non è possibile senza una evidenza pubblica“.
Insomma, anche Ex3 prevederà nei prossimi mesi il lancio di un bando? E a queste condizioni (un contributo da parte della città che non basta neppure per gare due stipendi) chi parteciperà?

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • michelangelo consani

    Il buon Renzi vuole una classe politica giovane per poi finanziare i soliti vecchiardi!!!

    • michelangelo consani

      forse i soldi gli servono per risarcire il maggio fiorentino che è stato costretto a stare in giappone durante fukushima!!!!

      • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

        Lo spreco di danaro pubblico non è imparziale: ha solo abbandonato un museo-mausoleo- fantasma di se stesso.

        • beh

          è pur vero che non ci andava nessuno mai

  • Certamente non è una notizia che fa piacere, però mi piacerebbe sapere i numeri del museo. Il che naturalmente non giustifica la chiusura, ma penso che posti del genere in futuro saranno obbligati a tenere in considerazione il pubblico in senso piu’ vasto.
    Il disinteresse della gente comune verso l’arte contemporanea in Italia sarebbe da studiare scientificamente, proprio partendo dai numeri, per vedere se questa corsa verso l’elitarismo che uccide sé stesso possa essere deviata, in qualche modo.
    Ad Arabella e Lorenzo i miei auguri.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

      Mi sembra di sentire i soliti discorsi sulla mancanza di pubblico. Ma i dirigenti di questi musei-mausolei hanno fatto qualcosa per avvicinare il pubblico?

      Non c’è nulla di male ad accettare le proprie responsabilità. In caso contrario, i dirigenti dovrebbero fare un passo indietro o commiserarsi perché non hanno saputo coinvolgere il pubblico alla partecipazione.

      • michelangelo consani

        sei mai stato ad ex 3? Critico d’Arte Sui Generis?

        • michelangelo consani

          se sei Sui Generis i numeri non ti dovrebbero interessare ….;)

          • SAVINO MARSEGLIA (critico d’arte sui generis)

            Invece i numeri mi interessano. In genere, il vero significato del “numero” è dato da esso stesso con l’agginuta di feticci e di pochi adoratori che, a seconda dell’importanza del rango d’appartenenza, creano, all’interno del museo-mausoleo effetti scenografici funerei.

      • Marcella Spinozzi Tarducci

        Effettivamente non ho mai visto, letto, sentito, la pubblicità o la semplice informazione, di qulache evento di richiamo in questo museo. Mi vergogno di dirlo ma non sapevo neppure che esistesse! Oggi senza informazione si muore! L’informazione è vitale per qualsivoglia attività. Del resto, penso che il Museo Marino Marini potrebbe essere per Firenze una sede più che appropriata per mostre di arte contemporanea!

  • Un altro gran bello spazio che chiude, purtroppo.

    • SAVINO MARSEGLIA (critico d’arte sui generis)

      non mancherà tanto che chiuderà anche il museo-mausoleo Pecci di prato.
      Quando ci sono difficoltà economiche e situazioni deficitarie nell’offerta culturale è consuetudine da parte della classe dirigente museale a scaricare le proprie responsabilità sul Comune, la Provincia, la Regione, Lo Stato,il pubblico fantasma etc.

      E’un simpatico lamento funebre che si sente cantare in tutti i musei mausolei sparsi sulla nostra penisola.

  • CM

    Per una volta faccio la parte dell’insider…
    E vi posso assicurare che Ex3 non era un museo-mausoleo, innanzi tutto perché non aveva una collezione e poi perché ospitava artisti “giovani” (almeno per gli standard nazionali), con mostre temporanee sempre ben studiate sia a livello curatoriale che per l’allestimento.
    In secondo luogo vi posso dire che Ex3 i suoi numeri li faceva. Con tutte le eccezioni del caso, con giornate migliori di altre, ma a voler vederci bene, i numeri li aveva, soprattutto se consideriamo la proverbiale provincialità di Firenze in materia di arte contemporanea, la posizione decentrata, che di sicuro non favoriva, ad esempio, tutta la fetta di turisti.
    Ma forse il pregio di Ex3 era proprio questo: lontano dai “soliti noti”, con un progetto (più o meno) sempre ben costruito, ponendosi non in contrapposizione, ma in alternativa agli spazi “istituzionali” dell’arte (antica, vecchia, decrepita, moderna o simil-contemporanea, che dir si voglia), aveva il pregio ed il vantaggio di essere uno spazio polivalente, magari anche non aggredito dal Dio-Turismo, che tutto muove da queste parti.
    Perché io a Firenze ci vivo. E credo che sia troppo semplice togliere i fondi ad Ex3 per darli a Palazzo Strozzi: con tutto il rispetto per il loro programma di mostre, trovo le loro scelte quasi sempre “banalotte” e facilmente vendibili al turista medio che poi butta il biglietto a terra e si giustifica con accento teutonico-americano con un “In Italia fate tutti così”. Insomma, una scelta “paracula”.
    Certo è innegabile che tanto la direzione quanto gli “amici” di Ex3 ripiegassero, di tanto in tanto, su quel senso di elitarismo che tanto piace all’arte contemporanea. Ma riuscivano a rimediare con molte altre iniziative, con un programma vario e strutturato, che andava ben oltre l’attività espositiva.

    Tutto questo per dire che, da fiorentina, sono stanca delle scelte “pro-turista”, che viene, consuma, butta e se ne va. Avrei preferito una scelta davvero “pro-cultura”, per l’innovazione e soprattutto per la diffusione di tali innovazioni anche e soprattutto per chi Firenze la vive nella quotidianità. Ma evidentemente Renzi non è dello stesso avviso.

