Arte e lussuria valgono bene una (doppia) mostra. Patrizio Di Massimo a Roma

Due mostre in contemporanea, a Roma, per Patrizio Di Massimo. A Villa Medici e alla galleria T293. L’artista porta alla luce un romanzo osé ottocentesco pubblicato anonimo. Poi compare in prima persona e in primissimo piano, mentre parla della sua attività di artista visivo, in una grande video-installazione. A Roma, fino al 16 dicembre.

Patrizio Di Massimo - Il Turco Lussurioso (Sipario) / The Lustful Turk (Curtain) - 2012 - Courtesy l'artista e T293 Napoli/Roma

Passaggio romano con doppia mostra per Patrizio Di Massimo (Jesi, 1983; vive a Londra), artista che non disdegna di interrogare il dato visivo espressamente conturbante.
All’Accademia di Francia Di Massimo si propone in termini piuttosto espliciti, facendo leva su un romanzo osé ottocentesco pubblicato anonimo (The Lustful Turk, apparso in Inghilterra nel 1828). Il pre-testo “archeologico” e letterario gli consente di indulgere nel taglio illustrativo e vignettistico di opere che rimandano, via Francesco Clemente, a Philip Guston e Alberto Savinio. Insieme a queste, sono in mostra lavori oggettuali concernenti anch’essi atmosfere intime e afose. Il presupposto colto si presta a letture engagé – il best seller d’antan è ricco di fantasie erotiche ma anche di pregiudizi antropologici –, sicché l’artista può assecondare la propria vena “postmodernista” e transavanguardista, senza finire intrappolato – visto che siamo nel 2012 e non nel 1987 – in zona divertissement. Punto debole dell’operazione, proprio una diversificazione tipologica tra le opere presentate, che apparendo scopertamente concepita in ottica equidistanza tra illustrazione allusiva e allusione oggettuale, risulta un po’ oziosa. Di Massimo ha certo fornito un background a pezzi oggettuali un po’… nudi – in tal senso fa eccezione il “monocromo” (Sipario) fatto di mantovane, più autosufficiente –,  ma in fondo si ha anche la sensazione che egli, oltre alla sensibilità di un Francesco Vezzoli,  abbia – a proposito di voglie inconfessabili – la tentazione di proporsi come un John Currin italiano.

Patrizio Di Massimo – Voglio Vivere Così / I Want to Live Like This – veduta della mostra presso la Galleria T293, Roma 2012 – Photo Roberto Apa

Alla galleria T293 – titolo della personale Voglio vivere così – Di Massimo compare in prima persona e in primissimo piano, in un video in cui il suo stesso volto è invecchiato e reso sia intimo che oltremondano, grazie all’espediente del fondo bianco. Ciò avviene mentre, parlando del suo passato di artista (ovvero del nostro attuale presente), egli è inquadrato da una sequenza percorribile di arcate-cornici, teatrale e insieme minimale, che abbraccia lo spazio (fisico e mentale) del fruitore in ascolto/osservazione. L’intervento, dal tenore beffardo e allucinato, è convincente perché vertiginoso di suo. Come un unico gesto secco, la proiezione e l’apparato installativo-architettonico si rivelano sia coincidenti che necessari l’un l’altro. Va detto però che a quel punto i pezzi inseriti a parete – tra i quali altri intriganti “sipari” – risultano aggiuntivi e con poca forza strutturante rispetto all’economia della mostra.

Pericle Guaglianone

Roma // fino al 16 dicembre 2012
Patrizio Di Massimo – Il Turco Lussurioso
a cura di Alessandro Rabottini
VILLA MEDICI
Via della Trinità dei Monti 1
06 6761291
[email protected]
www.villamedici.it

Roma // fino al 5 gennaio 2012
Patrizio Di Massimo – Voglio Vivere Così
T293
Via Crescimbeni 11
[email protected]
www.t293.it

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Pericle Guaglianone
Pericle Guaglianone è nato a Roma negli anni ’70. Da bambino riusciva a riconoscere tutte le automobili dalla forma dei fanali accesi la notte. Gli piacevano tanto anche gli atlanti, li studiava ore e ore. Le bandiere erano un’altra sua passione. Ha una laurea in storia dell’arte (versante arte contemporanea) ma è convinto che nessuna immagine sia paragonabile per bellezza a una carta geografica. Da qualche anno scrive appunto di arte contemporanea e ha curato delle mostre. Ha un blog di musica ma è un pretesto per ingrandire copertine di dischi. Appena può si fionda in qualche isola greca. Ne avrà visitate una trentina.
  • bagno di realtà

    Ho visto solo quella alla accademia di Francia e devo dire che di così brutte in vita mia non ne avevo mai viste.

  • gianni

    Ma di chi è amico questo qua?
    Questa roba dovrebbe ispirare la lussuria?
    A me ricorda una porcheria piuttosto.
    Come al solito sono i “migliori” a emergere…si i “migliori amici” di direttori curatori politicuzzi ecc…
    L’Italia è sempre all’avanguardia e sulla giusta strada!

