Monacopolis, la città visibile e la città invisibile

A Montecarlo il Nouveau Musée occupa entrambe le sedi di Villa Paloma e Villa Sauber con un’esposizione dedicata alla storia del Principato attraverso l’architettura. Quella costruita, quella solo progettata, quella distrutta. In mezzo ai due palazzi, lo stato più densamente popolato al mondo e i suoi cantieri. Fino al 12 maggio.

Concorso internazionale per il bâtiment du Portier a Monte Carlo, 1969-1974. Vista della maquette del progetto presentato da Higueras Diaz - Courtesy : SIAF/Cité de l'architecture et du patrimoine/Archives d'architecture du XXe siècle

Nessuna città è semplicemente un accumulo di edifici e infrastrutture. La città è un organismo vivente, la cui evoluzione è determinata da ritmi biologici e fattori psichici. Le città, come gli esseri viventi, vengono fondate, conoscono momenti espansivi e deflattivi, da capitali di imperi divengono cittadine periferiche e, a volte, muoiono dopo essere state opulente e potentissime come Angkor o Delfi.
Perciò il metodo del discorso sviluppato da Monacopolis potrebbe essere applicato a qualsiasi città. Tuttavia, ogni indagine dovrà essere singolare secondo gli specifici storici, culturali e geografici e l’interesse peculiare di Montecarlo sta nel suo essere un caso limite. Da quando nel 1860 i Grimaldi allora regnanti cedettero gran parte del proprio territorio a Francia e Italia, si dice in cambio del denaro che finanziò il primo di tanti boom edilizi, Monaco è lo stato sovrano più piccolo al mondo Vaticano escluso, chiuso nel suo sviluppo da mare e montagne e per questo ora il più densamente popolato e inurbato.
Basta uno sguardo dal lungomare verso la città per accorgersi di uno sviluppo verticale e per layer orizzontali atto a non lasciare nessuna possibilità costruttiva inevasa. La sfida prometeica implicita nella sua morfologia, oltre all’abbondante disponibilità pecuniaria, ha reso Montecarlo un laboratorio prediletto per l’architettura degli ultimi 150 anni. Monacopolis racconta la storia di tre città in una.
A Villa Sauber vediamo la Montecarlo storica, in parte conservata, in parte distrutta per rispondere a nuove esigenze residenziali, di autorappresentazione e, a volte, speculative. Del borgo di pescatori arcadico primo ottocentesco, il paesaggio da Grand Tour sormontato dalla burkiana rocca principesca, rimane appunto solo il palazzo. Con la belle époque Montecarlo vuole diventare e diventerà per restarlo uno dei principali centri del turismo internazionale di lusso.

Louis-Emile Durandelle, Fin des travaux du théâtre de Monte-Carlo de Charles Garnier, 1879 - Collection NMNM © D.R.
Louis-Emile Durandelle, Fin des travaux du théâtre de Monte-Carlo de Charles Garnier, 1879 – Collection NMNM © D.R.

Nel 1878 viene chiamato Charles Garnier, celebrato per aver appena terminato l’Opera di Parigi, che lascerà nel Casinò, nel Teatro dell’Opera e nel Kiosque à musique il logo di una società sfarzosa e brillante col suo stile a metà tra la riproposizione della grandeur reale parigina e l’anticipo dell’art noveau oltre che i luoghi della stagione culturale monegasca più feconda e avanguardista, quella dei Ballets Russes.
A inizio Novecento la prima riformulazione, ora marcatamente liberty, con il Cafè de Paris e gli Sporting d’eté e d’hiver. Si costruiscono parchi botanici fotografati anche da Brassai e ville ormai quasi tutte distrutte, si importa la non autoctona palma, subito assunta a simbolo della bella vita locale.
Ci spostiamo a Villa Paloma, alla Montecarlo moderna e/o utopica, e il dopoguerra urbanistico si apre con il piano mai realizzato di una Monaco ieratica, imperiale, funzionalista, sviluppata su un asse principale aperto da un arco trionfale, ispirata all’architettura fascista dell’Eur. In realtà le cose andranno molto diversamente e seguiremo un assalto avvincente, quasi cinematografico, quasi animato da furia futurista, alla terra, all’acqua, all’aria… Ranieri Grimaldi dichiara in un filmato d’archivio: “Montecarlo non sarà Manhattan perché non ci saranno canyon tra i grattacieli”. Tuttavia negli Anni Settanta viene lanciato un nuovo piano regolatore che prevede grattacieli e condomini, il rinnovamento di molte strutture esistenti come lo Sporting d’eté e l’elevazione degli assi viari, la cui fitta stratificazione nelle altitudini variabili è ben documentata dalle planimetrie di Perrin-Fayolle.
Il grande sogno dei monegaschi è l’utopia di Atlantide. Tanta terra è stata strappata al mare negli anni ma i progetti di una città-isola satellite, che anticipano l’arcipelago artificiale realizzato a Dubai, si sono sommati irrealizzati per ragioni costruttive o di correnti marittime dagli Anni Sessanta. Si immagina una “Ile des arts et loisir de la mer”, un’isola artificiale composta da una struttura atomiforme di dodecaedri che rimandano alle strutture tubolari del movimento moderno: qualcosa destinato, fin dal nome, a restare nel mondo delle utopie oniriche. Ci provarono anche Edouard Albert con la sua isola fluttuante e Jean Nouvel.

Emilio Ambasz, Architect Monte-Carlo Public Park and Residencies, 1998 - © Emilio Ambasz & Associates, Inc.
Emilio Ambasz, Architect Monte-Carlo Public Park and Residencies, 1998 – © Emilio Ambasz & Associates, Inc.

Sempre durante gli swinging sixties il collettivo avanguardista, “futurista, antieroico e proconsumista” Archigram ideò un mai realizzato auditorium, Features Montecarlo, per cui produsse una serie di maquette pubblicitarie, esposte in mostra, collage dallo spirito swinging London di celebrities dell’epoca e giovani eterogenei intenti a fare del Principato una succursale di Carnaby Street.
Monaco resta tuttora un laboratorio vivo e attivo di architettura e urbanistica sia per lo sfruttamento intensivo, come testimoniano i tanti grattacieli in costruzione o appena consegnati o il progetto delle 12 torri sopra il casinò, sia per quanto riguarda la riqualificazione e la sperimentazione con l’intervento di archistar, dai piani per il riassetto del porto (si è proposto un ponte simile al London Bridge o un grande parco a doppio anfiteatro) alla “casa-albero” di Jean Nouvel.

Alessandro Ronchi

Monaco // fino al 12 maggio 2013
Monacopolis
a cura di Nathalie Rosticher-Giordano
VILLA PALOMA
56, boulevard du Jardin Exotique
Monaco // fino al 30 dicembre 2013
Monacopolis
a cura di Nathalie Rosticher-Giordano
VILLA SAUBER
17, avenue Princesse Grace
+377 98984860
[email protected]

www.nmnm.mc

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Alessandro Ronchi
Alessandro Ronchi (Monza, 1982) è critico d’arte e giornalista culturale. Si interessa specialmente di arte dalle origini alla contemporaneità, iconografia, cinema, letteratura, musica e pop culture. Ha diretto il mensile Leitmotiv e collabora con testate giornalistiche, website e gallerie. Tiene corsi di cinema e cultura visiva presso istituti scolastici. Fa parte dello staff redazionale di Artribune dalla fondazione nel 2011.
  • Angelov

    Montecarlo: uno dei più impegnati Casinò al mondo.

    Monte di Pietà: per impegnare ciò che resta…

    Monte dei Paschi: e dàiii…

    Mandare a monte.

    Monti.