    • Insider

      Anche io parlo da insider…
      Sarà, ma secondo me far lavorare le persone a nero non è segno di una gestione sana…
      E poi, ma tu ci sei stato a vedere le mostre di Ex3?
      Lo scorso mese sono passato e in due ore di sabato pomeriggio, ero io da solo e la giovane ragazza dello staff (pagata?!?!? non credo…)
      Quando si parla di un centro polivalente si parla di fare le inaugurazioni e i concerti fighetti o di fare qualcosa DAVVERO per Firenze? Bah…

      • carlo

        perfettamente d’accordo….. è inutile camuffare una gestione distrosa e approssimativa dietro lo scudo della mancanza di finanziamenti pubblici. Chi conosce anche solo approssimativamente la realtà fiorentina non può non conoscere gli imbarazzanti retroscenza che hanno portato inevitabilemnte a questa situazione.
        Speriamo in una prossima gestione chiara e responsabile.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista di folla)

      Ma si! non vi lamentate, a breve, ci sarà un Ex4, poi un Ex5 e così di seguito. C’è anche chi in questi musei -mausolei si diverte a contare il numero dgli artisti litigiosi ed esclusi…, ad ascoltare le loro lamentele funeree. Intanto farebbero bene a prenotarsi un numero che gli stessi ex dirigenti museali mettono a loro disposizione.

      Sempre con la speranza che si riapra la stagione di un nuovo numero.. chissà, Ex4…

      • Chiara

        Gentile Savino, dovrebbe spiegarci come si possa far cultura in un modo per lei soddisfacente, …perchè nei suoi logorroici commenti, oltre a ripetersi fino allo sfinimento (con formule che usa come stantii ritornelli ma che evidentemente la rendono fiero) non dice nulla di sensato o di minimamente fattivo. Cosa dovrebbe fare secondo lei un Centro d’Arte? Questo lo chiedo anche ai molti che hanno qui criticato EX3, con un livore che desta quento meno dei sospetti sulla genuinità delle affermazioni. Il centro in questione in nemmeno tre anni ha fatto le più distinte attività, dalle mostre (mi dovete spiegare dove vedete l’elitè…eterogenee e fruibili), a concerti, rassegne video, visite guidate, presentazione di libri. Il tutto in modo gratuito ( e quindi, considerando come funzionano le cose in questo paese, non credo che qualcuno si sia arricchito). La chiusura di EX3 dimostra come in Italia e a Firenze in particolare, manchi lungimiranza e progettualità, principalmente da parte delle istituzioni. Ma a ben vedere, se le persone si compiacciono della chiusura di spazi culturali (da sottolineare…praticamente autofinanziati), forse è quello che ci meritiamo.

        • Savino Marseglia (curatore indioendente)

          In primo luogo si fa passare per livore quello che si chiama la libertà di pensare e di pensare anche in maniera del tutto autonoma da un modo di vedere la prassi creativa come un qualcosa di romantico e indiscutibile ad un tempo. Intanto è un’anomalia del tutto italiana che la cultura debba essere legata a fil di ferro con il potere politico in genere che, guarda caso è l’unico finanziatore di un sistema di per sé fallimentare : i musei di arte contemporanea falliscono per due motivi : assenza di idee che siano diverse dall’andare chiedere soldi a enti pubblici. Per non parlare dell’offerta culturale : artisti segnalati da funzionari di partito o critici la cui credibilità è maggiore nella misura in cui egli aderisce a questo sistema autoreferenziale . Un circuito che rende il pubblico semplicemente un pretesto perché, al di là di ogni idea romantica che si può avere, non è il pubblico che crea il consenso su un’artista e ciò in modo particolare in Italia. Si domandi invece perché un numero tanto esiguo di privati e collezionisti facoltosi sponsorizzano simili creazioni museali. La risposta è che nessuno investirebbe in un progetto culturale così debole dal punto di vista del ritorno economico per non parlare della qualità dell’offerta culturale: nell’ipotesi migliore modesta.
          Il mio livore è di chi ama veramente l’Arte Contemporanea e per arte contemporanea non intendo ne gli artisti dell’ “Art System” ne quanto meno quelli della “domenica” così graditi alla politica perché utili in termini elettorali.

          I direttori di museo invece di starsene sulle loro poltrone ad aspettare il compenso mensile, dovrebbero girare per il mondo, per gli studi degli artisti, ma non in modo preconcetto o su segnalazione di galleristi o collezionisti. Dovrebbero infatti essere dei talent scout e la loro scelta non dovrebbe in qualche modo essere influenzata dall’odierno art system o da logiche ideologiche. Purtroppo la cultura dal dopo guerra in poi nel nostro paese è sempre stata dominio di una sola parte politica e quindi di un pensiero monodimensionale e ottuso. Del resto le istituzioni soldi pubblici ne hanno continuato a dare fino ad un certo punto, il problema è di come si sono gestiti quei soldi. Le istituzioni dovrebbero intanto proporre persone diverse alla guida dei musei (non solo per appartenenza politica) e questa sarebbe già un’idea e questo credono lo possono condividere in molti. Se vogliamo che il linguaggio dell’arte contemporanea si rinnovi al pubblico deve essere restituito il suo ruolo autentico e non quello di spettatore indifferente di un linguaggio in cui non si può riconoscere, di un consenso che non può neanche esprimere o che non riesce nemmeno a esprimere. Fra le cose si devono stabilire relazioni reale non meno delle cose materiali. Nel concetto di realtà (Wirklichkeit) vi è anche il Wirken (azione, effetto) dove il pubblico non è più un semplice utente o visitatore, ma è protagonista di una condivisione e parte integrante di quel sistema, quello autentico, quello che bisognerebbe auspicare e non un pretesto in un sistema calato dall’alto.