  • Riccardo

    Inizia a non farcela più… peccato.

  • E’ molto triste vedere come tutte queste opportunità vengano lanciate nel vuoto: Di Massimo si pone, all’interno dei Giovani Indiana Jones, tra story story I lov yu e New Arcaic. Un vero feticismo del passato in mille varianti:

    http://www.artribune.com/2012/11/giovani-indiana-jones/

    Le pubbliche e le private relazioni corrette permettono queste opportunità. E l’atteggiamento di fondo non è lontano dal Berlusconismo più prevedibile. Atteggiamento che poi queste “famiglie relazionali” criticano e rifiutano sistematicamente, alla faccia delle contraddizioni…altro che turchi e immaginari libici…

    Ecco ancora che il giovane deve aggrapparsi a temi e forme antiche per essere accettato in un paese per vecchi; quegli stessi vecchi che tramite la Nonni Genitori Foundation gli hanno pagato la formazione londinese. E’ come se i giovani venissero MAN TENUTI in ostaggio dalla generazioni precedenti. E’ un vero peccato…questo porta ad una vera sindrome arrendevole (cit. Italo Zuffi).

  • And

    Ahahahahah, è bellissimo leggere prima le righe melense dell’articolo e poi i commenti schifati !!

  • io non sono così schifato….è anche bello vedere dove si può spingere un certo feticismo del passato….chissà quante citazioni e quanti rimandi interessanti…quel turco dipinto così alla naif…che lecca il punto in cui due tende si aprono….divertente.

    ..peccato che si tratta di ikea evoluta per eccentrici arredatori di case. Perchè domani chiunque può proporre una mostra con 1000 citazioni migliori…..il punto è che la T293 e Villa Medici non ti danno udienza perchè devono difendere questi standard mediocri…

    no citazione ma modalità

  • lasciatemi cantare…sono un italiano vero

    la lussuria, l’opera, l’italia, spaghetti, mandolino, pizza, de chirico, il risorgimento…
    ahahahahahaahahhaha

  • andrea

    amazing Di Massimo. Le mostre più belle che si siano viste a Roma e in Italia ultimamente.
    Peccato che la critica Italiana non sappia contestualizzare bene il lavoro.
    Il video dell’artista da vecchio viene definito nella recensione vertiginoso, ok, ma qualcosa di meglio su un lavoro che sembra dirci molto di più del nostro momento storico/politico attuale?
    @lucarossi, forse puoi farcela tu?

    • antonio donghi

      direi la più bella dell’emisfero boreale…

      • mario sironi

        concordo le due mostre più interessanti viste quest’anno, insieme al bel progetto di lo pinto su ontani

        • infatti queste due mostre di Di Massimo (strana casualità tra pubblico e privato..) avrebbe potuta farla un coetaneo di Ontani, anche per i temi trattati. Anzi direi che Di Massimo può essere considerato il figlio illegittimo di Ontani…per rendersi conto quanto l’assenza di un sistema critico e vitale possa fare danni…

          • virgilio guidi

            Io all’età vostra scalavo le montagne a mani legate… invece di stare a smanettare…davanti al computer…andate dipingere come si usava fare ai tempi miei, e tiratevi su quelle braghe!

          • Giulio Paolini

            secondo me copia me

          • Giovanni Papini

            E’ guerra contro l’accademia, contro l’università, contro lo scolarismo,
            contro la cultura ufficiale, è liberazione dello spirito dai vecchi legami,
            dalle forme troppo usate…
            E’ forsennato amore dell’Italia e della grandezza d’Italia…
            E’ odio smisurato contro la mediocrità, l’imbecillità, la vigliaccheria,
            l’amore dello status quo e del quieto vivere,
            delle transazioni e degli accomodamenti…
            Questo è quello che gli ho insegnato!
            E questo e quello che mi vien indietro dato?…mah
            Bruciamo!

  • @andrea: hai ragione, Di Massimo fra i Giovani Indiana Jones sembra quello più consapevole. Anche parte del lavoro presentato a Rivoli si scostava da una facile citazionismo.

    E sicuramente il video dell’artista vecchio è significativo, ma sembra non risolvere la constatazione. Non vedo modalità per risolvere il presente, ma solo la volontà di abbindolare e abbindolarsi con il passato.

    Poi hai ragione, il problema in italia NON SONO GLI ARTISTI ma la cornice critica e curatoriale attorno, spesso assente ed apatica…e inizio a pensare anche incapace, a questo punto, visto il deserto di questi ultimi mesi…

    Rimando sempre a questo articolo: http://www.artribune.com/2012/11/giovani-indiana-jones/

  • andrea

    @lucarossi: ma gli artisti sono proprio quelli che constatano in maniera lucida il proprio tempo (in qualche caso poi queste constatazioni possono diventare anche preveggenza). Non concordo col dire che l’opera in questione non è abbastanza perché non riesce ad essere cura della malattia. L’arte non è mai stato questo.

