Due ragazzi su una panchina, scivolati da una cometa, dai mattoni di una provincia costruiscono un’altra vita. C’è tuo figlio che sta correndo, come un dito sul mappamondo; in un cortile di sogni belli, sotto una pioggia senza gli ombrelli, c’è uno sputo di Luna”. C’è un’esplosione di cose semplici ma straordinarie, cose improvvise, ferocemente banali: l’euforia, la nostalgia, sentimenti annodati, godimenti segreti, storie di umana quotidianità, di geografie lontane e di emozioni sparse.
È un lungo tributo all’esistenza, nelle sue varianti minime, il singolo di Dimartino “Come Una Guerra La Primavera”, dall’album “Un Paese ci Vuole”, uscito lo scorso aprile per Picicca Dischi. La band siciliana porta avanti con coerenza il suo progetto, fatto di atmosfere delicatamente indie, fra intimismo, sequenze in soggettiva e graffio letterario, disperazione ed ironia, pathos e attitudine da cantastorie genuini; e sempre fatto di sapienza compositiva, negli ottimi testi e nei suoni sospesi, evocativi per definizione, senza perdere mai la misura, senza risparmiarsi in intensità, sperimentando una forma di romanticismo scarno, asciutto, inquieto, laterale.

Piccola, luminosa perla della scena cantautoriale italiana, Dimartino vincono oggi il premio per il miglior video dell’anno, conferito dalla giuria del Festival del Cinema Musicale. A convincere sono le immagini cucite insieme per “Come Una Guerra La Primavera”, seguendo il concept del dico che è tutto un canto breve ed ispirato, in onore della provincia e dei suoi invisibili combattenti: coloro che restano, nelle periferie del mondo, scegliendo di resistere e di seminare. Sul fondo, dei versi di Cesare Pavese: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.
Realizzato con la regista Manuela Di Pisa, il video lascia scorrere in velocità frammenti di storie, luoghi, volti, animali, tramonti e processioni, passeggiate e nevicate, tuffi e sorrisi, città e balconi, cieli tersi e gabbiani, paracadute, biciclette, panchine, vulcani. Costellazioni di suoni e di parole, sussurrati nei miliardi di giorni normali e di racconti speciali, che scandiscono il tempo dell’umanità. Con tutta la sua grazia, con tutta la sua verità.

Helga Marsala

 

 

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.