          Comunque sia a Lei come ad altri ho consigliato la visione di questo video:

          http://www.youtube.com/watch?v=n3rN0m6Qneo

          che le consentirà spero di capire qualcosa di questa che non è solo la mia visione di come stanno le cose..

          Se la bellezza ci salverà non sarà quella che proviene da questi mausolei….

        • Savino Marseglia (curatore indioendente)

          IL MUSEO E’ UNA COMUNITA’ NON E’ UN LUOGO PER INIZIATI E PER GENTE CHE ASSISTE PASSIVAMENTE AI LORO STERILI RITI…

          In primo luogo si fa passare per livore quello che si chiama la libertà di pensare e di pensare anche in maniera del tutto autonoma da un modo di vedere la prassi creativa come un qualcosa di romantico e indiscutibile ad un tempo. Intanto è un’anomalia del tutto italiana che la cultura debba essere legata a fil di ferro con il potere politico in genere che, guarda caso è l’unico finanziatore di un sistema di per sé fallimentare : i musei di arte contemporanea falliscono per due motivi : assenza di idee che siano diverse dall’andare chiedere soldi a enti pubblici.

          Per non parlare dell’offerta culturale : artisti segnalati da funzionari di partito o critici la cui credibilità è maggiore nella misura in cui egli aderisce a questo sistema autoreferenziale . Un circuito che rende il pubblico semplicemente un pretesto perché, al di là di ogni idea romantica che si può avere, non è il pubblico che crea il consenso su un’artista e ciò in modo particolare in Italia. Si domandi invece perché un numero tanto esiguo di privati e collezionisti facoltosi sponsorizzano simili creazioni museali. La risposta è che nessuno investirebbe in un progetto culturale così debole dal punto di vista del ritorno economico per non parlare della qualità dell’offerta culturale: nell’ipotesi migliore modesta.
          Il mio livore è di chi ama veramente l’Arte Contemporanea e per arte contemporanea non intendo ne gli artisti dell’ “Art System” ne quanto meno quelli della “domenica” così graditi alla politica perché utili in termini elettorali.

          I direttori di museo invece di starsene sulle loro poltrone ad aspettare il compenso mensile, dovrebbero girare per il mondo, per gli studi degli artisti, ma non in modo preconcetto o su segnalazione di galleristi o collezionisti. Dovrebbero infatti essere dei talent scout e la loro scelta non dovrebbe in qualche modo essere influenzata dall’odierno art system o da logiche ideologiche. Purtroppo la cultura dal dopo guerra in poi nel nostro paese è sempre stata dominio di una sola parte politica e quindi di un pensiero monodimensionale e ottuso.

          Del resto le istituzioni soldi pubblici ne hanno continuato a dare fino ad un certo punto, il problema è di come si sono gestiti quei soldi. Le istituzioni dovrebbero intanto proporre persone diverse alla guida dei musei (non solo per appartenenza politica) e questa sarebbe già un’idea e questo credono lo possono condividere in molti. Se vogliamo che il linguaggio dell’arte contemporanea si rinnovi al pubblico deve essere restituito il suo ruolo autentico e non quello di spettatore indifferente di un linguaggio in cui non si può riconoscere, di un consenso che non può neanche esprimere o che non riesce nemmeno a esprimere. Fra le cose si devono stabilire relazioni reale non meno delle cose materiali. Nel concetto di realtà (Wirklichkeit) vi è anche il Wirken (azione, effetto) dove il pubblico non è più un semplice utente o visitatore, ma è protagonista di una condivisione e parte integrante di quel sistema, quello autentico, quello che bisognerebbe auspicare e non un pretesto in un sistema calato dall’alto.

          Comunque sia a Lei come ad altri ho consigliato la visione di questo video:

          http://www.youtube.com/watch?v=n3rN0m6Qneo

          che le consentirà spero di capire qualcosa di questa che non è solo la mia visione di come stanno le cose..

          Se la bellezza ci salverà non sarà quella che proviene da questi mausolei….

          • Fausto

            CONDIVIDO IN PIENO!!!!

    • Marcella Spinozzi Tarducci

      Da outsider ti rispondo che, purtroppo o fortunatamente, quando si parla di “quattrini”, bisogna smettere di torcere il naso davanti alle questioni “turistiche”, altrimenti devi cercare dei mecenati che ti finanzino… Un museo funziona se la gente ci va, se fa cassetta. Allora serve anche alla cultura, che si diffonde e crea un circolo virtuoso! Ma se si arrocca sull’elite degli iniziati, rimane chiuso in se stesso e non serve nè alla cassa nè alla CULTURA!

  • G.

    Un vero peccato.

  • chiude uno spazio lontano da sterili intellettualismi e che non lasciava fuori l’uomo della strada, anzi lo invitava a partecipare e a capire le manifestazioni artistiche attuali. ancora una volta chi è bravo e preparato non viene premiato.

    • SAVINO MARSEGLIA (critico d’arte sui generis)

      Florence, è un bel nome, come la città di Firenze!

      In realtà questi “sterili intellettualismi”, ci cui scrive, sono veri e propri feticci simbolici del museo-mausoleo contemporaneo.

      Sono gli interpreti più acuti di un intellettualismo “radical chic”, fine a se stesso, che ha generato l’alienazione per il quale il feticcio separa ed allontana il pubblico della strada.