    La domanda è: qual’é il ruolo di un giovane artista Italiano oggi nella nostra società? E penso che Di Massimo dia una risposta abbastanza precisa con entrambe le mostre.

    Il fatto che poi per non far passare la bravura dell’artista si assistano a queste liste di commenti negativi, insieme all’incapacità di una critica d’arte (oggi veramente inesistente) che contestualizzi e faccia leggere il lavoro in maniera corretta, questo è il deserto di cui parli.

    Ma gli artisti non dovrebbero essere i bersagli di questa frustazione. Semmai ancora di più supportati a continuare il lavoro che fanno. Non credi?

    • @andrea .” Non concordo col dire che l’opera in questione non è abbastanza perché non riesce ad essere cura della malattia. L’arte non è mai stato questo.” … sante parole ma sprecate nei confronti di chi è convinto che “l’arte abbia la funzione di avere una funzione” e identifica questa funzione nel “risolvere il nostro presente”

      • andrea

        @Luciano G. Gerini: grazie della risposta, che Luca Rossi non aveva dato (finisce gli argomenti di discussione col la sua prima battuta).

        Ma allora si vorrebbe dire che Guernica di Picasso non è un buon lavoro perché ha semplicemente constatato gli orrori della guerra? Invece il ruolo dell’arte sta nel saper rivelare attraverso l’estetica il tempo in cui viviamo, e attraverso ciò anche fare in modo che si costruisca un futuro migliore/diverso. Penso che quel video punti il dito verso una condizione, che l’artista fa sua, che è quella della generale situazione italiana.

        Ma a sentire le parole dell’artista (hai ascoltato tutto il video?) si capisce che è un lavoro molto più intimo. In cui con l’escamotage del passato remoto egli parla del proprio presente, anche artistico. Per cui come dici tu a me sembra proprio che ci provi a risolverlo questo presente.

        • Caro Andrea, “Ma allora si vorrebbe dire che Guernica di Picasso non è un buon lavoro perché ha semplicemente constatato gli orrori della guerra? Invece il ruolo dell’arte sta nel saper rivelare attraverso l’estetica il tempo in cui viviamo, e attraverso ciò anche fare in modo che si costruisca un futuro”… guarda che con me “sfondi una porta aperta” … i virgolettati che ho riportato nel mio post precedente sono citazioni testuali dell’ “insegnante” L.R., prova a chiederlo a lui ma aspettati, come sempre, una sfilza di affermazioni apodittiche e di “gingle che suonano bene (anche se non dignifano nulla) che, però, nel suo personalissimo linguaggio si chiamano “argomentazioni”

          • andrea

            Ho capito, era una citazione ;-)

            Se Luca Rossi vuole tornare sull’argomento è benvenuto.
            Soprattutto sarei contento di sapere come giustifica i suoi attacchi agli artisti piuttosto che funzionare come apparato addizionale alla carente critica Italiana e fornire degli approfondimenti più interessanti.

            Insomma se esiste è lui che deve avere una funzione, ce la spieghi!

            andrea

  • pierto c.

    ritengo che i commenti negativi vadano a favore del giovane di massimo, il quale con fare irriverente, forse, spera che gli vengano mosse critiche negative.
    personalmente credo che non siano state fatte letture sbagliate della mostra, il tema centrale è l’eterno presente che stiamo vivendo, un presente che ingloba in se passato e futuro: il giovane divenuto vecchio e che ci guarda dal futuro… non mi sembra molto complicato (e sorprendente) come pensiero. l’ articolo parla (giustamente) di un’eccesso di transavanguardismo. in più l’autopercezione che di massimo ga di se, cioè il fare in modo di apparire un certo “tipo” di artista, è troppo presente nel lavoro. è un’autocostruzione che, a mio avviso, lascia poco spazio allo spettatore.

  • @andrea: Io uso gli artisti come bersagli per palare di quello che c’è intorno. Se non possiamo parlare criticamente delle opere è finita…..ed è l’errore che da almeno 15 anni sta facendo il sistema italiano, non indagare le ragioni delle opere. Perchè si ha paura di evirare le opere parlandone. C’è una grande paura di fondo.

    Il giovane artista oggi non può limitarsi a ripiegarsi sul passato. Soprattutto se oggi stanno facendo praticamente TUTTi così…e allora anche il valore delle opere decade. E quindi anche il prezzo, e quindi la Galleria T293 non sta facendo una cosa diversa dalle scelte della Parmalat (a fine anni 90) o della Wanna Marchi…

    Per non parlare dei motivi che portano questa concomitanza curatoriale tra galleria privata e museo…..sulla critica c’è il deserto ma gallerista e direttore di museo sono bravissimi in queste coincidenze….

