Decostruire l’architettura con la fotografia. Ulrich Egger è in mostra a Firenze 

Fino al 31 luglio, la Galleria Il Ponte di Firenze dedica una mostra alle opere di Ulrich Egger, in cui fotografia, acciaio, vetro e legno si intrecciano per dare vita a opere sospese tra immagine e scultura

Echi di vite e attività che adesso si svolgono altrove, odore di polvere, un assordante quanto inquietante silenzio, una solitudine che sfiora il metafisico: è quanto si percepisce dalle fotografie di Ulrich Egger (San Valentino alla Muta, 1959), il cui rapporto con l’architettura è mosso da uno scrupoloso interesse per la geometria e dall’analisi dell’impatto che la modernità ha esercitato sulla vita umana e sull’ecosistema.

Ulrich Egger, Impatto urbano 1, 2007. Courtesy Galleria Il Ponte
Ulrich Egger, Impatto urbano 1, 2007. Courtesy Galleria Il Ponte

La mostra di Ulrich Egger a Firenze

Quelle che costituiscono La solitudine dell’architettura sono opere fotografiche in cui le strutture architettoniche, gli oggetti e gli elementi naturali si trovano su uno stesso piano, all’apparenza riconoscibili ma in realtà inseriti in un gioco di decostruzione di volumi, prospettive, consistenze; paesaggi riconoscibili eppure inquietanti, che si pongono allo sguardo del pubblico come foreste incantate da decifrare strutturalmente. Paesaggi industriali e urbani, costruzioni, interni e facciate in stato di abbandono sono i protagonisti soggetto del leitmotiv dell’interpretazione e della rappresentazione della caducità del mondo urbano. 

Ulrich Egger, La solitudine dell’architettura, installation view, Galleria Il Ponte, Firenze, 2026. Courtesy Galleria Il Ponte
Ulrich Egger, La solitudine dell’architettura, installation view, Galleria Il Ponte, Firenze, 2026. Courtesy Galleria Il Ponte

Ulrich Egger e l’umanità nascosta

Sullo sfondo s’intuisce, ormai sfocata, fuori dall’obiettivo eppure presente nella memoria, la presenza dell’individuo, ideatore, artefice, abitatore, utilizzatore di quegli stessi paesaggi che adesso sono tornati, per qualche oscura ragione, preda del dominio della natura; una riflessione che rievoca lo sgomento che dal XVIII Secolo è stato teorizzato per descrivere il sentimento provato dai viaggiatori europei davanti alla potenza distruttrice della natura o alle tracce monumentali della Storia. Un invito alla massificante società industriale e materialista contemporanea a riflettere su se stessa e la sua caducità.

Ulrich Egger, La solitudine dell’architettura, installation view, Galleria Il Ponte, Firenze, 2026. Courtesy Galleria Il Ponte
Ulrich Egger, La solitudine dell’architettura, installation view, Galleria Il Ponte, Firenze, 2026. Courtesy Galleria Il Ponte

L’inquietante visionarietà di Ulrich Egger

Egger assembla vetro, acciaio, legno, per dare vita a paesaggi stratificati in innesti e sovrapposizioni che sperimentano i formati, i materiali e le possibilità del linguaggio fotografico, ma soprattutto mettono in discussione le narrazioni lineari; ne scaturiscono scenari che, come i paesaggi naturali di Alessandro Magnasco, sono visionari e drammatici, con rovine maestose e cieli minacciosi, con la sola differenza che l’intuizione della presenza umana non rimanda necessariamente agli emarginati. O forse, per riecheggiare il Marcovaldo di calviniana memoria, la società industriale di massa è composta da una miriade di emarginati, stranieri nei loro stessi luoghi.

Niccolò Lucarelli

Firenze // fino al 31 luglio 2026
Ulrich Egger. La solitudine dell’architettura
GALLERIA IL PONTE – Via di Mezzo, 42/b
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Niccolò Lucarelli

Niccolò Lucarelli

Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.

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