      E’ chiaro che nel museo-mausoleo…, tanto legato all’unione indissolubile del feticcio con il suo curatore-guaritore, non può determinare nel pubblico della strada che angoscia e solitudine allo stato puro.

      La stessa angoscia e solitudine che si riflette, come un ectoplasma nello specchio del museo-mausoleo, per coincidere alla fine con il vuoto e pieno buio.

  • Anonimo

    Forse se risparmiavano i soldi dell’ultima multa e la sospensione dell’attività per sette lavoratori in nero duravano di più… Condivido e riconosco la cattiva gestione dei fondi in ambito culturale, ma sicuramente l’ ex3 non rappresenta un modello da seguire!

    http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2012/24-aprile-2012/festa-ex-3-sette-lavoratori-nero-2004203789608.shtml

    • SAVINO MARSEGLIA (critico d’arte sui generis)

      Ma rispetto ad un museo, trasparente, efficiente e ligio alla difesa dei diritti dei lavoratori, non dovrebbe mai sussistere il lavoro a nero.

      Rispettare i diritti dei lavoratori è un modo di evocare la grandezza umana dell’arte…ma anche di celebrare la giustizia e l’ideale del passaggio dall’arte della vita al museo-mausoleo.

      Ecco allora che nell’odierno “castrum doloris” del museo-mausoleo si vive,finalmente, la gioia dell’arte da diveniere ideale di vita, soprattutto per quello che lo frequentano.

  • Leo

    Caro anonimo, se non si è bene informati, è meglio tacere…..bastava leggere bene i giornali per capire. La sospensione dell’attività per i sette lavoratori in nero, riguardava una società esterna a Ex3 che gestiva la sicurezza di un evento organizzato dal bar di Ex3, tra l’altro anch’esso di altra gestione rispetto al centro d’arte. Quindi direi proprio che imputare la chiusura di ex3 ad eventi che non hanno nulla a che vedere con l’attività artistica del centro mi sembra alquanto errato.

  • Valentina Gensini

    Disinformazioni a parte, non possiamo che rendere atto ai curatori Arabella Natalini e Lorenzo Giusti, ai collaboratori, alla comunicazione di aver fatto un lavoro onesto e di grande qualità. Speriamo tutti che, con un nuovo bando più generoso, ci sia per l’associazione ed il team di lavoro la possibilità di un rilancio effettivo.

    • Mauro

      Speriamo! Ma non capisco cosa c’entri dire che è tutta colpa di Renzi o di altre realtà che lavorano e danno contenuti e importanza a Firenze…. Bah…

    • SAVINO MARSEGLIA

      Ciò che ad un curatore fa davvero piegare la testa davanti ad un fallimento di un museo-mausoleo, non è tanto la scarsità di risorse pubbliche, quanto l’essere cosciente della propria inefficienza culturale e amministrativa.

      Per esempio, se un prete non fosse sempre stato intellettualmente superiore agli altri, certamente la sua Parrocchia sarebbe sparita già da molti secoli.

      Perciò dirigere un museo è come gestire una Parrocchia e presuppone (ogni giorno) massimo impegno e dedizione, per affrontare strategie specifiche per farlo sopravvivere.

      • carlo

        BRAVOOOOO!!!

        • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

          L’estremo individualismo che caratterizza l’arte contemporanea impedisce di comprendere un concetto essenziale che è quello di comunità… Che è un qualcosa di più rispetto alla società, perché implica la condivisione in particolare la condivisioni di valori… La chiesa accoglie tutti, perché valorizza l’uomo in tutte le sue espressioni, nel suo essere persona con il suo valore aggiunto da un punto di vista umano, non buttando via nulla e nessuno, anzi mostrandosi aperta verso le critiche, sapendole assumere su di sé e mostrando un vero spirito di libertà.Forse non sapete ma nei primi secoli dell’era cristiana la chiesa ha saputo rispondere al paganesimo anche accettando le critiche che le provenivano da quell’ambito e rafforzandosi da quei punti di vista.

          I musei-mausolei sanno invece di setta, di fanatismo e sono incapaci di recepire la ricchezza della pluralità delle espressioni creative, rimanendo attaccati a pregiudizi, ad una pericolosa miopia intellettuale e a un atteggiamento snobistico rispetto non solo agli artisti che non fanno parte del sistema, ma che al pubblico che rimane solo un pretesto, uno spettatore passivo, che nessuno si premura di “iniziare”, ovvero educare alla comprensione dell’arte contemporanea, che rimane così un qualcosa di esoterico per pochi iniziati. Questo tipo di arte non può interessare a nessuno. Ecco il perché dei fallimenti: la chiusura al mondo porta all’isolamento e l’isolamento al fallimento.

          Se volete avere un’idea di che cosa sia veramente l’art system e i suoi meccanismi perversi vi consiglio caldamente di guardare questo video:

          http://www.youtube.com/watch?v=n3rN0m6Qneo

          Fatemi sapere cosa ne pensate…

          • Angelov

            Si, il video è molto interessante, anche per il sottofondo musicale.

          • Savino Marseglia (Operatore Ecologico di Feticci)

            Grazie Angelov….

  • lorenzo

    Sinceramente mi dispiace che chiuda un museo, non mi dispiace che chiuda EX3 posto autoreferenziale con pochissimo pubblico e pochissima apertura verso realtà adiacenti. La solita elitè.
    Ora dovranno lavorare.. invece che “dirigere”.
    Ciao

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

      non vale la pena sprecare troppe parole per descrivere coloro che si occupano di aperitivi ed arte digestiva.