    Esattamente come per il clan Garutti, il problema è non dare spazio al diverso e al pensiero divergente….questo avviene da un mondo (quello dell’arte) che dovrebbe essere sensibile alle differenze…penso anche a quelle di gender…

    Quindi vediamo che una certa pratica italiota “alla berlusconi” pervade anche le scelte del sistemino dell’arte nostrana….ti assicuro che nei miei stessi confronti si esplica un atteggiamento censorio che io combatto quotidianamente con una resistenza.

  • mario sironi

    @pietro c. c’è transavanguardismo tanto quanto c’è metafisica o ritorno all’ordine o astrattismo in queste opere. in italia sembra sempre che se fai pittura sei transavanguardista, sarà ora di metterci una pietra sopra? secondo me queste opere sono semplicemente un riassunto riuscito e ironico di tanta cultura visiva italiana. e meno male che c’è un artista che ci lavora su. altrimenti sono tutti indiana jones della citazione

  • pietro c.

    vorrei ricordare all’amico sironi che dire che :”c’è transavanguardismo tanto quanto c’è metafisica o ritorno all’ordine o astrattismo in queste opere.” è palesemente inutile, visto che la transavanguardia è implicitamente metafisica ed astrattista e ritornate ad dei “valori plastici”… quindi caro sironi, rileggiti le tue biografie e poni quesiti che riguardano il contesto che l’hanno spinto te ed altri a tornire una figura.

  • amico mario sironi

    ma non vedi amico pietro che di massimo usa tanto la pittura quanto il video la performance o l’oggetto? che c’entra la transavanguadia in questo modo antiquato come ne parli tu? il lavoro è sul presente e sul contemporaneo, facendo i conti con tanto passato, come in italia non se ne può fare a meno. vedi infatti il ritratto dell’artista da vecchio. cmq ripeto, a me interessa un artista che lavori su quesiti formali, e non che faccia solo trite citazioni. o quando le fa le argomenti appunto in questi modi. ciao

  • kim beom

    https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=qM6_CALfIfw#!

    voglio vivere così, col sole in fronte, e felice canto, beatamente

  • pietro c.

    caro amico amico dell’amico sironi, io mi riferivo all’articolo che delineava un certo transavanguardismo, ed era inteso nei modi di citare i motivi della pittura italiana di inizio secolo. transavanguardismo è un modo di vedere. certamente (e fortunatamente) non ci troviamo difronte ad una mostra di chia…
    inoltre credo che il “tanto passato” dell’italia di cui tu parli non è solo passatismo, ma è anche un pensiero d’avanguardia che, forse, ormai oggi appartiene al passato.
    la mostra sembra invece incentrata sul passatismo, una visione nostalgica di una spensieratezza (quella certamente tipica degli anni 80′) ormai svanita.
    e perchè in italia non si può fare a meno di fare i conti con il passato?…

  • “e perchè in italia non si può fare a meno di fare i conti con il passato?…”
    ma la domanda potrebbe anche essere:
    “e perché in Italia qualsiasi cosa uno faccia c’è subito qualcun’altro che si preoccupa di vedere se per caso quel “qual cosa” non possa, almeno anche per qualche aspetto formale e non importa quanto marginale, essere riconducibile o parzialmente assimilabile a qualche “corrente”,”movimento”, “tendenza” o “moda” (a seconda di che cosa si sta parlando) del passato, per poi affermare che in Italia non si riesce a fare a meno di fare i conti col passato?”
    Povero G.B. Vico, quanto dimenticata la tua lezione sui corsi e ricorsi …

  • pietro c.

    gerini sei troppo forbito

  • mariosironi

    caro pietro c. di massimo per sviluppare questo corpo di dipinti e disegni fa riferimento ad un libro di erotica scritto da anonimo a inizio ottocento. da quello che ho letto nel comunicato stampa della mostra è un libro problematico perché il prodotto di una cultura imperialista e sessista, su cui l’artista vuole farci tornare a riflettere. per cui questi lavori non hanno nessuna “visione nostalgica di spensieratezza a mio avviso” . anzi ci confrontano con una problematica della rappresentazione di queste tematiche. tematiche a cui di massimo è interessato da quando lo conosciamo, orientalismo, post-colonial etc e su cui ha fatto diversi lavori.

    luciano gerini, bella citazione

    • pietro c.

      è proprio quel tornare a farci riflettere che è passatista. e poi perchè metti “a mio avviso” tra virgolette?

      • mariosi roni

        pardon, a mio avviso era ovviamente da tenere fuori dalle virgolette.

  • angela

    ma non si potrebbero vedere le installation view della mostra alla villa medici? così non si capiscono dimensioni delle opere ne l’allestimento…

  • pietro c.

