Retrospettiva vicentina per Richard Meier

Dopo John Pawson e Arik Levy, alla Fondazione Bisazza di Montecchio arriva Richard Meier, con la prima estesa retrospettiva a lui dedicata in Europa. E nella collezione permanente, una nuova installazione site specific. Fino al 28 luglio.

Richard Meier - veduta della mostra presso la Fondazione Bisazza, Montecchio 2013

Tra le archistar più note e che più hanno fatto discutere anche in Italia, Richard Meier (Newark, 1934; vive a New York) è maestro di razionalismo e leggerezza, con le sue strutture di candida e rigorosa materia bianca che si aprono alla luce naturale, sempre dialogando con l’ambiente circostante. Certo il dialogo, a volte, si è fatto pure un po’ chiassoso (citiamo ad esempio le polemiche ancora vive sul Museo dell’Ara Pacis a Roma), ma la sua firma ormai inconfondibile, il costante equilibrio pur nella continua sperimentazione, ne fanno uno dei punti fermi dell’architettura mondiale contemporanea.
Nel celebrarne i cinquant’anni di attività, la retrospettiva allestita alla Fondazione Bisazza aiuta anche ad approfondire i vari aspetti della sua produzione, dai più grandiosi progetti realizzati (e non) fino agli oggetti di design e alle curatissime edizioni. La prima grande sala si compone di due larghi corridoi, attraverso i quali sono disposti sedici plastici, accompagnati da foto, rendering e disegni originali: il primo, piccolo progetto della Smith House (Connecticut) è direttamente affiancato a quello forse più celebre ed esteso, il Getty Center di Los Angeles. Al fondo dello stesso corridoio sono poi i due progetti italiani (Chiesa del Giubileo e Museo dell’Ara Pacis), mentre in quello opposto i più ambiziosi tentativi di adattamento al contesto ambientale (il messicano Kanai Retreat Resort, la OCT Shenzhen Clubhouse).

Non tutto può esserci, ovviamente (manca all’appello il MACBA di Barcellona), ma quasi ogni tappa saliente della sua produzione è riassunta entro pochi passi. E in un confronto che non vuol essere riduttivo, anche piatti, ciotole e tazzine trovano spazio nelle teche laterali. La seconda sala è invece dominata dal maestoso progetto (mai realizzato) per Ground Zero: presentato nel 2002 in collaborazione con altri componenti dei New York Five, il World Trade Center Memorial avrebbe innalzato a landmark dello skyline newyorchese la struttura frantumata delle facciate delle Twin Towers.
Fuori dal percorso della mostra, nelle sale della collezione permanente, Internal Time è il personale omaggio di Meier alla Fondazione Bisazza. Adattandosi ai due topic della collezione (l’oversize e la decorazione a mosaico), l’architetto propone al visitatore una passeggiata in “un giardino geometrico, un bosco stilizzato”: nelle sottili asimmetrie, nel gioco tra convergenze e divergenze, è tutto il fascino accomodante e disorientante dello stile di Richard Meier.

Simone Rebora

Montecchio // fino al 28 luglio 2013
Richard Meier – Architettura e Design
FONDAZIONE BISAZZA
Viale Milano 56
0444 707690
[email protected]
www.fondazionebisazza.it

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.