      Essi si distinguono per una particolare forma di narcisismo e non rinunciano all’appetito nel poderetto museale: ma per quanto gustoso possa essere un aperitivo, c’è sempre un palato che lo trova indigesto.

  • beatrice

    EX3 ha fatto per tre anni un lavoro intelligente e di qualità, una programmazione varia che ha di fatto coinvolto numerose altre realtà fiorentine. Questo nonostante i pochissimi mezzi a disposizione. L’attività del Centro è stata portata avanti grazie alla passione e dalla capacità di quanti vi si sono spesi con sacrificio ed entusiasmo. I giudizi beceri e privi di cognizione di causa di chi ha l’arroganza di aver sempre una verità da sciorinare, oltre ad essere fuori luogo, sono francamente fastidiosi.

    • Alessandro Querci

      Cara Beatrice, mi hai tolto le parole di bocca.
      E’ davvero avvilente il profluvio di commenti offensivi, nutriti da pregiudizi e totale disinformazione, che circolano per i vari post di Artribune.
      Inoltre sono caratterizzati da una monotonia estenuante.

      Cosa dovrebbe fare un centro per l’arte contemporanea per potersi dire ‘non autoreferenziale’?
      Organizzare mercatini rionali, festini di carnevale, tombole per pensionati, mostre di artisti di quartiere?
      Ricordo che Ex3 avesse pure provato a fare nei weekend delle sera con aperitivo e DJ….
      e poi che dire di colore che ‘dirigevano’, lì tutti facevano di tutto, dai custodi agli imbianchini, altro che ‘elitè’….
      vaglielo a spiegare.

      -3

      • Alessandro Querci

        errata corrige:
        ‘fare delle serate’ – ‘coloro che dirigevano’

  • La vicenda dell’EX3 sembra stimolare (come per MADRE, Riso, MAXXI, etc) il peggio della ‘discussione’ sul ruolo dei Musei e dell’arte contemporanea in Italia, basti vedere i commenti sui vari giornali nazionali o sui media di settore.
    E’ tutto un fiorire di excusationes non petitae, accuse strumentali, moralismi da strapazzo sulla pelle degli altri, integralismi per interposta persona, etc.

    Invece di valutare l’impatto culturale, l’efficacia rispetto agli obiettivi e alle risorse, le capacità professionali espresse dalle esperienze museali, si preferisce cogliere l’occasione per scatenare l’ennesima guerra di fazioni contrapposte (NB: fazioni spesso costituite da ben poche persone, spesso una sola…).

    In Italia il confronto (politico, sociale o culturale) è impossibile per motivi soprattutto politici. Avendo occupato tutti gli spazi possibili il Potere politico è snodo fondamentale per qualsiasi tipo di azione, esperienza o evento. Di conseguenza il dialogo critico è percepito come INUTILE. Tanto in ogni caso ciò che accadrà (‘riqualificazione’ dell’area, mutamento di finalità della struttura, sua riapertura con nuovo staff, etc) sarà deciso dal Potere politico. Dunque meglio azzuffarsi o mettersi in mostra, potenzialmente si può raccogliere di più.
    Ma se non si riesce ad imparare nulla da ciò che si fa, non si cresce.
    Gli spazi ‘docili’ continuano ad espandersi.

    http://www.facebook.com/SpaziDocili

    • SAVINO MARSEGLIA (artista di folla)

      Ma che fa il potere politico ? Ma in questi musei sul contemporaneo sparsi sulla penisola, chi è che veramente nomina i dirigenti?

      Spesso, questi solitari musei-mausolei dell’arte d’elite, sono affidati all’amico dell’amico o a persone il cui solo merito è quello di essere nominati dal politico di turno.

    • SAVINO MARSEGLIA (curatore di artisti-ombra).

      I musei devono imparare a guadagnare soldi, come le imprese. Ciò che non possono fare o per lo meno devono evitare è perdere soldi. In Italia permane talora a livello inconscio talora in cattiva fede un atteggiamento di tipo “sovietico” o per lo meno “statalista”. I musei di oggi e sostanzialmente anche quelli di domani devono fare uno sforzo di indipendenza economica nel senso che non devono dipendere dai soldi delle amministrazioni perché questo porta inevitabilmente la cultura ad un livello di sudditanza rispetto alla politica e all’ideologia. Quindi devono essere operate strategie mirate alla partecipazione di soggetti privati : aziende, cittadini, collezionisti… Il problema non sta nell’aspettare le idee delle istituzioni, perché queste idee non devono esserci o per lo meno non devono essere quelle preponderanti. Un’altra ipotesi potrebbe essere una partecipazione privato e pubblico, ma comunque il pubblico non deve diventare preponderante. Pubblico non è garanzia di autonomia culturale. Eventuali pressioni dei collezionisti dovrebbero essere ridimensionate da curatori indipendenti nelle scelte che prima ancora che dal loro potere economico dovrebbero farsi “influenzare” dal talento dell’artista. Insomma questo sistema non funziona e presto purtroppo ci sarà qualche altro fallimento a dimostrazione di ciò….