    “voglio vivere così, col sole in fronte, e felice canto, beatamente” mi pare che sia una frase spensierata, inoltre la questione sessista non sembra essere il tema della mostra, anzi sembra che ci sia un’equipollenza erotica tra i due sessi.

    • mariosi roni

      buongiorno pietro c.
      infatti voglio vivere così è il titolo della mostra alla t293, che parla di ben altro e dove di massimo ha presentato vari ritratti insieme al ritratto dell’artista da vecchio.

      ma ritornando al libro del turco lussurioso di villa medici invece (forse artribune avrebbe dovuto fare due recensioni separate per queste mostre), prendo un estratto dal comunicato stampa del curatore alessandro rabottini dove si spiega inizio e svolgimento del processo:

      “Il titolo della mostra Il Turco Lussurioso (The Lustful Turk) fa riferimento all’omonimo romanzo apparso in Inghilterra nel 1828 in forma anonima. Il romanzo è considerato dalla critica letteraria uno dei primi esempi di letteratura popolare in cui è evidente la produzione di stereotipi culturali legati al colonialismo e alla percezione occidentale delle civiltà mediorientali. Le immagini presenti in mostra sono in parte ispirate ad alcuni passaggi del libro e, a patire da queste suggestioni, sviluppano una narrazione libera da riferimenti puntuali.

      The Lustful Turk è un romanzo di finzione che narra, in prima persona e in forma di scambio epistolare, le vicende di Emily Barlow, una ragazza inglese rapita nel 1814 e condotta presso l’harem di Ali, il reggente di Algeri. Nelle poche pagine di questa novella pornografica assistiamo al racconto della seduzione di Emily da parte del reggente, una seduzione che passa attraverso le fasi della prigionia e dello stupro reiterato fino ad arrivare all’innamoramento della fanciulla. Il fatto che il reggente di Algeri sia definito “turco” e descritto come un sultano è uno dei molteplici fraintendimenti culturali che troviamo al cuore di questo libro che, a suo modo, esemplifica una forma di generica assimilazione del concetto di “altro” come minaccia confusa e affatto specifica.

      La mostra esplora i processi attraverso i quali la complessità di una cultura è ridotta a una progressione di semplificazioni e di stereotipi e tratta i temi dell’incontro/scontro tra culture attraverso le metafore della penetrazione, della seduzione e del cannibalismo. Alcuni dipinti presentano, ad esempio, una serie di sostituzioni simboliche che hanno definito la relazione tra cultura europea e cultura africana: il corpo nero maschile è assimilato alla forza della natura e alla potenza sessuale mentre il corpo bianco femminile è a sua volta feticizzato come idealità e rovina classica. La statuaria africana è, invece, fatta di oggetto di una forma di proiezione e di assimilazione feticistica che è parte integrante della cultura visiva e d’avanguardia europea a partire dal Cubismo. Non è un caso, infatti, che molte delle immagini presenti in mostra contengano riferimenti più o meno espliciti a precedenti storici interni alla storia della pittura. Troviamo citazioni della Metafisica di Giorgio de Chirico e Carlo Carrà così come della pittura di Francis Picabia e di George Grozs. Se, infatti, la Metafisica italiana, il Cubismo e il Surrealismo hanno assorbito la realtà organica del corpo all’interno delle figure della statua, del manichino e dell’arto amputato, artisti come Picabia e Grozs hanno assimilato all’interno del campo della pittura linguaggi come l’illustrazione grafica e commerciale e la pornografia.

      Con The Lustful Turk Di Massimo orchestra una narrazione per frammenti all’interno della quale troviamo la paura e il desiderio, la violenza – sia fisica che culturale – come metafora di incomprensione reciproca, la fantasia sessuale come terreno di sopravvivenza dello stereotipo razzista e l’immagine della penetrazione come figura della minaccia all’integrità della cultura occidentale.”

  • wow

    wow, mi piace molto blow e mamma li turchi <3 <3 <3

  • ““Il titolo della mostra Il Turco Lussurioso (The Lustful Turk) fa riferimento all’omonimo romanzo apparso in Inghilterra nel 1828 in forma anonima. Il romanzo è considerato dalla critica letteraria uno dei primi esempi di letteratura popolare in..”

    Io penso che dovrebbero proibire le mostre che si rifanno a libri, romanzi e citazioni…questa pratica restituisce un relativismo del “tutto può andare” del tutto fuori dal tempo…e nauseante.

    http://www.artribune.com/2012/11/giovani-indiana-jones/

    Il Giovane Indiana Jones, formato e man-tenuto in ostaggio dalla Nonni Genitori Foundation, trova spesso il curatore connivente…anche lui Giovane Indiana Jones: prendo un libro a caso, semmai insolito e curioso e lo formalizzo in tanti modi accatticavanti…possibilmente sfogliando le fanzine Kaleidoscope e Mousse…..questa è l’arte contemporanea???? Questo è feticismo contemporaneo. Questo è un facile giochino al feticcio, che non regge il confronto con il presente….Ecco che i muri del Museo e della Gallerie non proteggono ma difendono sopra torri d’avorio curatore e artista….

    Di Massimo sembra in modo preoccupante il clone giovane di Ontani….la giovane scena italiana attuale è il deserto. Mentre a genera si celebra per la centesima volta il giovanissimo Tadiello, ormai anche lui bruciato e con lavori imbarazzanti. Solo una certa dittattura curatoriale (fatta da tre persone…) può ancora difendere l’indifendibile.

  • a genova volevo dire…

  • …ho anche finito di leggere il comunicato stampa….sembra veramente la gara al maggior numero di citazioni incastrate nel modo più inaspettato…non si capisce che la sfida del presente non è nel bombardamento di citazioni (vedi l’effetto facebook o la sdoganatura data alla citazione di wikipedia) ma nelle MODI, nelle MODALITA’ e negli ATTEGGIAMENTI. L’unico atteggiamento è il giovane che si fa dei viaggi nelle citazioni…

  • andrea

    @lucarossi: Tu che ti proponi come la cura della malattia in realtà ne sei solo il sintomo Luca Rossi. Attacchi gli artisti, che dovrebbero essere difesi, per promuovere te stesso. Quando un artista fa un buon lavoro non riesci nemmeno ad ammetterlo, a causa dell’invidia che ti ha fatto nascere come soggetto.

    Nel caso specifico si punta il dito verso il cielo e tu guardi il dito. Perché non parli delle opere, dei dipinti e del video, anziché attaccarti al press-release, che come tutti sanno serve da apparato a contestualizzare i lavori? Ci riesci a parlare delle opere e non del dito?

    Se è una funzione quella che cerchi nell’arte, prima di tutto devi cercarla in te stesso. Servi? Se servi dimostralo aggiungendo del contenuto buono a quello proposto dagli artisti, dai curatori e dalla stampa. Altrimenti taci, o di cosa migliore del silenzio!

  • state parlando del nulla! che in questo paese non ci sia più la critica è solo una fortuna per di massimo. anche rabottini, almeno da ian tweedy in poi si è perso e a detta di molti. roba da ridere…
    paola

  • @andrea: ho parlato eccome delle opere di Di Massimo e non solo. Il problema sta nella struttura: prendere un libro/citazione insolito, possibilmente esotico e preso dalla storia passata, e poi formalizzarlo con dipinti un po’ naif, opere con siparietti di velluto, e un video dell’artista vecchio che parla del suo lavoro….finisce che le opere sono solo GADGET e feticci di un determinato immaginario. Come fossero gadget di un film, come fossero gadget di Harry Potter…per me non c’è differenza fra queste opere e la bacchetta magica di Harry Potter.,….

    ci sono centinaia e centinaia di artisti che fanno tutti così. Ma ho anche scritto un articolo:

    http://www.artribune.com/2012/11/giovani-indiana-jones/

    Ad un certo punto ci si accorge che parlare delle opere è del tutto irrilevante. La modalità di lavoro è sempre la stessa: poco importa se abbiamo il dipinto naif di un turco erotomane, il rame della centrale sovietica dismessa, o la celletta di aldo moro in scala 1:1…..si tratta di opere standard che vengono caricate di valore solo per via delle pubbliche relazioni e dei luoghi che le sostengono….quindi sostanzialmente abbiamo un vuoto mascherato. Ti invito al progetto “…plays…” su blog whitehouse. Raggi che come relazioni tra punti incontrano un luogo. Un vuoto mascherato.

    Ho anche definito delle correnti: Di Massimo si pone tra Story Story I lov yu (Arena, Biscotti, Rubbi, ecc) e New Arcaic (Tolone, Francesconi, Borgonovo, Barocco, ecc ecc). Parlare delle opere ha senso fino ad un certo punto perchè il punto non è COSA o CHI ma il COME. E il COME è sempre lo stesso. Invece avremo bisogno di nuove modalità, di nuovi COME per risolvere il presente, e non vedere artisti e curatori che si rifugiano nella citazione facile e ammiccante. Questo giochino crea poi speculazioni commerciali che non hanno niente da invidiare a Wanna Marchi o al caso Parmalat (che nel mondo dell’arte diventa P-ART- MALAT).

  • Onil

    A proposito di citazioni: in tempi di tramonti anche piccoli uomini fanno ombre lunghe.
    W Luca Rossi , unica ombra reale.

  • andrea

    @lucarossi: equiparare Wanna Marchi o Calisto Tanzi ai giovani artisti italiani è un insulto per il quale dovrebbe esserti proibito di continuare a commentare su questo ed altri siti. Non c’è niente che tu possa paragonare tra chi ha intenzionalmente truffato e chi fa il suo lavoro onestamente (e nella maggior parte dei casi con poco ritorno economico). Continui a fare l’errore di porti come antagonista anziché come vero apparato addizionale alla critica, e questo perché sei l’alter ego di un altro artista. Luca Rossi (che come idea di anonimato potrebbe essere anche interessante) non riesce a non essere Morsiani o chissenefrega sia.