  • Alessandro Querci

    Caro Savino,
    non sai quanto mi dispiaccia sprecare uno dei miei ultimi commenti per rispondere a uno dei tuoi monotematici, dilaganti e queruli post, frutto del tuo livore e della tua disinformazione.
    Ma lo faccio in difesa di persone che stimo e di una causa che mi è cara.
    Il comitato direttivo di EX3 è formato da un’associazione formatasi per partecipare al bando di concorso che vede moltissimi soci, tutti attivi da anni nella promozione di una cultura nella quale tu, evidentemente, non ti riconosci.
    Ma ciò non ti dà il diritto di continuare a spalare merda su chiunque sia riuscito nella vita a fare qualcosa di produttivo o che perlomeno ci abbia provato, e su quali immagino tu sappia ben poco.
    Fra i molti soci fondatori, le persone che hanno più voce in capitolo sono il gallerista Sergio Tossi (in questo caso sai di chi parlo, io conosco bene e so che le sue precedenti scelte private non hanno assolutamente influito sul programma del Centro), la curatrice Arabella Natalini, da anni attiva in operazioni ‘curatoriali’ su tutto il territorio Toscano, che credo abbia avuto ben poco di che arricchirsi e molto da farsi ‘il mazzo’, ed infine il giovane critico fiorentino Lorenzo Giusti.
    Credo che sia del tutto improprio definirli persone ‘che hanno l’unico merito di essere nominati dal politico di turno’.
    Mi spiace, in ogni tuo post che ho avuto occasione di leggere – che tu non riesca a formulare una critica – non dico costruttiva – ma perlomeno ‘pertinente’.
    Non capisco – forse non ci arrivo – cosa tu speri di ottenere.
    -.2

    • SAVINO MARSEGLIA (pompiere)

      E’ probabile che non ci arrivi.
      Il dato di fatto è che oggi l’Ex 3 non esiste più!

      Ma di chi è la colpa? Del comitato direttivo, dell’associazione, del piccolo e vasto pubblico, del Comune di Firenze, della Provincia, della Regione dello Stato etc.

      Diciamo che la colpa non è di nessuno, ma dello spirito dell’arte..

    • SAVINO MARSEGLIA (esodato)

      Non c’è nulla che voglia ottenere. Ciò che mi da fastidio è questa adulazione su figure che ruotano sulla stessa orbita in questo pianeta piatto che voi chiamate sistema dell’arte.

  • beh

    Era meglio il vecchio CPA.

  • Ahahahahaah

    Uno spazio espositivo che chiude, in una delle città più visitate e famose del mondo!

    Che occasione sprecata, che incapacità totale!

    Ahahahahahahaaha

    • Alessandro Querci

      Il fatto che una persona che si dichiari operatore culturale commenti la notizia riguardante la chiusura di un centro espositivo (e mi auguro che perlomeno abbia informazione dei fatti) con una dichiarata risata, anzi chiamiamolo pure sghignazzo, mi desta un’infinita tristezza, nonchè seria preoccupazione.
      Io, per esempio, non mi sognerei mai di mostrare altrettanto disprezzo di fronte alla notizia della chiusura della sua galleria – anche se non me ne importasse un fico secco, tantomeno mi permetterei di giudicarlo un incapace, visto che non conosco nè la scena nè gli eventuali retroscena.

      Voglio dire, se mai ce ne ancora fosse bisogno, Eugenio ha tutto il diritto di non condividere – e quindi eventualmente criticare, anche duramente – la politica di EX3.
      Artribune è uno degli spazi deputati ad ospitare le ragioni del suo eventuale dissenso.
      Ma cos’è che non condivide? In base a cosa manifesta il suo giubilo?
      Non ci è dato saperlo, se non ce lo dice.
      Non siamo in grado di giustificare una diversa opinione, o di controbattere sensatamente.
      L’unica prospettiva dialettica di una simile dichiarazione non si limita che a un’accorata e cieca condivisione, lanciamo tutti un bello spernacchione agli incapaci di turno – o rispondere altrettanto insensatamente sfoderando epiteti offensivi verso di lui:
      ‘ignorante! chiudi la bocca, tu non ci capisci niente!’
      Questa mi pare sia diventata la prassi che va più di moda oggi, su Artribune come nei talkshow somministrati in dosi massicce dal tubo catodico.

      Eugenio conosce qualcosa delle scelte espositive di tre anni di attività di EX3? Ha da criticare mostre, incontri, convegni, rassegne cinematografiche in particolare?
      Non gradiva il servizio al bar? forse lamentava l’assenza di un bookshop? i bagni erano sporchi? Gli inviti gli arrivavano in ritardo?
      Sul concetto di ‘occasione sprecata’ mi trova concorde, ma In base a cosa parla di incapacità?
      e poi incapacità di chi, delle istituzioni fiorentine (Sindaco, Assessorato alla cultura), o dello staff di EX3?
      Prendo atto che Eugenio sia giudiziosamente consapevole del fatto – noto a pochi – che Firenze sia ‘una delle città più visitate del mondo’, ma ha forse presente l’ubicazione del Centro in questione? Sa forse quanti autobus si debbano prendere da uno qualsiasi dei tre approdi ferroviari cittadini per arrivare a Viale Giannotti?

      Con questo mio ultimo commento vi saluto.
      Divertitevi.

      • Alessandro Querci

        PS permettetemi anche un breve commento a Beh:
        il CPA, secondo me, non era nè meglio nè peggio.
        Molto semplicemente era diverso, molto diverso, sia negli obbiettivi che nelle prassi.
        L’unica cosa che veramente condivide con EX3 è il fatto che non esista più.
        E mi sembra evidente che si tratti delle due facce di una stesa medaglia.
        O forse qualcuno vuol parlare dell’incapacità di chi gestiva il CPA?

  • Ma scusa Alessandro,

    ma cosa c’entra la cultura con l’Arte? Ma cosa c’entra la politica con l’Arte? Qua si parla di soldi, di marketing!