    Anche etichettare il lavoro con le categorie che fai è dispregiativo del lavoro degli artisti, che sono molto più complessi e non banalizzabili in questo modo.

    La propaganda populistica di disillusione sull’arte che fai potrà anche farti fare dei seguaci (vedo commento sopra – lui si che avrà un’ombra lunghissima!) ma ti equipara a quello che nella politica Italiana è il qualunquismo di Grillo o nel giornalismo la cafonaggine di Sallusti. E non abbiamo bisogno ne dell’uno ne dell’altro.

    Per finire, dato che paragoni Di Massimo a Ontani, io dico: VIVA L’ARTE! e abbasso IL FRONTE DELL’UOMO QUALUNQUE (http://it.wikipedia.org/wiki/Fronte_dell'Uomo_Qualunque)!

    • @andrea: Wanna Marchi vendeva il sale ha 20.000 Euro. Alla fine degli anni 90 pochi dirigenti Parmalat hanno gonfiato arbitrariamente il valore dei titoli Parmalat.

      Sono le medesime cose che succedono nel sistema dell’arte italiano: senza un confronto critico poche persone (3-4-5), selezionando e favorendo, caricano di valore le opere (influenzando il prezzo, facendo guadagni di breve periodo e tagliando le gambe al mercato sul lungo periodo).

      Perchè un quadro di Pietro Roccasalva ha un prezzo di 30.000 Euro? Perchè quello di Di Massimo ha un prezzo di 6000 Euro? Se non si ritrovano le ragioni (confronto critico, sistema aperto), non vedo la differenza con Wanna la Parmalat: ma a differenza dei clienti della Marchi o dei risparmiatori Parmalat i collezionisti NON PROTESTANO per non perdere in status e rischiare di non rivendere più l’opera…questo da 15 anni crea problemi al mercato…

      Io non so l’alter ego di nessuno. Rispetto al Sig. Rossi vedi quello che hai negli occhi…

      • Cristiana Curti

        Meno male che i Medici, i Papi (quasi tutti, almeno sino al ‘600), i mecenati vari e diversi (ricchissimi e pochissimi, anche meno di ora dato che erano in pochi a potersi permettere un “quadro da salotto” per dirla con il rossi) del nostro aulico passato stabilirono le “quotazioni” dei diversi Leonardo, Michelangelo, Beccafumi, Pontormo, Caravaggio, Canaletto (costui con già una casus diverso dai precedenti…) ecc. ecc. Altrimenti, povera Italia.
        Oggi è esattamente il contrario di quanto succedeva allora. E’ più difficile avere un “eroe nazionale” proprio perché nelle questioni dell’arte ci vogliono mettere il naso tutti, ma proprio tutti, anche senza avere una minima cognizione di causa.
        Mentre, d’altro canto s’è di molto allargata la platea di coloro che, la cognizione di causa, ce l’hanno eccome e che quindi possono intervenire a modificare/limare/costruire/demolire la fama di chiunque. Mi sembra una situazione infinitamente più “democratica” anche solo rispetto a 50 anni fa. E con migliaia di occasioni in più. Peccato che gli strumenti critici si stiano comunque spuntando e annacquando.
        Lucarossi, se tu fossi un artista, troveresti anche tu il tuo buon mèntore e il tuo codazzo di fans. Ma non lo sei, un artista. Sembra.

        • Savino Marseglia

          Cara Cristiana, a dire il vero a me sembra che non sia nè un artista nè quanto meno un critico. La mia impressione quando lo leggo è quella di trovarsi dinanzi ad un parroco di campagna che si sforza di insegnare il catechismo a delle piccole pesti. Ogni tanto vedo che si consola quando vede alcuni bambini bravi mandare a memoria il catechismo senza farsi alcuna domanda al riguardo. I dogmi preferiti sono: l’indiscutibilità dell’opera di Cattelan, l’assimiliazione di tanti artisti a Wanna Marchi, all’arredo Ikea evoluta, il turco l’ussurioso la funzione dell’arte contemporanea, il ruolo del curatore ecc. Aspettiamo tutti che sua Santità annunci un ex cathedra un nuovo dogma….

  • andrea

    @lucarossi: paragonare Wanna Marchi o Calisto Tanzi ai giovani artisti italiani è un insulto per il quale dovrebbe esserti proibito di continuare a commentare su questo ed altri siti. Non c’è niente che tu possa paragonare tra chi ha intenzionalmente truffato e chi fa il suo lavoro onestamente (e nella maggior parte dei casi con poco ritorno economico). Continui a fare l’errore di porti come antagonista anziché come vero apparato addizionale alla critica, e questo perché sei l’alter ego di un altro artista. Luca Rossi (che come idea di anonimato potrebbe essere anche interessante) non riesce a non essere Morsiani o chissenefrega sia.