    Please, leggi bene cosa ho scritto: come cavolo si fa a far fallire uno spazio espositivo in una città con una media di 12 MILIONI e 300MILA TURISTI IN UN ANNO? (dati ufficiali del 2011, Provincia di Firenze)

    Significa, conti alla mano, 2777 persone al giorno in città. MA STAI SCHERZANDO? Ma è possibile che in Italia, nessuno è mai colpevole di niente?
    Ti ricordo, inoltre, che quelli sono soldi PUBBLICI!!!!!!!!

    • Oh! Finalmente! Sciocchi che stavate lí a sprecar tempo, a speculare su quegli stolti che vi han detto che l’arte è la vera erede e la naturale continuazione della filosofia, eccovi l’unica incontrovertibile veritá “l’arte non c’entra nulla con la cultura”!
      E a dirvelo, badate bene, non è mica un pirla qualsiasi eh! È, addirittura, Eugenio Santoro da Bologna (giù il cappello quando se ne fa il nome!) !!! Quindi basta, argomento chiuso.

      • Per favore, modera i paragoni e rispetta la mia opinione.

        Mi sembravi più educato, sinceramente.

        • Paragoni da moderare? Ma dimmi, dove hai trovato un paragone nel mio post? Ineducazione dimmi in che punto del mio post sarei stato ineducato? Rispettare la tua opinione? Quindi confermi che “l’arte non ha nulla a che vedere con la cultura” è tua positiva opinione… io speravo proprio che fosse una tua “battutaccia” infelice!

        • Sara Passi

          In Italiano si dice ‘modera i termini’.
          e poi vorrei ricordare che ‘i soldi pubblici’, nel mondo civile servono proprio a sostenere anche le istituzioni culturali (e ce ne sono tante, probabilmente quasi tutte, purtroppo) che non producono utili in termini monetari.
          Del resto, non so se tu te ne sia mai accorto, anche a leggere un libro non si guadagna niente, semmai si spende.

          • SAVINO MARSEGLIA (curatore di artisti-ombra).

            Si è vero, ma l’anomalia si determina quanmdo quel tipo di finanziamento è esclusivo o prevalente. E, in assenza di altre entrate finanziarie, quando finiscono quei soldi pubblici, allora non rimane altro che attaccarsi alla miopia delle Istituzioni Pubbliche che dovrebbero ad essere parteners finanziari e non l’unico finanziatore.

            Per non parlare, poi del guadagno che in indipendenza che ne guadagnerebbe la cultura e l’arte. Nella maggior parte dei casi la gente che dice di andare ad un museo, difficilmente si riferisce ad un museo-mausoleo, diciamo, acontemporaneo.

            Se così non è, andate a verificare quanto pubblico si reca ogni anno in un museo d’arte contemporanea.

            Sul libro per quanto riguarda il guadagno è così suddiviso: parte all’editore, parte al grossista, un trenta per cento al negoziante e una percentuale minima all’autore.

          • Un’ultima cosa a proposito del “rispetto delle opinioni”. Stai attento l’affermazione “rispettare le opinioni altrui” è una metonimia in cui si sostituiscono “le opinioni altrui” a “coloro che hanno diversa opinione”. Il “diritto di opinione” è un dirito della persona e non “dell’opinione”. Quindi è doveroso rispettare “chi” esprime la sua opinione, qualunque essa sia e non impedirgli di farlo, anzi far sí che possa esercitare il suo diritto. Quanto “all’opinione” espressa se essa è contraria alle tue hai il diritto (e spesso addirittura il dovere) non solo di non rispettarla ma anzi di contrastarla e combatterla, sempre e solo, ovviamente, con altre opinioni anzi, meglio, con argomentazioni.

  • Inoltre, come tu sai, io non ho nessuna Galleria, io vengo chiamato per organizzare (“curare” è un verbo ormai senza senso) mostre d’Arte. E lo faccio da solo, senza chiedere aiuto in giro.

    Lo so che per essere in Italia, è un’atteggiamento assurdo, ma ripeto, io faccio da solo. Sempre. Chiedi in giro, quanto vuoi. I finanziamenti, se me li danno, li faccio fruttare.

    E se si fallisce in una situazione come Firenze, si è degli incompetenti. O vuoi ancora giustificarli, solo perchè sei di Firenze?

    Ognuno ha ciò che si merita. Tieniti la chiusura,e giustificala quanto vuoi. Ed io non devo rendere conto a te, infine. Ti ho mai chiesto qualcosa?

    • Sara Passi

      ma se lo fai da solo, com’è che quando ti danno i finanziamenti li fai fruttare?
      Lo ho scritto sotto: EX3 non è mai fallito, semplicemente non gli sono stati rinnovati i finanziamenti.
      E se anche qualcuno ti chiede qualcosa, e un tuo diritto/dovere rispondere, anche solo per dare l’impressione che nella tua testa aliti un soffio di intelligenza.

  • Ed infine, Alessandro,

    svela la tua vera identità….

  • A

    La situazione è sempre più complicata di quello che si pensa. Il turismo fiorentino è composto in gran parte da persone che hanno o che pensano di avere un’idea piuttosto chiara di cosa visitare. L’obbiettivo del turista medio a Firenze è (giustamente) situato all’interno del centro storico cittadino dove si trovano Accademia, Uffizi, Duomo e via dicendo. Ex3 non godeva di una posizione felice (dista una decina di minuti di bus dal centro storico) e per questo non credo sia mai riuscito a intercettare questi flussi. Non so se Strozzina e Museo Marino Marini, gli altri due spazi del contemporaneo a Firenze, riescono meglio nell’impresa (probabilmente sì, vista la posizione). Resta il fatto che i centri come Ex3 devono saper lavorare sulla promozione verso un pubblico diverso da quello delle riviste specializzate e per fare questo ci vogliono risorse ma soprattutto volontà. Non è una critica diretta a Ex3 quanto una regola che dovrebbe valere per tutti gli spazi pubblici – e non – dedicati all’arte contemporanea. A Firenze come in molte altre città d’Italia siamo sempre al punto di dover creare il pubblico dell’arte e per farlo è necessario farsi vedere e attirare le persone.