    Anche etichettare il lavoro con le categorie che fai è dispregiativo del lavoro degli artisti, che sono molto più complessi e non banalizzabili in questo modo.

    La propaganda populistica di disillusione sull’arte che fai potrà anche farti fare dei seguaci (vedo commento sopra – lui si che avrà un’ombra lunghissima!) ma ti equipara a quello che nella politica Italiana è il qualunquismo di Grillo o nel giornalismo la cafonaggine di Sallusti. E non abbiamo bisogno ne dell’uno ne dell’altro.

    • ardengo soffici

      concordo, credo che il grosso errore di luca rossi sia quello di denigrare gli artisti italiani facendoli apparire come i politici che ci governano.
      niente di più sbagliato!
      un conto e muovere delle critiche sul lavoro, un altro è dire che in italia non si producano in assoluto ricerche interessanti…
      non si può invece non ammettere che di artisti italiani bravi ce ne sono e anche tanti,
      e finiamola anche di considerare l’italia come un paese di sfigati.

      W L’ITALIA A MORTE IL RE!!

  • Piero Manzoni

    Concordo anche io, figuriamoci!

    W LA VITA abbasso L’INVIDIA

  • C’è questa idea malsana per cui la critica sia qualcosa di negativo. Io invece credo fermamente che la mia critica sia un’atto d’amore e che il vero problema, i patrigni e le matrigne del sistema italiano, siano quegli operatori che vivono in un compiacimento continuo fatto di sorrisi e aperitivi….e trasformano le giovani leve in tronchetti sacrificali per il fuoco del sistema (premi, mostrine, mercato d’acchiappo, ecc ecc)

    Le vere vittime del sistema sono i giovani, sia per l’arte che in generale. E gli stessi giovani non lo capiscono, e l’arte diventa un sintomo squisito: andate a visitare la mostra di Alberto Tadiello a Genova in questi giorni. Anche lui un garuttino messo in un corsus honorum a prescindere appena uscito dall’aula di Garutti; corsus honorum destinato a illudere e deludere. Prendete sul serio le sue opere, mettetele a confronto con il vostro presente e la storia: un betoniera portatile con aggeggi per il fai da te che gira….questa è la giostra delle illusioni e delle delusioni…anche se la Nonni Genitori Foundation paga e anche se un sistema di pochi riesce ad ingannare qualche collezionista sprovveduto:

    http://vimeo.com/54660033#at=0

    Quindi i giovani artisti mi dovrebbero ringraziare. Riporto le parole di Giorgio Andreotta Calò nel 2009:

    “…alla fine ti devo ringraziare per avermi messo così tanti dubbi sul mio lavoro e su chi mi propone di gestirlo. e’ stato assolutamente sano, anche doloroso.”

    Giorgio Andreotta Calò

  • Filippo De Pisis

    Io vorrei che ci fossero le carrozze al posto degli autobus.

  • Gino De Dominicis

    Viva la Pittura

  • Corrado Cagli

    Il valore del quadro, la tela preparata, la luce, la plasticità delle forme, la poesia si un pennello intriso di colore, il the con i biscotti, un gatto sul divano davanti il camino acceso, la torta della nonna secondo tradizione, i pedalini di mio nonno, le tombolate d’inverno…si! questa è l’arte che amo.

  • forrest

    i maya hanno predetto che la fine del mondo ci sarà quando Luca Rossi darà un parere positivo a qualsiasi articolo che pubblica Artribune

  • ne ho dato uno ieri al progetto di emilio fantin e all’articolo sullo spazio morris (anche se con riserva per pericolo ikea evoluta).

    Io penso che siano tremendamente più interessanti i giudizi negativi argomentati, piuttosto che l’indifferenza o i giudizi positivi. Purtroppo in italia nel sistemino-non sistema dell’arte nostrano, si creano famiglie morbose compiacenti e non collaborative: il clan garutti, il clan torino, il quartierino milanese, ecc ecc

    Questo da 15 anni fa il male di tutti. Anche se la radice del problema, anche dal punto di vista commerciale, è ritrovare le urgenze e le ragioni delle opere. Esattamente come sono chiare le ragioni di una Ferrari o dell’iPhone 5 (tanto per essere brutali).

  • …e difatti domani ci sarà la fine del mondo … ma con riserva.

  • beapa

    De Chirico e Savinio si stanno rivoltando nella tomba.

  • Alex

    Whitehouse il nuovo Saibaba

  • …alè..o bell’e capito… ora ci spiegherà che anche quello che ha scolpito il calendario Maya faceva parte dei “story, story I lov u” ed era un mantenuto della Nonni Genitori Foundation e l’opera fu realizzata solo per compiacere un mondo di vecchi che non potevano tollerare che il futuro continuasse all’infinito…