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore di artisti-ombra).

    Al contrario, in Italia bisognerebbe creare una classe dirigenziale che sia veramente all’altezza dei propri compiti. Questa è senza alcun dubbio, la definizione che più corrisponde a ciò che sente e pensa il l’esiguo pubblico dell’arte e la maggior parte dei cittadini, compreso i turisti che si recano a visitare Firenze. Del resto, l’Ex3, se non vado errato, è stato chiuso tre volte nel giro di pochi anni.
    Non fa capolino, in tutto questo , un tantino di inefficienza organizzativa e superficialità nella proposta progettuale, che poi, nella nostra natura nostrana non è così raro come si raccontano i fatti ?anti sapie

  • A

    La creazione di figure professionali che sappiano destreggiarsi tra contenuti di spessore e capacità gestionali andrà di pari passo alla formazione del pubblico. Non prima, non dopo, ma insieme. Certo, qualche personaggio da fuori con comprovate capacità non guasterebbe… ;)

    • Sara Passi

      Personaggi da fuori.
      Ricordo che anche Jean Soutif, prima di essere nominato curatore del Museo Pecci di Prato ha chiesto anzitutto la sicurezza di un budget sufficiente a produrre le mostre che lui aveva in mente.
      E pensare che veniva niente popò di meno dal Centre Pompidou di Parigi.

      Per ciò che riguarda l’incapacità gestonale dell’EX3, che è stato chiuso due volte (in origine si chiamava Quarter ed era diretto dal giovane Sergio Risaliti, proveniente dall’ottima politica espositiva del Palazzo delle Papesse di Siena, oggi anch’esso perso nell’oblio) non tanto per un presunto ‘fallimento’ quanto per il mancato rinnovo del finanziamento.

    • michele

      veramente, gran parte del pubblico non partecipa, no perchè è ignorante in materia…, ma direi disinteressato a proposte artistiche calate dall’alto, che lasciano molto a desiderare sul piano della sperimentazione estetica….

  • Les

    Abbiamo proposto deli investitori e anche Di ospitare Florence design week 2 anni fa a tossi un completo disinteresse ad una realta come
    La Nostra forse unicameral Che fa finance ridicule tutti chi Mette mani su progetti pretendendo Di sapere e chi finanzia . Siamo Di f

  • Les

    Scusate Ma lo script nOn funz

    • Sara Gianni

      comunque, in linea di massima, il concetto si è capito.
      Non sono in grado di giudicare, dovrebbero forse rispondere gli EX3, può darsi abbiano avuto le loro ragioni, come che abbiano perso un’occasione.

  • veronica

    Per tutti gli orfani dell’ex3 suggerisco un nuovo centro multimediale-culturale a firenze. Si tratta di ops.
    ecco qui il sito web http://www.opscentro.it/

  • lucia bruni

    Al di là dei piagnistei sull’indifferenza del pubblico e sulla mancanza di fondi (E’ FACILE ACCATTIVARSI L’UNO E TGROVARE GLI ALTRI, BASTA SAPERLO FARE) mi pare fondamentale constatare una totale incapacità nella gestione di qualsiasi idea.
    Manca l’imprenditorialità, manca l’entusiasmo, manca la capacità di rimboccarsi le maniche e FARE! La politica è una brutta bestia nelle faccende culturali (e non solo in quelle) perché NON SELEZIONA, concede per meriti di militanza.
    Dunque, di cosa ci meravigliamo? Personalmente, con quasi quarant’anni di esperienza nel campo di arti visive, non mi sentirei di propormi come gestore di un qualsivoglia spazio cittadino perché porrei delle condizioni inaccettabili per i politici:
    1° niente finanziamenti pubblici, solo la gratuità della struttura
    2° mano libera sulla gestione delle attività culturali senza ingerenze né pressioni né favoritismi.
    3° Posti di lavoro per i giovani ma SENZA interferenze sindacali
    Dunque, non essendo COMPRABILE farei poca strada.
    Se c’è qualcosa di cui non abbiamo bisogno sono gli “imparati”, quello che manca è la gente che ha veramente voglia e desiderio di imparare e crescere.

    • SAVINO MARSEGLIA

      E’ raro trovare un politico o un partito che sappia tracciare con chiarezza e precisione – ciò che si può fare (CONCRETAMENTE), per porre rimedio a questi musei mangia soldi pubblici…

  • claudia

    Difficile saper ben gestire un luogo come l’ex 3. Non si può più dividere l’aspetto culturale dall’aspetto economico.è necessario pensare spazi di questo tipo in maniera dinamica ed eclettica. Come si fa a tenere aperto uno luogo del genere senza che questo possa ripagarsi con ciò che ci viene organizzato, almeno in parte. Non son questi momenti facili per la cultura e figuriamoci per l’arte contemporanea.Organizzato con una vecchia mentalità non più proponibile, e forse non a caso.Prima di progettarlo e “spendere” doveva esserci un piano di gestione ben pensato senza il quale neppure doveva aprire.

  • Cecilia

    se me lo danno gratuitamente saprei io come attivarlo.